Richieste di aiuto: voltare le spalle a chi è in pericolo è reato
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1 Giu 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Richieste di aiuto: voltare le spalle a chi è in pericolo è reato

Scatta l’omissione di soccorso, punita dal codice penale, per chi non presta aiuto a una persona in difficoltà anche se non si è di fronte ad un incidente stradale.

 

Non è solo una questione di civiltà ma anche una questione penale. Girare la testa dall’altra parte davanti ad una richiesta di aiuto fatta da una persona in pericolo viene considerato, a tutti gli effetti, un’omissione di soccorso. Lo sostiene la Polizia di Stato, dopo i casi di cronaca che hanno visto alcuni passanti ignorare il grido di allarme di persone in gravi difficoltà. “Questo atteggiamento”, avvertono gli agenti, “è punito dall’art. 593 del codice penale”. Lo stesso, cioè, che sancisce come reato il mancato soccorso alle vittime di un incidente stradale o ad un minore abbandonato.

 

 

Richieste di aiuto: cosa dice la legge?

Per il codice penale, l’omissione di soccorso è un reato contro la persona, e più concretamente, contro la vita e l’incolumità individuale. Si tratta di un reato omissivo, davanti al quale viene punito il mancato comportamento di un’azione giudicata come doverosa anche se l’omissione non viene seguita da un evento. Ad esempio, se un passante non segnala alle forze dell’ordine una situazione di pericolo ha commesso reato per il semplice fatto di non averlo segnalato, anche se successivamente quel pericolo rientra.

Esistono anche delle aggravanti. La pena aumenta se dal comportamento omissivo derivano delle lesioni personali mentre raddoppia in caso di morte della persona in pericolo.

 

 

Il reato omissivo improprio

Il codice penale prevede quello che viene definito reato omissivo improprio, che mette sullo stesso piano il soggetto che commette attivamente un delitto ed il soggetto che non ha fatto nulla per impedirlo. L’omissione, infatti, viene intesa come un rimanere volutamente inerti di fronte al verificarsi di un evento.

 

 

Quando intervenire?

Di questa vicenda si è parlato molto dopo il caso della ragazza uccisa a Roma a fine aprile dall’ex fidanzato. La giovane aveva chiesto aiuto a due passanti che, però, non si erano fermati per paura. Ecco perché, secondo gli inquirenti, sono punibili per omissione di soccorso: “Un loro intervento avrebbe potuto salvare la vita della 22enne”. Ma ci sono altri episodi in cui si può essere perseguiti dalla legge per chiudere gli occhi e “tirare dritto”: un’aggressione, una rissa tra più persone armate, un atteggiamento minaccioso verso qualcuno.

 

 

Cosa fare?

Esistono diversi tipi di interventi, indicati dalla Polizia, da realizzare in casi come questi. Il più immediato, se non vi è rischio per la propria incolumità, è quello di fermarsi ed intervenire in prima persona per fornire aiuto. In caso contrario, è necessario (sarebbe meglio dire obbligatorio) chiamare immediatamente i soccorsi e restare sul posto per fornire alle forze dell’ordine tutti gli aggiornamenti “in modo accurato” su quanto sta accadendo.

 

In altri casi è possibile, addirittura, presentare formalmente una denuncia. Pensiamo, ad esempio, a chi è a conoscenza di episodi di violenza domestica, di minacce di morte, di lesioni personali, di un reato di clandestinità o di chi è in possesso di informazioni che possano aiutare a risolvere un caso di omicidio. In altre parole, a chiunque abbia notizia di un reato perseguibile d’ufficio. Attraverso la denuncia, cioè l’esposizione dei fatti di cui si è stati testimoni, sarà possibile fare riaprire delle indagini anche in assenza di un colpevole.

 


 


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