Se il creditore non trova beni da pignorare
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2 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Se il creditore non trova beni da pignorare

Recupero crediti: gli strumenti del creditore per scoprire dove il debitore nasconde i propri beni mobili, immobili, i conti correnti, lo stipendio, e come fare a pignorarli.

 

Il problema principale del recupero crediti non è tanto legato alla possibilità per il creditore di vincere la causa contro il debitore o procurarsi comunque un titolo contro di lui (un decreto ingiuntivo, un assegno, una cambiale), né comunque alla possibilità di agire, in tempi più o meno brevi, con un pignoramento; ma piuttosto alla concreta difficoltà, nel caso in cui il debitore sia nullatenente, di individuare i beni da sottoporre a pignoramento. Che succede, in buona sostanza, se il debitore non ha niente? Come fare per trovare i beni da pignorare?

 

 

Che significa nullatenente

Il recupero dei crediti si deve sempre confrontare con le effettive possibilità economiche del debitore. Se questi non è intestatario di alcun bene (in questi casi, si parla comunemente di nullatenente), tutto il procedimento esecutivo si blocca. Non solo: si blocca anche se, una volta pignorati i beni, questi non riescono ad essere venduti all’asta o il creditore non è interessato a chiederne l’assegnazione (diritto che gli è riconosciuto dalla legge, salvo versamento dell’importo pari all’eventuale differenza di valore rispetto al credito vantato).

Pertanto, anche con un titolo esecutivo che riconoscere l’esistenza del diritto di credito, potrebbe risultare impossibile riscuotere materialmente i soldi.

 

 

Come si fa un pignoramento?

Il creditore ha diverse risorse per tentare di pignorare i beni del debitore: di norma utilizza sempre lo strumento che, in relazione al proprio credito, è il più economico e sicuro.

 

Per piccoli e medi importi si tratta in genere del pignoramento presso terzi (che ricomprende quello sul quinto dello stipendio o della pensione, il conto corrente bancario, eventuali canoni di affitto dovuti dall’inquilino, il pagamento di fatture da parte dei clienti del professionista o dell’azienda).

 

Per i grossi importi, invece, è meglio optare per il pignoramento immobiliare, ossia il pignoramento della casa, dei terreni, di eventuali comproprietà, ecc. Risulta assai utile anche il pignoramento dell’automobile, oggi reso ancora più facile grazie alle nuove modalità che non richiedono più la materiale ricerca del bene: il tutto si svolge con la semplice iscrizione del pignoramento al registro pubblico automobilistico (PRA), previa ricerca del bene in via telematica da parte dell’ufficiale giudiziario; dopo di ciò scatta l’obbligo, per il proprietario, di consegnare il mezzo all’Istituto Vendite giudiziarie.

 

Solo raramente si utilizza il pignoramento mobiliare, che non dà quasi mai risultati soddisfacenti se non quello di costituire un mezzo di pressione sul debitore perché gli sottrare la disponibilità di beni a volte per lui utili (la televisione, il divano, il computer, la scrivania, gli armadi, ecc.). Di fatto, però, il pignoramento mobiliare, nonostante l’asporto dei beni del debitore (o la custodia degli stessi presso lo stesso debitore), non porta quasi mai alla vendita forzata di suddetti beni: un po’ perché dette vendite non vengono mai pubblicizzate, un po’ perché sempre più difficilmente si acquista prodotti di seconda mano quando ormai la produzione pratica prezzi popolari (grazie anche all’aiuto di internet).

 

 

Che succede se il creditore non trova beni da pignorare?

È difficile che il debitore sia completamente nullatenente, anche se astrattamente possibile. Chiunque, salvo che viva sulle spalle di qualcun altro, deve avere un minimo di risorse con cui campare.

