Avvocato responsabile anche a procura non ancora firmata
Lo sai che?
31 Mag 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Avvocato responsabile anche a procura non ancora firmata

Basta il semplice conferimento dell’incarico per l’assistenza processuale, anche se orale e non scritto, a rendere responsabile l’avvocato del ritardo che abbia compromesso il buon esito dell’azione.

 

L’avvocato che ritardi nell’avviare la causa, così compromettendo gli interessi del proprio cliente, non evita la responsabilità professionale trincerandosi dietro il fatto che ancora non gli è stata conferita la procura a margine dell’atto processuale (la citazione o il ricorso). Infatti, basta il semplice fatto che il cliente sia stato al suo studio e gli abbia conferito – anche oralmente – l’incarico a difenderlo per far scattare il risarcimento del danno a suo favore. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Milano con una recente sentenza [1].

 

Partiamo da una precisazione: tutte le volte in cui un soggetto (un privato o un’azienda) vuol essere difeso in giudizio da un avvocato gli deve firmare la cosiddetta procura (gli avvocati, da sempre amanti del latino, la chiamano procura ad litem). Detta procura, quindi, deve essere necessariamente scritta e va depositata in tribunale (oggi, in modalità telematica, in formato pdf). Senonché non è tanto quest’atto formale a far scattare il rapporto contrattuale tra l’avvocato e il cliente e, quindi, tutti gli obblighi che ricadono sul professionista – tra cui l’obbligo di diligenza – ma il precedente mandato, ossia ciò che comunemente viene detto “incarico”. Il mandato non deve essere necessariamente scritto: il rapporto contrattuale tra avvocato e cliente si può infatti siglare indifferentemente con una stretta di mano, una email, un dialogo a voce, ecc. L’importante è che da tale scambio di volontà emerga chiaramente l’intenzione del cliente di conferire, in via definitiva, l’incarico al professionista e l’intenzione di quest’ultimo di assisterlo.

La procura, invece, è solo un atto necessario per il processo, utile in una fase successiva, ma che interviene in un momento in cui il rapporto contrattuale si è già consolidato tra le parti.

 

Dunque, l’avvocato ha l’obbligo di difendere le posizioni del cliente già prima del momento in cui quest’ultimo gli firma la procura ad litem. Con la conseguenza che, se ritarda nell’avviare la causa e tale ritardo pregiudica il cliente, gli deve risarcire il danno.

 

Facciamo un esempio per comprendere meglio le possibili implicazioni di questo principio. Mettiamo che il sig. Rossi si rechi presso lo studio del proprio avvocato e lo incarichi di avviare un recupero crediti nei confronti del sig. Bianchi. L’avvocato, particolarmente oberato di lavoro, pur accettando il mandato, per redigere poi l’atto processuale prende molto tempo finché, dopo diversi mesi, chiama il sig. Rossi per fargli firmare l’atto di citazione da depositare in tribunale. Nel frattempo però il sig. Bianchi ha venduto l’immobile di sua proprietà, unico bene che poteva essere pignorato. In questo caso, il cliente può agire verso il proprio legale per ottenere il risarcimento del danno.

 

L’aspetto più interessante della sentenza in commento è il ricordare come il mandato all’avvocato, che può essere anche orale, fa scattare immediatamente tutti gli obblighi professionali di diligenza e correttezza. Il fatto che nulla sia stato formalizzato per iscritto non mette al sicuro il legale da possibili contestazioni sulla sua inerzia o lentezza.


 

[1] C. App. Milano, sent. n. 4682/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
2 Giu 2016 Paolo P

Complimenti la cassazione fa una precisazione, sull’operato dell’avvocato, che come succede spesso, nonostante l’ansia che preme nel cliente, in uno stato magari di agitazione, del vedersi togliere un qualche diritto e/o cosa, che nel momento che si è recato in qualsivoglia avvocato, non vuole altro che, vedere determinare il suo reclamo, quindi, però non è sempre così, come è successo a me personalmente, ho dato incarico ad un avvocato, su una causa molto importante, dove, lo studio della pratica e continui solleciti, sono trascorsi circa Otto mesi, dove, all’atto della fattibilità e della disamina “inerente la pratica” mi si viene a contestare il diritto alla prescrizione, quindi il ricorso è in bilico dell’essere presa in considerazione dal giudice O, ora in tal senso, quando una persona già diffidente dell’operato dell’avvocato, si reca personalmente dell’avvocato è intenzionato a proseguire un percorso di eventuale ricorso e/o causa contro di chi che sia.