Ape e Rita, guida alla nuova pensione anticipata
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31 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Ape e Rita, guida alla nuova pensione anticipata

Anticipo della pensione e rendita integrativa anticipata: tutte le novità della riforma previdenziale.

 

È quasi completo, ormai, il quadro della nuova riforma previdenziale: anche se la struttura della Legge Fornero non cambierà, sono previste delle possibilità aggiuntive di uscita anticipata dal lavoro, per ottenere la pensione sino a 3 anni prima.

La manovra non avrà un enorme impatto sulle casse pubbliche, in quanto gli anticipi della pensione saranno finanziati con dei prestiti erogati dalle banche: per i cittadini è previsto un complesso sistema di penalizzazioni, basate sull’ammontare dell’anticipo e del trattamento previdenziale, ma mitigate da particolari detrazioni fiscali.

Vediamo, in breve, le ultime novità.

 

 

Ape

L’Ape, acronimo di anticipo pensionistico, è uno strumento che offre la possibilità di anticipare la pensione sino a 3 anni, rispetto all’età prevista per il trattamento di vecchiaia. Potranno utilizzare tale strumento coloro che, al 1° gennaio 2017 (data presunta di entrata in vigore della nuova normativa), avranno almeno 63 anni e 7 mesi di età.

I requisiti per la pensione di vecchiaia, difatti, sono:

 

– sino al 31 dicembre 2017: 65 anni e 7 mesi per le dipendenti private, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche;

– nel 2018: 66 anni e 7 mesi per tutti;

– dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2020: 66 anni e 11 mesi per tutti.

 

Prendendo come riferimento i requisiti di età vigenti nel 2017, potrebbero pensionarsi a 63 anni e 7 mesi tutti i lavoratori e le dipendenti pubbliche; le lavoratrici autonome potrebbero invece pensionarsi a 63 anni e 1 mese, e le dipendenti del settore privato a 62 anni e 7 mesi.

Si tratta, però, di un dato da confermare, in quanto il Governo potrebbe stabilire un requisito uguale per tutti o parametri differenti.

Per anticipare la pensione le banche erogheranno un prestito, per ripagare il quale saranno applicate delle penalizzazioni percentuali.

 

 

Penalizzazione sulla pensione

Le decurtazioni percentuali sulla pensione, in base a quanto reso noto, saranno pari al 3-4% del trattamento, ma applicate alla sola parte calcolata col metodo retributivo. La loro misura, però, sarà quantificata in base all’anticipo effettivo ed all’ammontare del futuro trattamento: il prestito da richiedere alla banca, difatti, varierà nell’ammontare proprio sulla base dei seguenti parametri (prima si esce dal lavoro, più è alta la pensione, più dovrà essere alto il prestito).

Più che di penalizzazione, effettivamente, sarebbe corretto parlare di rate: l’ammortamento sarà ventennale. Per il finanziamento non sarà richiesta alcuna garanzia.

Un particolare sistema di detrazioni fiscali (una parte del prestito si dovrebbe detrarre dalle imposte), ad ogni modo, dovrebbe abbassare l’impatto negativo delle rate sulla pensione.

 

 

Rita

Per diminuire l’impatto negativo del prestito sul trattamento, potrebbe essere utilizzata anche la rendita temporanea integrativa anticipata (Rita). Si tratterebbe, in pratica, di trasferire un importo dal fondo pensione per ottenere l’Ape, diminuendo, così, l’entità del finanziamento e delle rate da restituire.

Una possibilità senz’altro di impatto positivo, ma utile, purtroppo, solo a chi aderisce alla previdenza complementare.

 

 

Altre novità

Allo studio, ad ogni modo, non c’è soltanto la pensione anticipata: si parla, ad esempio, di una revisione della totalizzazione, che consenta di unificare i contributi presenti in casse diverse senza penalizzazioni e senza oneri. Si parla anche di un rafforzamento e di maggiori incentivi alla previdenza complementare, strumento che diventerà sempre più indispensabile per poter contare su un trattamento non troppo distante dall’ultima retribuzione.


 


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