Di norma, in questi casi, il pignoramento mobiliare è quello più utile a fornire qualche risultato, anche se indiretto. Difatti, qualora l’ufficiale giudiziario, recandosi presso il domicilio del debitore, non trovi beni da pignorare, invita quest’ultimo a fare una dichiarazione formale ove indichi i beni di cui eventualmente è proprietario per poter estendere su di essi il pignoramento. Si tratta, insomma, di una sorta di autodenuncia, che il debitore non può glissare, pena la responsabilità penale.

Molti creditori utilizzano questo sistema per avere delle informazioni che, altrimenti, non riuscirebbero a reperire.

 

 

Come sapere se il debitore ha intestato un bene immobile?

Per sapere se il debitore ha intestato una casa, un terreno o altri immobili è sufficiente recarsi alla Conservatoria dei Registri Immobiliari, presso l’Ufficio del Territorio (ormai incorporato presso l’Agenzia delle Entrate) e fornire i dati del debitore (nome, cognome, data di nascita; il solo codice fiscale potrebbe dar luogo ad errori). Il costo è di pochi euro. Questo sistema, aperto a tutti e non solo a chi abbia un’azione giudiziaria in corso, consente di sapere se il debitore è titolare di immobili, di quali immobili, ove si trovano ubicati, ecc. Con lo stesso sistema, ma effettuando una ricerca partendo dal bene e non dalla persona, è anche possibile sapere, nell’ipotesi in cui il debitore abbia ceduto i propri immobili, il nome e cognome del nuovo intestatario. Ciò servirà per l’esercizio di eventuali azioni revocatorie (v. dopo).

 

 

La ricerca telematica dei beni del debitore

Un ulteriore strumento utilizzato, grazie a una recente riforma, è l’utilizzo dell’anagrafe tributaria: si tratta di una banca dati utilizzata dal fisco che consente di comprendere le fonti di reddito di ogni contribuente (per esempio: redditi di lavoro dipendente, locazione, pensione, rendimenti, azioni, dividenti societari, obbligazioni, ecc.). Con questi dati il creditore è in grado di scoprire con quali sostanze il debitore vive e assoggettarle a pignoramento. Ad esempio, con l’anagrafe tributaria il creditore potrebbe sapere chi è il datore di lavoro del debitore e provvedere al pignoramento dello stipendio. Allo stesso modo può pignorare quote di azioni in società, ecc.

 

Per sapere, invece, se il debitore ha un conto corrente, il creditore può affacciarsi ad un’altra banca dati che è stata recentemente “liberalizzata” ed aperta a tutti: l’anagrafe dei conti correnti (o anche detta “dei rapporti finanziari”), che consente di conoscere il nome dell’istituto di credito ove il debitore deposita i propri soldi, nonché eventuali depositi in cassette di sicurezza, ecc.

L’anagrafe dei conti correnti non dice però se il debitore possiede un conto Paypal, banca che non è italiana e quindi non sottoposta alla nostra normativa sulla trasparenza verso il fisco.

 

 

Che succede se il conto del debitore è in rosso?

Spesso, dietro una situazione di nullatenenza, ci sono uno o più atti volontari del debitore con cui si è spogliato dei propri beni. Nel caso di bonifico di una somma consistente da un conto a un altro, il creditore potrebbe sottoporre a revocatoria tale atto (entro cinque anni dal suo compimento) qualora dimostri che esso è avvenuto con il solo intento di sottrarre i soldi al pignoramento. Facile è la dimostrazione se la somma viene spostata sul conto di un familiare senza una valida giustificazione. Peraltro, per l’esercizio della revocatoria, basta dimostrare la situazione di sostanziale nullatenenza del debitore, in tal modo fornendo la prova che l’atto di disposizione è stato effettuato proprio allo scopo di frodare il creditore.

 

 

Che succede se il debitore ha venduto tutti i suoi immobili?

Vale quello che abbiamo appena detto riguardo alle disposizioni sul conto corrente: tali atti (siano essi vendite, donazioni, comodati, cessioni di usufrutto o della nuda proprietà, ecc.) sono revocabili entro cinque anni. In tal modo il creditore recupera la possibilità di pignorare l’immobile alienato.


 


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