Se dopo la causa trovo un documento decisivo si può riaprire il processo?
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1 Giu 2016
 
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Se dopo la causa trovo un documento decisivo si può riaprire il processo?

Se compare una prova documentale decisiva dopo la sentenza e la parte non sia stata in grado di conoscerne l’esistenza: la revocazione della sentenza.

 

Che succederebbe se, un giorno, dovessi perdere una causa perché hai dimenticato o non sei stato in grado di dare al tuo avvocato un documento decisivo come prova per convincere il giudice e dimostrare che avevi ragione? La legge ti consentirebbe di riaprire un processo ormai chiuso? Lo spiegheremo in questa breve scheda.

 

All’avvocato bisogna “dire” tutto, ma anche “dare” tutto: come abbiamo già spiegato nell’articolo “Come vincere una causa”, i processi si vincono sulla base delle prove e, a volte, l’ago della bilancia si sposta da un lato o da un altro per un semplice documento. Ecco perché anche ciò che può sembrare inutile o ripetitivo (ad esempio, la stessa lettera inviata alla controparte in tempi diversi) va comunque consegnato al proprio difensore. Pensa al caso di una diffida che abbia interrotto la prescrizione: solo dimostrando la sua spedizione al debitore si può salvare il proprio diritto di credito dall’estinzione [1].

 

 

Che succede se mi dimentico di dare un documento decisivo all’avvocato?

Innanzitutto è sempre meglio produrre tutta la documentazione in proprio possesso anziché conservarla nel cassetto. Le cause non si perdono certo a causa di un numero eccessivo di documenti; tutt’al più si perdono per insufficienza degli stessi.

 

Ma che succede se, una volta iniziata la causa, ti accorgi di un documento fondamentale rimasto nei tuoi archivi e non ancora consegnato all’avvocato? Non temere: il codice di procedura civile stabilisce, come ultima scadenza per il deposito in tribunale, non quella dell’invio telematico del primo atto di costituzione in causa (la citazione per l’attore, la comparsa di risposta per il convenuto), bensì la presentazione delle memorie istruttorie che, nel processo civile, scadono dopo 60 giorni dalla prima udienza. Fino a tale deadline è ancora possibile arricchire il proprio fascicolo di ulteriori carte.

 

La legge dà valore di prova unicamente agli originali: le fotocopie, se vengono contestate dall’avversario, sono carta straccia. Per cui, se decidi di depositare gli originali, ricorda sempre di fare almeno due fotocopie. Una per te, una per l’archivio della causa.

 

Scaduto il termine delle memorie istruttorie non è più possibile depositare nuove prove in corso di causa.

 

 

Se c’è stato un impedimento oggettivo: la revocazione straordinaria

La regola appena enunciata conosce però un’eccezione: tutte le volte in cui, dopo la pubblicazione della sentenza, vengano trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per colpa dell’avversario, la sentenza stessa può essere revocata.

 

Si tratta di una impugnazione per il cui esperimento sono necessari una serie di presupposti:

 

  • l’esistenza di un documento in grado di fornire una prova diretta dei fatti controversi e non meri elementi indiziari. Il documento deve preesistere alla sentenza impugnata e deve essere scoperto dopo la sua emissione;
  • l’impossibilità oggettiva della parte di produrre tale documento durante tutta la durata del giudizio, perché, senza colpa, ne ignorava l’esistenza. In pratica l’ignoranza non deve essere addebitabile a inerzia o mancato ordine dei propri archivi; non è giustificata neanche l’età avanzata e i conseguenti vuoti di memoria;
  • tale documento deve essere decisivo a ottenere una sentenza di segno diverso da quella che si è ottenuta.

 

La parte che presenta l’istanza di revocazione ha l’onere di dimostrare che la propria ignoranza in merito all’esistenza dei documenti non è derivata da sua colpa fino all’assegnazione della causa a sentenza.

La forza maggiore, infatti, deve aver determinato non l’indisponibilità del documento, ma l’ignoranza dell’esistenza o del luogo di conservazione di esso, non addebitabile a colpa della parte in nessun grado del giudizio e fino al momento in cui ne è stata possibile la produzione (si pensi a un testamento seppellito nel giardino da parte del defunto, in luogo non comunicato a nessuno degli eredi).

 

Non rileva la situazione in cui la parte sia a conoscenza dell’esistenza dei documenti o di chi li deteneva, ma non ne abbia chiesto al giudice l’esibizione nei confronti dell’avversario o di un terzo.

Non è neanche tutelabile la posizione di chi, usando la comune diligenza o mediante una elementare indagine e ricerca, avrebbe potuto procurarsi in corso di causa la notizia sull’esistenza del documento. Ad esempio, è stata rigettata la domanda di revocazione fondata su di un certificato che la parte avrebbe potuto acquisire a semplice richiesta presso un ufficio pubblico.


[1] In verità, secondo alcuni studiosi del diritto, la prescrizione non comporta mai l’estinzione del diritto sostanziale, ma solo quella del diritto processuale, ossia della possibilità di citare in giudizio il debitore; fermo restando che il creditore conserverebbe comunque la possibilità di continuare a chiedere e ricevere il pagamento.

 


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