Separazione: non si perde il bonus prima casa
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30 Mag 2016
 
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Separazione: non si perde il bonus prima casa

In caso di scioglimento del matrimonio, con l’attribuzione al coniuge della casa coniugale non si perde il beneficio fiscale sulla prima casa.

 

Chi si separa e, in forza degli accordi raggiunti con l’ex coniuge in sede di separazione consensuale, concede a quest’ultimo la possibilità di continuare a vivere nella casa coniugale (perché, ad esempio, presso di lui vivono i figli), non perde i benefici fiscali ottenuto per l’acquisto della prima casa (cosiddetto bonus prima casa). È questo l’indirizzo ormai costante assunto dalla Cassazione.

 

Secondo, infatti, quanto più volte stabilito dalla Corte, anche la stessa attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale, in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale, non costituisce una forma di vendita vera e propria dell’immobile – rilevante ai fini della decadenza dai benefici fiscali sulla prima casa – ma una modalità di utilizzazione dello stesso correlata ai giudizi di separazione e di divorzio, che resta svincolata dalla corresponsione di alcun corrispettivo e, quindi, priva di intento speculativo [1]. Pertanto il coniuge cedente non dovrà restituire all’Agenzia delle Entrate le maggiori imposte (imposta di registro o IVA) non corrisposte al momento dell’acquisto dell’immobile, avendo fruito del bonus prima casa.

 

Se ciò è consentito in caso di vendita, si applica a maggior ragione nel caso in cui il proprietario della casa conceda all’ex solo il godimento temporaneo in presenza dei figli. In questi casi, infatti, non si dà al coniuge la proprietà dell’immobile, ma solo un diritto di godimento, che quindi non è incompatibile con il permanere dei benefici fiscali “prima casa” [2]. Questi ultimi sono preclusi dalla legge [3] solo se l’acquirente ha la disponibilità di altro immobile a titolo di proprietà o altro diritto reale, per cui la disponibilità della casa familiare derivante dalla sentenza di assegnazione da parte del giudice della separazione o del divorzio non integra un trasferimento della titolarità.

 

Sempre la Cassazione ha chiarito che l’attribuzione al coniuge della proprietà della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dai benefici cosiddetta “prima casa”, bensì una modalità di utilizzazione dello stesso per la migliore sistemazione dei rapporti fra i coniugi in vista della cessazione della loro convivenza [4].

 

Ed ancora, in tema di benefici fiscali, l’agevolazione fiscale meglio nota come bonus sulla prima casa, per gli atti esecutivi degli accordi intervenuti tra i coniugi, sotto il controllo del giudice, per regolare i loro rapporti patrimoniali conseguenti allo scioglimento del matrimonio o alla separazione personale (compresi quelli aventi ad oggetto il riconoscimento o il trasferimento della proprietà, mobiliare o immobiliare, all’uno o all’altro di essi, o in favore dei figli), spetta solo se i soggetti che li pongano in essere siano gli stessi coniugi che hanno concluso i suddetti accordi [5].


[1] Cass. sent. n. 5156/2016.

[2] Cass. sent. n. 2273/2014.

[3] Art. 1 della Tariffa allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, nota II bis, lett. b) e c).

[4] Cass. ord. n. 3753/2014.

[5] Cass. sent. n. 860/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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