Perché se apro la partita Iva pago anche se non guadagno?
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14 Giu 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Perché se apro la partita Iva pago anche se non guadagno?

Apertura della partita Iva e adempimenti obbligatori: quali oneri e quali costi non dipendono dai guadagni dell’attività?

 

Vorrei mettermi in proprio, ma mi hanno detto che se apro la partita Iva pago un sacco di soldi anche se non guadagno: è mai possibile?

 

L’apertura della partita Iva non comporta necessariamente dei costi che prescindono dall’effettivo guadagno, anche se può capitare di dover pagare degli oneri, pur in assenza di reddito: le spese a carico di chi si mette in proprio dipendono dalla tipologia di attività e dal regime fiscale e previdenziale adottato, nonché dalle modalità di organizzazione.

Per comprendere meglio, vediamo, a seconda dell’attività da intraprendere, quali sono i costi che non si possono evitare e quali gli oneri che scattano, invece, in presenza di un guadagno effettivo.

 

 

Partita Iva come libero professionista

La tipologia di attività che comporta meno spese è, di sicuro, quella intrapresa come libero professionista.

L’apertura della partita Iva in sé, innanzitutto, non ha costi, a meno che non ci si rivolga a un intermediario abilitato: è sufficiente possedere le credenziali per l’accesso ai servizi dell’Agenzia delle Entrate e compilare l’apposito modello di richiesta AA9. Non si tratta, comunque, di un adempimento semplice, specie per chi non possiede molte conoscenze in materia fiscale e amministrativa: è dunque consigliabile appoggiarsi ad un professionista esperto in materia, come un consulente o un commercialista.

Bisogna poi iscriversi alla Gestione Separata Inps, se non esiste una cassa previdenziale per la propria categoria, oppure alla gestione prevista per l’attività professionale esercitata: per gli iscritti alla Gestione Separata dell’Inps non sono dovuti contributi, in assenza di effettivo guadagno, mentre nelle casse professionali private può essere previsto un versamento minimo anche in assenza di reddito. I contributi obbligatori minimi cambiano a seconda della gestione di appartenenza: alcune prevedono degli sconti per i giovani o per i primi anni di attività, con versamenti che si attestano intorno ai 1.500 euro annui, altre dei versamenti più consistenti, che si attestano mediamente intorno ai 2500-3000 euro, per chi è privo di reddito.

Bisogna poi considerare le spese legate alla tipologia di attività esercitata: molte di esse prescindono dal reddito, come la tassa di iscrizione all’ordine professionale.

La dichiarazione dei redditi, poi, è sempre obbligatoria, anche in presenza di reddito zero o di regimi fiscali semplificati, come il nuovo Forfettario: le imposte, ovviamente, dipenderanno invece dai redditi posseduti.

Gli oneri inerenti la gestione contabile e tributaria sono diversi a seconda del regime fiscale al quale si aderisce: risultano sicuramente più leggeri per il regime dei Minimi e Forfettario, in quanto non si applicano lva, Irap, Studi di settore, sono aboliti numerosi adempimenti e non si devono tenere i libri contabili (per approfondimenti, si veda: Forfettario e Nuovi Minimi, qual è il regime più conveniente?).

Richiede sicuramente un maggiore impegno (ed un maggiore esborso a favore del professionista che segue l’attività, a meno che non si risulti in grado di gestirla autonomamente) il regime della contabilità semplificata, in quanto si è soggetti all’Iva e vi sono numerosi adempimenti nell’anno da effettuare e, ancor di più, quello della contabilità ordinaria.

 

 

Partita Iva come azienda

Risulta certamente più onerosa l’apertura di un’attività come impresa, anche se individuale: questo dipende non solo dall’organizzazione dell’attività (apertura di una sede fisica, assunzione di dipendenti, acquisto di merci e beni strumentali…), ma anche dagli oneri che scattano automaticamente, pur in assenza di reddito.

Chi apre un negozio, ad esempio, anche se si tratta di un semplice e-commerce, oltre all’apertura della partita Iva deve provvedere anche all’iscrizione alla Camera di Commercio (che comporta il pagamento di un diritto annuale), nonché all’apertura di una posizione Inps presso la Gestione Commercianti (che comporta il pagamento di contributi, nella misura fissa, di circa 3.500 euro all’anno, persino per coloro che non hanno guadagni).

Per quanto riguarda la tenuta della contabilità e gli adempimenti tributari, i costi dipendono, in gran parte, dal regime fiscale adottato, come esposto poc’anzi. Se, però, l’attività è aperta in forma di società, gli adempimenti si complicano notevolmente (redazione e deposito del bilancio, per le società di capitali, tenuta di libri aggiuntivi, etc.), così come aumentano esponenzialmente i costi del professionista che si occupa della contabilità e degli adempimenti fiscali.

 

 

Lavoro autonomo occasionale

Per chi non se la sente di aprire una partita Iva, magari perché prevede di lavorare sporadicamente e con dei guadagni molto bassi, è possibile lavorare comunque in proprio, senza emettere fattura. Le prestazioni prive del carattere della professionalità e dell’abitualità, difatti, sono qualificate come lavoro autonomo occasionale (da non confondere col lavoro occasionale accessorio, che è quello retribuito con i voucher). Naturalmente non emettere fattura non significa lavorare in nero, in quanto si deve comunque rilasciare una ricevuta, a fronte dei compensi percepiti, sulla quale il committente applica una ritenuta del 20% (e un’imposta di bollo di 2 euro, se il compenso supera i 77,47 euro, in quanto non soggetta ad Iva).

Il lavoratore autonomo occasionale è obbligato a iscriversi alla Gestione Separata solo se i compensi superano 5.000 euro annui. Non esistono, per avvalersi del lavoro autonomo occasionale, dei limiti nei compensi o legati alle giornate di lavoro, ma deve essere valutata, volta per volta, l’esistenza del requisito della saltuarietà e dell’assenza di professionalità: in caso contrario, l’apertura della partita Iva è obbligatoria.


 


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Commenti
15 Giu 2016 Ergonomico

Troppo complicato. Sarà anche questa la ragione per cui l’Italia va a rotoli?
Un mio ex datore di lavoro aveva aperto una società in Gran Bretagna: poche centinaia di sterline e un atto costitutivo formato da “un solo foglio”. In mezza giornata era pronto per lavorare legalmente.
Noi invece.