Pensione anticipata: arriva Rita, la rendita integrativa
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31 Mag 2016
 
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Pensione anticipata: arriva Rita, la rendita integrativa

Arriva la Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) per chi vuol sfruttare l’Ape, l’anticipo pensionistico.

 

Chi ha aderito alla pensione integrativa complementare e vuol sfruttare la nuova pensione anticipata Ape (l’Anticipo pensionistico) potrà ridurre gli effetti negativi delle penalizzazioni previste per l’uscita anticipata dal lavoro avvalendosi della nuova “Rendita integrativa temporanea anticipata” (Rita): in questo modo il pensionato con oltre 63 anni potrà ottenere subito una parte della pensione integrativa; connesso con Rita c’è il vantaggio di arrivare a dimezzare il “prestito” bancario che consentirebbe di usufruire dell’assegno previdenziale anticipato. È questa la novità tirata fuori dal governo ieri.

 

Con la nuova pensione anticipata si parla per acronimi: c’è l’Ape, ossia l’anticipo pensionistico e ora spunta Rita, la Rendita integrativa temporanea anticipata.

Come ormai noto, i pensionati che aderiranno all’Ape avranno una pensione ridotta (dall’1 al 4%) rispetto a quella che, altrimenti, potrebbero ricevere qualora attendessero l’ordinaria età pensionabile. Si partirà con una sperimentazione di tre anni (per i nati dal 1951 al 1953), che dovrebbe riguardare anche i dipendenti pubblici, con l’obiettivo di rendere successivamente strutturale l’intervento.

 

Con la nuova Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, il Governo intende consentire, a chi sceglie l’Ape, di chiedere un trasferimento del capitale cumulato nel fondo pensione integrativo. In questo modo il lavoratore potrebbe chiedere un prestito Ape inferiore (per esempio del 50%) e integrare il suo reddito nei mesi di anticipo con il capitale ottenuto dal suo fondo pensione.

 

L’Ape (Anticipo pensionistico) porterà a una riduzione dell’assegno anticipato per i soli over 63 variabile, anche per effetto di un apposito meccanismo di detrazioni fiscali, sulla base del numero di anni dell’anticipo, dell’entità dell’assegno percepito e della categoria di appartenenza: disoccupato di lungo corso, lavoratori interessati da crisi aziendali e uscite volontarie. In pratica, le detrazioni saranno maggiori per chi ha redditi bassi e per i disoccupati di lungo corso in condizione chiaramente disagiata per ridursi, fino ad azzerarsi del tutto, per chi possiede redditi più alti e per le uscite volontarie, a carico delle aziende nei casi di ristrutturazione.

 

L’anticipo pensionistico sarà riconosciuto anche ai dipendenti pubblici: in particolare, donne e uomini per poter accedere all’anticipo fino a 36 mesi sulla pensione di vecchiaia dovranno aver compiuto 63 anni e sette mesi nel prossimo gennaio, quando scatterà l’Ape.


 


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