Se un candidato alle elezioni ti invia un sms pubblicitario
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30 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Se un candidato alle elezioni ti invia un sms pubblicitario

Spam elettorale: violazione della privacy, ricorso al Garante per la tutela dei dati personali e al giudice nei confronti del politico che fa la campagna elettorale con mezzi illeciti.

 

Tempo di elezioni: mai come in questo periodo, forti dei nuovi mezzi di comunicazione, i candidati tentano tutti gli strumenti pur di far filtrare i propri spot elettorali; dai social alle email, dalle fanpage di Facebook agli sms, il mondo della rete e delle TLC parla solo di elezioni. Ma, così come avviene con l’affissione di manifesti elettorali abusivi, che imbrattano illegittimamente le nostre città (nella promessa, poi, di ripulirle), allo stesso modo i candidati utilizzano in modo abusivo le nuove tecnologie. Un esempio è quello dell’invio di fax, email ed sms non autorizzati. È di questi ultimi giorni, ad esempio, la notizia dell’invio massivo, da parte di un candidato a sindaco della città di Cosenza, di sms pubblicitari non autorizzati: il testo dei messaggini, contenente l’invito agli elettori a votare per il candidato in questione è stato spedito sia agli iscritti alle liste elettorali cittadine che ai non iscritti (ad esempio a coloro che hanno ormai cambiato residenza). L’ennesimo modo degli aspiranti alla politica di dimostrare, più che la loro “presenza”, la scarsa preparazione in materia di leggi (proprio quelle la cui applicazione dovrebbero controllare) o, peggio, il totale disinteresse alle prescrizioni impartite dal legislatore.

 

 

Il Garante della Privacy

Eppure già dal 2013, il Garante della Privacy, d’accordo con la giurisprudenza, aveva escluso, con un provvedimento a tutti noto [1] (riportato qui a fondo pagina), la possibilità per i candidati alle elezioni politiche o amministrative di spedire sms pubblicitari non autorizzati agli elettori.

 

In quell’occasione il Garante ha sottolineato che il diritto di tutti i cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale deve essere esercitato nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone cui si riferiscono i dati utilizzati; partiti, movimenti politici, sostenitori e singoli candidati intraprendono numerose iniziative di selezione di candidati alle elezioni, di comunicazione e di propaganda elettorale, comportando così l’impiego di dati personali per l’inoltro di messaggi elettorali e politici al fine di rappresentare le proprie posizioni in relazione alle consultazioni elettorali.

 

Il Garante ha richiamato quindi un suo provvedimento del 2005, recante un decalogo sulla campagna elettorale. (Il documento è disponibile sul sito www.garanteprivacy.it, doc. web n. 1165613). In particolare, possono essere utilizzati, senza il preventivo consenso degli interessati, i dati contenuti nelle liste elettorali o in altri elenchi pubblici disponibili a tutti, i dati raccolti da titolari di cariche elettive o nell’esercizio di attività professionali e di impresa, i dati personali degli iscritti a movimenti politici. Al contrario non sono utilizzabili come fonte l’archivio dello stato civile né l’anagrafe, né tantomeno gli elenchi telefonici. Inoltre – e qui il punto che più ci interessa in questa sede – il Garante sottolinea che fax, sms o mail devono essere precedute dalla richiesta di consenso. Non vale la regola del silenzio-assenso.

C’è l’obbligo di informativa riguardo il trattamento dei dati, se questi sono raccolti presso l’interessato.

 

Peraltro, proprio nell’ultima newsletter del 27 maggio scorso il Garante della Privacy ha scritto che un candidato non può usare a fini di propaganda elettorale  i dati personali in suo possesso per ragioni istituzionali. Nel caso di specie è stato sanzionato un ex assessore colpevole di aver utilizzato gli indirizzi mail dei dipendenti comunali  nella sua disponibilità ai tempi del suo mandato.

 

 

La Cassazione

Anche la Cassazione è dello stesso parere e, con una sentenza del 2015 [2], ha condannato un candidato per l’invio di sms massivi. La Corte ha infatti ritenuto legittima la multa per chi invia sms senza aver ottenuto il previo consenso e senza l’informativa sulla privacy, ossia la comunicazione preventiva al trattamento, prevista dal Codice della privacy che descrive, in modo semplice, chiaro e trasparente, le caratteristiche del trattamento.

 

 

Il risarcimento del danno

Richiamando la giurisprudenza che si è formata in materia di pubblicità commerciale non autorizzata (il cosiddetto spam), il cittadino può decidere anche di ricorrere al Giudice di Pace per ottenere il risarcimento del danno quantificato in via equitativa: un bel costo in più per la campagna elettorale dei politici scorretti che potrebbero aver messo in conto “spese elettorali” l’eventuale multa del Garante. Invece, le migliaia di sentenze di condanna da parte del Giudice di pace potrebbero far “saltare i piani” anche al più solido partito politico.

 

Le sentenze che si sono succedute sulla materia hanno sempre confermato questa linea di rigore. Sicché chiunque abbia ricevuto un sms pubblicitario da parte di un politico, senza aver mai prestato il proprio consenso, potrà ricorrere al Garante della Privacy (per l’inibitoria del comportamento illecito) e al Giudice di Pace (per il risarcimento del danno). In quest’ultimo caso, peraltro, se la misura del risarcimento viene limitata a non oltre 1.100 euro, è possibile presentare il ricorso personalmente, senza neanche bisogno di avvocato.

 

 

Come fanno i candidati ad avere il mio numero di telefono?

Esistono numerose società, a cui spesso si rivolgono i candidati alle elezioni, che vendono i dati dei cittadini, a detta loro “acquisiti regolarmente, con il consenso dell’interessato“. In verità anche qui si nasconde l’ennesima illegalità. E ciò per due evidenti ragioni:

  • innanzitutto perché il consenso deve essere acquisito solo e unicamente per la finalità per la quale viene espressamente chiesto: per esempio, non si può utilizzare un consenso ottenuto per comunicazioni pubblicitarie su nuovi piani tariffari telefonici per vendere il nuovo modello di un’automobile. A tal proposito, non esistono centri di raccolta del consenso al trattamento dei dati per finalità di campagna elettorale, tanto più per ciò che si dirà nel punto successivo
  • il consenso non può mai essere ceduto da un soggetto che lo ha ottenuto lecitamente a un altro: in pratica, il consenso, per essere valido, deve essere dato solo al soggetto che lo utilizza e non ad agenzie o terzi che poi lo vendono. Ciò dimostra che in materia di campagna elettorale il consenso non potrebbe mai essere stato acquisito dal candidato in un momento anteriore, posto che probabilmente questi stessi non sapeva che un giorno si sarebbe buttato in politica. Insomma, il candidato dovrebbe avere la lungimiranza, mesi e mesi prima, di raccogliere consensi dai cittadini per una sua candidatura che non è stata ancora mai formalizzata. Il che è inverosimile.

 

 

I dati personali non si possono né vendere, né comprare 

Proprio questa mattina [3] la Cassazione ha ricordato che non si possono acquisire dati personali dei cittadini acquistandoli da altri soggetti, se anche questi ultimi li hanno acquisiti regolarmente. La vicenda riguarda una società che si procurava in modo illecito, tramite i rivenditori di televisori, i dati personali appartenenti agli acquirenti. Lo scopo era quello di acquisire nuovi abbonati che poi pagassero il relativo canone, al punto che l’azienda era disposta, a fronte dell’impegno, a corrispondere un rimborso spese o un premio di importo variabile.


La sentenza

Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento n. 1, 10 gennaio 2013; G.U. 14 gennaio 2013, n. 11
Trattamento dati per attività di propaganda elettorale – esonero dall’informativa

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti, e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;
Visto il “Codice in materia di protezione dei dati personali”, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (di seguito Codice);
Considerato che, a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere, disposto con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 2012, n. 225, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 24 dicembre 2012, n. 299, sono stati convocati, con decreto del Presidente della Repubblica in data 22 dicembre 2012, n. 226, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 24 dicembre 2012, n. 299, i comizi elettorali per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica nei giorni del 24 e 25 febbraio 2013;
Considerato che il Ministero dell’interno-Dipartimento per gli affari interni e territoriali con nota del 24

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[1] Garante Privacy, provv. del 10.01.2013 in Gazz. Uff. del 14.01.2013 n. 11.

[2] Cass. sent. n. 25079/2015.

[3] Cass. sent. n. 11140/2016 del 30.05.2016.

 


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