Se sono false le prove della controparte in causa come ci si difende?
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1 Giu 2016
 
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Se sono false le prove della controparte in causa come ci si difende?

Contestazione di prove e documenti falsi in processo: quando è possibile la revocazione straordinaria in caso di sentenza definitiva.

 

La tua controparte processuale ha presentato, nel corso della causa contro di te, alcune prove false e il giudice, sulla base di queste, potrebbe emettere una sentenza a tuo sfavore? Come puoi difenderti in questi casi?

 

Come abbiamo già spiegato in “Come vincere una causa”, le raccolta e la successiva presentazione in giudizio delle prove è un elemento fondamentale per convincere il giudice: senza, infatti, la dimostrazione che ciò che si dice è vero, il magistrato non potrà mai accogliere la nostra domanda, pur essendo intimamente convinto delle nostre ragioni. È proprio sulla base delle prove che si può dire, pertanto, se una causa può essere vinta o meno: non basta il semplice fatto che esista una norma a darci ragione se poi, nella pratica, i presupposti di tale diritto non vengono dimostrati davanti al giudice.

 

Proprio per questa ragione, purtroppo, si assiste a volte alla raccolta di prove false. Il caso emblematico è quello di una scrittura privata, di un atto pubblico, di un testimone che non dice il vero.

Nel corso del processo, esistono diversi mezzi per contestare la veridicità delle prove: contestazione che, comunque, deve intervenire entro termini processuali ben determinati.

 

Ad esempio, chi sostenga che l’atto notarile o la ricevuta di accettazione della raccomandata contengano una firma che, in realtà, non è la propria possono effettuare un procedimento che si chiama “querela di falso”. Si tratta di una causa nella causa, volta a togliere il valore di prova all’atto pubblico (tale è quello redatto da un pubblico ufficiale come il notaio o il postino).

 

Più facile è il compiuto se si è davanti a un semplice contratto, una lettera o qualsiasi altra scrittura privata: in tal caso, basta la semplice contestazione per scaricare sulla controparte, che intenda utilizzare tale prova, l’onere di promuovere un procedimento volto a verificare l’effettiva originalità della firma.

 

Nel caso di testimoni che dichiarino il falso, è fondamentale il compito dell’avvocato che, con il controinterrogatorio o con il confronto con altri testimoni rispetto ai quali vi sia stata una contraddizione, potrebbe far cadere in errore il teste ed evidenziare al giudice la sua inattendibilità. Senza contare che la falsa testimonianza è anche un reato che può essere autonomamente punito in sede penale.

 

 

La revocazione straordinaria

Infine il codice di procedura civile prevede un rimedio chiamato revocazione straordinaria: se è stata già emessa la sentenza giudicata sulla base di prove false e sono peraltro scaduti i termini per impugnarla, è possibile presentare tale estremo motivo di impugnazione per far valere i propri diritti e chiedere la revisione della sentenza stessa. In particolare, è consentita la revocazione straordinaria tutte le volte in cui il giudice ha giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate false prima della sentenza.

 

In particolare, la legge prevede la possibilità di far revocare la sentenza emessa in seguito a un processo in cui si sia giudicato sulla base di prove riconosciute o comunque dichiarate successivamente false oppure di prove che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima di essa.

Il riconoscimento della falsità della prova, per essere rilevante ai fini della revocazione, deve provenire dalla parte a favore della quale la prova è stata utilizzata; non rileva, invece, il riconoscimento della falsità relativa al contenuto di una deposizione testimoniale o di una confessione resa dalla parte nel corso del giudizio [1].

 

La dichiarazione di falsità deve avvenire con sentenza (penale o civile) passata in giudicato anteriormente alla proposizione dell’istanza di revocazione, con la conseguenza che è inammissibile l’impugnazione basata sulla falsità di un documento da accertarsi nel corso di quello stesso giudizio. Tale aspetto è stato confermato da una sentenza della Cassazione di questa mattina [2] secondo cui non è possibile la revocazione della sentenza se le prove sulle quali si è giudicato, ritenute false, non siano state già giudicate tali da una pronuncia passata in giudicato, in sede civile o penale, prima che sia presentata l’istanza che lamenta l’errore.

 

Il riferimento è a qualsiasi mezzo o strumento predisposto dalla legge affinché il giudice possa, attraverso un’attività percettiva o induttiva, formarsi un convincimento circa l’esistenza o l’inesistenza dei fatti rilevanti per la decisione della causa.

Si considerano incluse in tale definizione, quindi, oltre a tutte le prove tecniche (con esclusione del solo giuramento) anche la consulenza tecnica d’ufficio e la perizia svolta nel processo penale.

Non rilevano, invece, falsità concernenti attività meramente processuali, quali quelle relative alla relata di notifica dell’atto introduttivo del giudizio [3].


[1] Cass. sent. n. 7576/1994.

[2] Cass. sent. n. 11404/16 del 01.06.16.

[3] Così in Memento Ipsoa, Ed. Procedura Civile.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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