Come funziona il pignoramento se il condominio ha debiti
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1 Giu 2016
 
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Come funziona il pignoramento se il condominio ha debiti

Crediti dei fornitori verso il condominio: la responsabilità di chi non paga le quote condominiali e di chi, invece, le paga.

 

Tutte le volte in cui il condominio matura un debito per non aver pagato uno dei fornitori, il creditore ha diritto di pignorare il conto corrente del condominio stesso; tuttavia, qualora il conto dovesse essere vuoto o in rosso, al creditore non resterebbe che aggredire i beni dei singoli proprietari degli appartamenti. Le regole relative a quest’ultima possibilità sono tuttavia cambiate nel 2012, con l’approvazione della riforma del condominio e a illustrarle è una recente sentenza del Tribunale di Monza [1]. La legge, infatti, impone di agire prima nei confronti dei condomini morosi e poi di quelli in regola con i pagamenti mensili. Ma procediamo con ordine.

 

Ribadiamo innanzitutto che, secondo la giurisprudenza consolidata già formatasi sul punto, il creditore è libero di pignorare immediatamente il conto corrente del condominio anche senza prima aver agito verso i proprietari degli appartamenti. Quindi, il fornitore ha un pieno diritto di scelta che non può essere sindacato, potendo ben prediligere il blocco del conto corrente che non il pignoramento mobiliare o immobiliare nei confronti dei singoli proprietari.

 

Il punto, però, è che molto spesso il conto corrente risulta vuoto proprio per via della morosità dei condomini. Che potrà fare, allora, il creditore? La legge gli consente di rivolgersi ai singoli proprietari: il che vuol dire, concretamente, avviare un pignoramento del conto corrente, dello stipendio, della pensione di ogni singolo condomino oppure pignorare lo stesso appartamento (nel caso di importi particolarmente elevati che giustifichino il ricorso alla procedura immobiliare, più lunga e costosa).

 

Senonché, nella scelta dei condomini da aggredire per primi, il creditore non ha libertà di scelta, ma deve seguire la nuova regola dettata dal codice civile [2]: prima si deve rivolgere verso i morosi e poi verso quelli in regola coi pagamenti. A tal fine, l’amministratore deve fornire al creditore un elenco aggiornato di tutti i condomini che non hanno ancora versato la propria quota millesimale relativa alla specifica spesa che ha generato il debito in questione verso il fornitore.

 

I creditori, dunque, non possono agire nei confronti dei condomini in regola con i pagamenti se non dopo aver tentato il pignoramento nei confronti degli altri condomini: solo qualora tale tentativo non dovesse sortire esisti positivi, a rischiare il pignoramento è anche chi ha già versato la propria quota di spese condominiali.

 

In ogni caso, il creditore non potrà esigere, da ciascuno dei condomini, il pagamento integrale del credito vantato, ma solo la rispettiva quota millesimale.

 

Il creditore del condominio, ottenuto il decreto ingiuntivo o la sentenza di condanna verso il condominio, dovrà quindi attendere che l’amministratore gli fornisca i dati dei condòmini non in regola con i pagamenti (di fronte all’eventuale inadempimento dell’amministratore potrà agire giudizialmente per ottenere i dati richiesti), così da poter richiedere il pagamento pro quota al condomino moroso. In altre parole, prima di poter legittimamente chiedere il pagamento al condomino in regola con i pagamenti, il creditore deve dimostrare di aver già intrapreso tutte le procedure (come il pignoramento di beni mobili, immobili e presso terzi come il conto o lo stipendio) nei confronti del condomino moroso.


La sentenza

Trib. Monza, sent. del 27.04.2016.

 

All’udienza del 27 aprile 2016 la procedura esecutiva nr. 1056 2014 è stata estinta a seguito della rinuncia depositata dal creditore Amiacque srl.
Tale circostanza, pur determinando la cessazione della materia del contendere nel presente giudizio di opposizione proposto dai debitori, con preventiva istanza di sospensione dell’esecuzione, non incide sul regolamento delle spese processuali, posto che il difensore degli opponenti ha espressamente richiesto la decisione sul punto.

Richiesta che appare corretta ritenuto che le spese della fase sommaria dell’opposizione sulla richiesta di sospensione possono essere liquidate dal G.E. e in tal caso seguono la soccombenza ex art. 91 comma 1 c.p.c. ( cfr. sul punto in motivazione Cass. civ. sez. III, 23/7/2009, n. 17266 nonché Cass. civ. sez. III, 27/10/2011, n. 22503 ).

Infatti la cognizione piena a seguito della fase camerale del giudizio di opposizione ex art. 185 disp. att. c.p.c. e, quindi, del sub – procedimento di sospensione, è ora, secondo l’art. 616 c.p.c., meramente eventuale, perchè è rimesso alla parte di valutare se iscrivere o meno la causa a ruolo contenzioso e dar corso alla cognizione piena.

Con la conseguenza che il provvedimento del G.E. che, come nel caso di

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[1] Trib. Monza, sent. del 27.04.2016.

[2] Art. 63 disp. att. cod. civ.:

I. Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, puo’ ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed e’ tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi.

II. I creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti, se non dopo l’escussione degli altri condomini.

III. In caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore puo’ sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato.

IV. Chi subentra nei diritti di un condomino e’ obbligato solidalmente con questo al pagamento dei contributi relativi all’anno in corso e a quello precedente.

V. Chi cede diritti su unita’ immobiliari resta obbligato solidalmente con l’avente causa per i contributi maturati fino al momento in cui e’ trasmessa all’amministratore copia autentica del titolo che determina il trasferimento del diritto”.

 


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