Se usi il fax del lavoro commetti abuso d’ufficio
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31 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Se usi il fax del lavoro commetti abuso d’ufficio

Fax, telefono, cellulare: per il pubblico dipendente l’utilizzo per fini personali di strumenti di lavoro integra un reato.

 

Non usare mai il fax dell’ufficio per spedire documenti personali, non inerenti cioè con il tuo lavoro: il rischio è quello di essere coinvolto in un procedimento penale e riportare una condanna per il reato di abuso d’ufficio. Il monito viene da una sentenza pubblicata ieri dalla Cassazione [1].

 

Secondo la pronuncia in commento, il pubblico dipendente che usa il fax dell’ufficio per fini personali commette il reato di abuso d’ufficio [2]. I giudici escludono che si possa invece parlare del diverso reato di peculato d’uso il quale richiede la definitiva perdita del bene da parte della pubblica amministrazione datrice di lavoro. Invece è più consona l’incriminazione a titolo di peculato in quanto il colpevole distoglie l’originaria destinazione del fax dall’uso che gli è proprio per destinarlo, invece, ai propri scopi personali.

 

Il caso in questione ha visto condannato, al reato di peculato, un poliziotto il quale aveva utilizzato il fax dell’ospedale, presso cui prestava servizio, per inviare, in circa due mesi, 13 fax per una pratica assicurativa di risarcimento del danno.

 

L’esclusione del peculato, a favore invece dell’abuso, è ulteriormente confermato tutte le volte in cui la condotta colpevole non procuri un vero e proprio danno alla P.A., quantificabile in termini economici, come appunto l’utilizzo della linea fax per pochi minuti. Tuttavia il reato resta ugualmente perpetrato – sebbene in forma meno grave – e quindi il rischio di una fedina penale macchiata per la trasmissione di poche pagine è certamente da non sottovalutare. Secondo infatti la Cassazione, la condotta ha pur sempre una sua rilevanza penale.

 

Il peculato consiste nell’appropriazione indebita di beni o danaro di cui il responsabile abbia la disponibilità per ragioni d’ufficio. Invece per far scattare l’abuso d’ufficio è sufficiente che si agisca utilizzando mezzi inerenti a una funzione pubblica per scopi diversi da quelli prestabiliti al fine di procurarsene vantaggi personali.

 

Il discorso può essere esteso dal fax all’uso del telefono, del cellulare o dell’auto di servizio. Può essere così condannato il dipendente che abusi degli strumenti dell’uffici e dei macchinari a disposizione dell’azienda presso cui lavora per scopi meramente privati e per procurarsi un ingiusto vantaggio (anche quello – come nel caso di specie – di velocizzare pratiche infortunistiche favorendo i clienti ai quali evitava di doversi recare presso la sede della società e curando parallelamente, in orario di lavoro, la propria attività privata).


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 26 aprile – 30 maggio 2016, n. 22800
Presidente Carcano – Relatore Criscuolo

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza emessa il 28 febbraio 2011 dal Tribunale di Lecco nei confronti di M.A. , ritenuto colpevole del delitto di peculato continuato e condannato alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione con i doppi benefici.
Nel giudizio di merito si è accertato che il M. , agente scelto della Polizia di Stato, addetto al posto fisso presso l’ospedale (omissis) , aveva utilizzato in 13 occasioni il fax dell’ufficio per trasmettere documentazione relativa a pratiche infortunistiche allo Studio Scai con il quale collaborava insieme al suocero: la circostanza, confermata da testimoni, era stata ammessa dallo stesso imputato, che, in altre occasioni, aveva utilizzato anche la fotocopiatrice dell’ufficio per finalità estranee all’attività istituzionale.
Ritenuto che l’utilizzo di strumentazione pubblica per fini privati integra il peculato, la Corte di appello ha escluso la possibilità di ravvisare nel caso di specie il peculato d’uso, come prospettato dalla difesa dell’imputato, in quanto le energie utilizzate non potevano essere restituite; ha anche escluso la

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[1] Cass. sent. n. 22800/16 del 30.05.2016.

[2] Art. 323 cod. pen.

 


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