Il reato di disastro: quando si parla di colpa e quando di dolo
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1 Giu 2016
 
L'autore
Guglielmo Mossuto
 


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Il reato di disastro: quando si parla di colpa e quando di dolo

Sono purtroppo sempre più frequenti gli eventi di crollo dovuti a calamità naturali. Ma quando questi eventi sono causati da fatti o omissioni di persone, può configurarsi un fatto punibile secondo il nostro codice penale.

 

È di questi giorni la notizia dell’ultimo crollo che ha colpito uno dei luoghi più famosi dell’Italia nel mondo ovvero Firenze e il suo lungarno, un tratto che porta proprio a quel Ponte Vecchio che milioni di turisti affollano durante l’intero anno. E proprio per quanto accaduto, la procura di Firenze ha aperto un fascicolo per crollo colposo”.

 

Il fatto che origina il disastro può però avere cause diverse e, per tale motivo, nel nostro ordinamento, troviamo la distinzione tra la fattispecie colposa e quella dolosa.

Ma cerchiamo di capire la differenza tra i due reati, entrambi “reati di pericolo” che cioè non richiedono per la loro sussistenza il verificarsi del danno ma solo la capacità di mettere in pericolo l’incolumità pubblica. Si tratta infatti di un reato volto a tutelare la vita e l’integrità fisica di un numero indeterminato di persone, anche appartenente a determinate categorie.

 

Al riguardo si distingue:

  • il reato di crollo e altri disastri doloso: mira a punire tutti coloro che commettono azioni che causano un disastro nel caso in cui da questo evento derivi pericolo per la pubblica incolumità [1].
  • il reato di disastro innominato colposo: rientrano in questa ipotesi tutti quei casi in cui si verifica un evento disastroso a causa dall’imperizia, dalla disattenzione, dalla noncuranza dell’uomo [2].

 

 

La differenza 

Il primo dei due reati, punito a titolo di dolo, si configura ogni qualvolta la situazione di pericolo si sia realizzata perché chi di dovere ha coscientemente e volutamente deciso di non adempiere ai propri obblighi di protezione, manutenzione, prevenzione, etc.

Il secondo invece è punito a titolo di colpa. Questo significa che il responsabile ha posto in essere oppure ha omesso di porre in essere comportamenti necessari al fine di tutelare la pubblica incolumità ma ciò è avvenuto per negligenza, imperizia o incuria.

È in quest’ultima ipotesi che rientrano tutti quei disastri naturali “evitabili” come le frane causate dal disboscamento o da costruzioni abusive, crolli o alluvioni dovuti alla mancata manutenzione di infrastrutture.

Vengono così puniti tutti quegli eventi che si sarebbero potuti evitare grazie a interventi pubblici tempestivi o comunque tramite una gestione e una manutenzione accurata in modo tale da evitare conseguenze estreme e dannose.


[1] Art. 434 cod. pen.

[2] Art. 449 cod. pen.

 


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