Recupero crediti: non basta la fattura col decreto ingiuntivo
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2 Giu 2016
 
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Recupero crediti: non basta la fattura col decreto ingiuntivo

Per dimostrare l’esistenza del credito, nel caso in cui il debitore si opponga al decreto ingiuntivo, il creditore non può far leva solo sulla fattura.

 

Una fattura non basta per recuperare il credito: difatti, sebbene il documento fiscale sia sufficiente per ottenere un decreto ingiuntivo nei confronti del debitore, qualora però quest’ultimo presenti opposizione il creditore dovrà fornire ulteriori elementi di prova. In pratica, nella causa che scaturisce a seguito dell’opposizione del debitore (opposizione da avviare entro 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo), il creditore non può basarsi sulla fattura per dimostrare l’esistenza del proprio credito. È quanto ricorda una recente sentenza della Corte di Appello di Potenza [1] che, in realtà, non fa altro che riprendere un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza.

 

 

Il recupero crediti: cos’è?

Con il termine “recupero crediti” si indicano, di norma, tutte le attività – giudiziali e non giudiziali – che tenta il creditore per ottenere il pagamento di quanto gli spetta. Tali attività possono variare da forme più soft, come una semplice lettera di sollecito, inviata con posta ordinaria o con email, una telefonata di un call center o anche una messa in mora (la classica diffida di pagamento tramite raccomandata a.r.), a forme più aggressive che preannunciano il pignoramento. Queste ultime sono il ricorso al giudice: in particolare, il creditore può procedere in due modi alternativi:

  • con una richiesta di decreto ingiuntivo se ha una prova scritta del proprio credito, come una fattura, un assegno, una cambiale, ecc.
  • con una causa ordinaria (anche se con possibilità di sfruttare procedimenti più veloci da quello tradizionale [2]).

 

 

Il decreto ingiuntivo: cos’è?

Tramite il ricorso per decreto ingiuntivo, il creditore ottiene dal tribunale (o dal giudice di pace, a seconda della competenza), un ordine di pagamento da notificare al debitore entro i successivi 60 giorni. Il giudice valuta prima attentamente le prove depositate dal creditore a fondamento della propria pretesa: tali prove devono essere necessariamente scritte. Tra le prove che la legge indica come sufficienti a ottenere il decreto ingiuntivo vi sono le fatture, anche se si tratta di documenti redatti unilateralmente dallo stesso creditore.

 

Questa fase si svolge in assenza del debitore, il quale quindi non può essere a conoscenza se un creditore abbia o meno depositato, nei suoi confronti, una richiesta di decreto ingiuntivo se non con la notifica del decreto ingiuntivo stesso. Decreto però che, nel momento in cui gli viene consegnato, non è già esecutivo: devono infatti trascorrere ancora non meno di 40 giorni perché si possa eventualmente presentare un ufficiale giudiziario per il pignoramento.

 

 

Che può fare il debitore se riceve un decreto ingiuntivo?

Entro i predetti 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo, il debitore può decidere di opporsi allo stesso: lo deve fare con un atto di citazione che dà il via a una causa ordinaria, coi suoi tempi e costi. Con tale comportamento, il debitore evita che il decreto ingiuntivo diventi esecutivo e, quindi, ne blocca (per così dire) l’operatività. Tuttavia questo non toglie che il giudice, alla prima udienza, possa ritenere il credito sufficientemente certo per concedergli la cosiddetta provvisoria esecuzione: ciò significa che, se anche è in corso la causa di opposizione, il creditore può ugualmente procedere al pignoramento sulla base del decreto ingiuntivo stesso. Salvo poi, all’esito della causa, dover restituire al debitore quanto preso in caso di sconfitta.

 

 

La fattura non prova più il credito

Nel momento in cui si instaura il processo di opposizione al decreto ingiuntivo, il creditore, che aveva ottenuto il decreto ingiuntivo solo con la presentazione della semplice fattura, dovrà dimostrare il proprio diritto in altro modo. Questo perché, nel giudizio di opposizione, la fattura non basta più. Essa si presume corretta e veritiera solo ai fini dell’ottenimento del decreto ingiuntivo, ma nel momento in cui il debitore la contesta, allora il creditore deve dare prova del credito in altro modo, ad esempio ricorrendo ad altri documenti o ai testimoni.

Senza tali prove, il creditore perderà il giudizio di opposizione e il decreto ingiuntivo verrà revocato. Per cui il debitore non ha necessità di dimostrare elementi a proprio vantaggio, essendo sufficiente la semplice contestazione.

 

Se, viceversa, il creditore offre ulteriori prove del credito, il debitore dovrà a sua volta dimostrare che le eccezioni del creditore non sono fondate e, quindi, cercare di contrastare le sue prove.


[1] C. App. Potenza, sent. n. 63/2016 del 26.02.2016.

[2] Per es. art. 702 bis cod. proc. civ.

 


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