Autotutela prima della causa contro Equitalia o l’Agenzia Entrate
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31 Mag 2016
 
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Autotutela prima della causa contro Equitalia o l’Agenzia Entrate

È obbligatorio, prima di avviare il ricorso contro il fisco, proporre il ricorso in via amministrativa con l’autotutela depositata all’Agenzia delle Entrate, l’Inps o Equitalia?

 

Prima di avviare una causa contro l’amministrazione finanziaria, sia essa l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, Equitalia, ecc., è buona regola tentare la carta dell’autotutela, ossia un ricorso presentato allo stesso ufficio che ha emesso l’atto da impugnare, chiedendone la revoca e giustificandone i motivi. Sebbene, infatti, l’autotutela non sia richiesta dalla legge come condizione pregiudiziale e necessaria ai fini dell’inizio del processo (l’unica condizione, per le cause fino a 20.000 euro, è l’esperimento della mediazione tributaria), tale adempimento potrebbe tornare utile ai fini della condanna alle spese processuali. In particolare, se il contribuente dovesse vincere il giudizio, il giudice potrebbe giustificare la condanna del fisco alla restituzione delle spese legali sostenute dal contribuente sulla base del comportamento diligente tenuto da quest’ultimo prima del ricorso e consistito nell’aver “avvisato preventivamente” l’amministrazione dell’errore commesso.

 

Anzi, non poche volte proprio la traccia di un preventivo ricorso inoltrato all’amministrazione ha fatto sì che quest’ultima fosse condannata anche al risarcimento del danno per lite temeraria, in quanto, pur essendo stata messa nella condizione di accorgersi dell’illiceità commessa, per indolenza o inutile ostinazione, non si è ravveduta cancellandola.

 

Tuttavia, questa mattina, la Cassazione ha chiarito [1] che il ricorso in autotutela non è condizione necessaria per la condanna dell’amministrazione finanziaria al pagamento dell’avvocato di controparte. Si può quindi sperare in una condanna alle spese legali del fisco anche se il contribuente ha fatto direttamente ricorso, senza prima consultare l’ufficio e metterlo al corrente dell’atto invalido.

 

Si legge nella sentenza che, tutte le volte in cui la domanda giudiziale del cittadino viene accolta integralmente, il giudice non può compensare le spese processuali solo perché la parte che ha vinto la causa non ha prima tentato di risolvere la questione in via di autotutela, contribuendo invece a ingolfare le aule giudiziarie.

 

Se poi l’amministrazione annulla l’atto invalido in corso di causa e prima, quindi, che la sentenza venga emessa, il giudizio si chiude relativamente al merito della vicenda (per “cessata materia del contendere”) e, se non c’è un accorto tra le parti su chi debba pagare l’onorario all’avvocato del ricorrente, il giudice prosegue nella decisione solo su tale aspetto. Decisione che dovrà seguire le regole appena illustrate: condanna totale al fisco che sbaglia, anche se il cittadino non ha mai provato con l’autotutela (anche se ciò finisce indirettamente per incoraggiare il ricorso alla via giudiziaria con l’obiettivo di lucrare poi sulle spese di lite).


[1] Cass. sent. n. 11222/16 del 31.05.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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