Macchina in moto ma una persona è aggrappata al finestrino: reato
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30 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Macchina in moto ma una persona è aggrappata al finestrino: reato

Avviare l’automobile quando una persona è ancora attaccata al finestrino, impegnata in un diverbio, determinandone la caduta costituisce reato.

 

Lite furibonda tra due donne: l’una dentro l’auto, l’altra di fuori a parlare dal vetro; senonché la prima, per interrompere la conversazione, mette in moto e parte all’improvviso, facendo cadere a terra l’altra, rimasta ancora aggrappata al finestrino. Inevitabile la condanna per il reato di lesioni. Secondo infatti una sentenza di oggi della Cassazione [1], è del tutto irrilevante che la donna esterna all’auto fosse ben consapevole del fatto che il motore stesse per avviarsi e ciò nonostante avesse mantenuto volontariamente le proprie braccia dentro l’abitacolo per cercare di bloccarla. Peraltro tale ultimo atteggiamento non può considerarsi una aggressione tale da legittimare il conducente a partire di scatto.

 

Insomma, il conducente consapevole del fatto che un’altra persona è ancora aggrappata alla propria auto, magari al finestrino, non può partire di scatto facendola cadere, anche se tra i due è in atto una lite. Egli ha prima l’obbligo di assicurarsi che l’altro soggetto sia al sicuro e non si faccia male.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 5 aprile – 30 maggio 2016, n. 22705
Presidente Bianchi – Relatore Dell’Utri

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza resa in data 23/1/2015, il Tribunale di Novara ha confermato la decisione in data 16/2/2012 con la quale il giudice di pace di Novara ha condannato M.B. alla pena di giustizia, oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita, in relazione al reato di lesioni personali colpose commesso, ai danni di L.A., in Novara, il 3/7/2009.
All’imputata era stata originariamente contestata la commissione del fatto perché, alla guida del proprio autoveicolo, aveva proseguito la marcia nonostante la persona offesa fosse rimasta attaccata al finestrino del proprio mezzo, così provocandone lesioni personali guaribili in due giorni.
2. Avverso la sentenza d’appello, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione l’imputata, dolendosi della violazione di legge e del vizio di motivazione in cui sarebbero incorsi entrambi i giudici dei merito in relazione alla ricostruzione del nesso di causalità tra la condotta della B. e le lesioni patite dalla persona offesa.
Nella specie, entrambi i giudici avevano trascurato di rilevare come l’evento lesivo fosse stato determinato in via esclusiva dalla condotta

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[1] Cass. sent. n. 22705/2016 del 30.05.2016.

 


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