Usucapione: si può rinunciare e bloccare
Lo sai che?
30 Mag 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Usucapione: si può rinunciare e bloccare

La rinuncia all’usucapione, fatta per iscritto, vincola non solo il rinunciante ma anche i successivi acquirenti del bene.

 

Il possessore di un immobile altrui può rinunciare all’usucapione: lo può fare tacitamente, con un comportamento che non si concilia con la volontà di comportarsi come il legittimo proprietario, oppure in modo espresso, ad esempio con una dichiarazione scritta, così tranquillizzando il relativo proprietario che, per altri 20 anni, nonostante l’utilizzo del bene da parte sua, non potrà rivendicare il passaggio di proprietà.

 

La rinuncia tacita all’usucapione scatta solo se c’è una totale incompatibilità assoluta fra il comportamento del possessore e la volontà del medesimo di acquistare il diritto altrui, senza possibilità di diversa interpretazione. Ad esempio, se il possessore scrive al proprietario chiedendogli l’autorizzazione ad effettuare dei lavori o suggerendogli di cambiare le chiavi di un cancello, ecc. tali atti hanno l’effetto di riconoscimento dell’altrui diritto e, quindi, si considerano incompatibili con l’usucapione. Anche una proposta di acquisto del terreno altrui si può considerare come riconoscimento dell’altrui proprietà e, pertanto, è una rinuncia all’usucapione.

Tuttavia, secondo la Cassazione [1] la dichiarazione di obbligarsi all’acquisto di un immobile, fatta ormai dopo che sia decorso il termine per usucapire, non si può configurare automaticamente come rinuncia alla usucapione, se dietro vi è la volontà del possessore di regolarizzare la propria posizione, senza con ciò perdere il diritto ormai acquisito.

 

Sempre la Suprema Corte chiarisce che [2] colui che ha acquistato per usucapione un bene immobile è libero di rinunziare, anche tacitamente – cioè senza la necessità di un atto scritto – alla causa che gli darebbe diritto a ottenere il relativo riconoscimento da parte del giudice della sua usucapione. Dunque la rinuncia all’usucapione può avvenire – ed è valida – anche scaduti i 20 anni di possesso.

La rinuncia, tuttavia, deve essere espressa in maniera non equivoca, tenendo conto del comportamento delle parti.

 

Il riconoscimento del diritto del proprietario, per bloccare l’usucapione, deve esser fatto direttamente dal possessore o da persona abilitata ad agire in sua rappresentanza, diversamente non ha efficacia interruttiva: quindi se la rinuncia viene fatta da uno dei due coniugi non ha effetto nei confronti dell’altro [3].

 

La rinuncia all’usucapione della servitù di passaggio

Nel caso si tratti di rinuncia a usucapire una servitù di passaggio, tale dichiarazione vincola non solo il dichiarante, ma anche coloro che acquisteranno da questi il suo terreno. Lo ha detto la Cassazione con una recente sentenza [1].

Più nello specifico, la Corte ritiene che abbia effetto ma anche per l’acquirente di un immobile la rinuncia scritta fatta a suo tempo del venditore a usucapire la servitù sul fondo confinante. E ciò anche se tale dichiarazione non gli è stata comunicata né è stata trascritta nei registri immobiliari.


[1] Cass. sent. n. 4318/2016.

[2] Cass. sent. n. 3446/2010.

[3] Cass. sent. n. 7847/2008.

[4] Cass. sent. n. 11158/16 del 30.05.16.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti