Niente più assegno di mantenimento alla donna separata
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31 Mag 2016
 
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Niente più assegno di mantenimento alla donna separata

Separazione e divorzio: le sentenze della Cassazione che azzerano il mantenimento dovuto all’ex moglie.

 

«Giustizia è fatta» diranno alcuni uomini che, da anni, versano l’assegno di mantenimento all’ex moglie; meno contente invece saranno quelle donne che, invece, si stanno per separare e che non potranno più contare sul tradizionale orientamento della giurisprudenza più flessibile nell’accordare generosi assegni.

 

Va infatti tramontando l’idea di un mantenimento a lungo inteso più come “un’assicurazione a vita” che non come una misura assistenziale limitata al tempo strettamente necessario per recuperare una propria autonomia economica. Aumenta, infatti, il numero delle sentenze della Cassazione che, nel determinare l’ammontare dell’assegno mantenimento, danno rilievo a una serie di fattori ed elementi capaci di sgonfiare l’importo, fino ad azzerarlo completamente. Forse è troppo presto per parlare di tramonto definitivo, ma di certo qualcosa sta cambiando, e anche rapidamente.

 

 

Pesa la casa familiare assegnata alla ex moglie

La prima sentenza è stata resa nota proprio di questi giorni anche se risale a fine 2015 [1]. Secondo il Tribunale di Roma, il giudice può negare il mantenimento alla moglie se questa vive all’interno della ex casa familiare mentre il marito, costretto ad andare via dall’abitazione un tempo anche sua e, per di più a pagare anche le rate del relativo mutuo, è costretto a trovare un altro alloggio in affitto. Insomma, l’aumento delle spese per l’uomo, conseguenti alla separazione, fanno sì che questi – a meno che non abbia un reddito particolarmente alto – sia quantomeno esentato dal versare anche l’assegno di mantenimento.

 

Secondo la tesi del Tribunale di Roma, la sproporzione dei redditi tra i due ex coniugi – condizione necessaria per far scattare l’obbligo al mantenimento – può essere compensata dal fatto che la donna non debba sostenere costi per l’abitazione mentre, nello stesso tempo, il marito deve provvedere al pagamento della rata del mutuo della casa in cui lei vive coi figli e, per di più, a trovarsi un altro tetto sotto cui vivere.

 

Peraltro – ricorda sempre la stessa sentenza – l’assegnazione della casa coniugale in favore della moglie viene meno non appena questa abbandoni l’immobile per andare a vivere altrove o presso i propri genitori.

 

 

Niente mantenimento alla donna casalinga che può lavorare

Non perché prima era casalinga, la donna separata deve essere mantenuta a vita dal marito, senza che questa senta neanche l’impellenza di trovarsi un lavoro per mantenersi con le proprie forze. Con queste parole potrebbe sintetizzarsi un’altra importante presa di posizione della Cassazione [2], secondo cui solo lo stato di effettivo bisogno è meritevole dell’assegno di mantenimento. Al contrario, la donna giovane, ancora “abile” al lavoro e, quindi, in grado di reperire un proprio reddito che le garantisca un tenore di vita più o meno simile a quello goduto durante il matrimonio, non ha diritto alla stessa tutela. E ciò vale anche se la moglie durante il matrimonio si occupava solamente della casa, svolgendo le mansioni di casalinga.

Almeno quando ciò è possibile, i due ex coniugi devono tentare di badare a sé stessi da soli, senza costituire un peso per l’altro. Quindi, sebbene in prima istanza ben potrà essere possibile che il giudice accordi un mantenimento alla donna con reddito nettamente più basso, al fine di garantirle una continuità con il procedente tenore di vita, laddove venga constatata la sua completa inattività all’obbligo sociale di cercare un lavoro, tale assegno può essere ridotto o azzerato.

 

Il panorama delle sentenze che valorizzano la capacità lavorativa della donna e le sue potenzialità economiche sta poco alla volta ampliandosi. Per un elenco di tutte le pronunce favorevoli al marito leggi: “Divorzio: addio al mantenimento della moglie”.


[1] Trib. Roma, sent. n. 19764/15 del 31.05.2016.

[2] Cass. sent. n. 11870/2015.

[3] Cass. sent. n. 21080/2004.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
1 Giu 2016 lexis84

Ci sarebbero tante eccezioni da valutare… La separazione per colpa, ad esempio, a carico del marito o viceversa. Oltre tutto resta sempre l’annosa questione sul fatto che magari la donna è si abile al lavoro, ma siamo onesti, ad oltre 40 anni, ad esempio, dopo che ha speso la giovinezza nel crescere i figli e occuparsi della casa (anche perché se non l’avesse fatto lei magari avrebbero dovuto assumere una colf e una baby sitter) chi l’assumerebbe senza esperienza e in età matura? E’ quasi impossibile per una trentenne con esperienza trovare lavoro grazie a garanzia giovani, apprendistato e lo spettro incombente della maternità… figuriamoci per una donna più avanti negli anni e senza esperienza.

 
2 Giu 2016 Paolo P

certamente, la notizia colpisce senzaltro le donne, che abituate ad avere tutto dalla vita senza il minimo sforzo, oggi si trovano a dover fare i conti con la realtà, quella realtà di mollare l’inutile marito, quello che a creato il tutto, per poi goderselo da sole, senza dover lavare o cucinare a nessuno, tanto hanno la casa, i figli e il mantenimento, che bello. andate a lavorare, che vi sentite superiori agli uomini! per dignità non dovreste accettare il mantenimento e smettiamola di dimostrare sempre di essere vittime, invece penso che siete carnefici e diaboliche, come la storia ci insegna, che EVa iniziò a storcere l’uomo e voi continuate lo stesso cammino.

 
5 Giu 2016 ANTONIO DORE

GIUSTIZIA è FATTA NON SI VIVE CON 653 DI PENSIONE è IL COMPAGNO SI DEVE PAGARE LE SPESE CHE ANNO FATTO NELLI ANNI DI MATRIMONIO PERCHè QUESTO AVEVA TUTTO IN COMUNIONE DEI BENI ..IO SPERO CHE QUESTA LEGGE SIA IN ATTO SUBITO PERO COME SI PER LEVARE IL MANTENIMENTO ? ANCHE PERCHè LE AVEVO ABBASATO IL MANTENIMETO POI A FATTO RICORSO ,,TRE DONNE GIUDICI DATO RAGIONE ALLA DONNE IO DEVO FARE LA FAME ..SENZA CASA NON POSSO NEANCHE PAGARE UN AVVOCATO OK

 
26 Nov 2016 daniela ciolfi

mi sembra che ogni caso vada trattato separatamente. Io credo solo che ognuno, per la propria dignità e coscienza, debba provvedere al proprio mantenimento e non gravare sulle spalle dell’altro. Anche se non si è più giovani, non si può vedere nella separazione una opportunità di stipendio a vita, approfittando della legge che tutela le donne. Bisogna che ognuno lavori e si mantenga con le proprie forze, allorquando viene meno il rapporto di amore e collaborazione tra i coniugi.