Avvocati: all’uomo niente indennità di maternità
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2 Giu 2016
 
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Avvocati: all’uomo niente indennità di maternità

Al libero professionista diventato padre la Cassa non paga l’indennità di maternità nei giorni in cui non può lavorare allo studio o in udienza.

 

All’avvocato uomo, divenuto padre, non spetta l’indennità di maternità in alternativa alla madre: l’indennità resta, infatti, a esclusivo vantaggio della professionista donna. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1] che riprende la stessa linea interpretativa sposata qualche settimana fa (leggi “Indennità di maternità: non spetta all’avvocato padre”).

 

Secondo l’interpretazione dei giudici supremi, la posizione dell’avvocato padre, dopo la nascita del figlio, non è assimilabile a quella della madre: questo perché le norme sull’indennità di maternità sono poste direttamente a protezione della filiazione biologica e pertanto hanno come scopo la tutela della salute della madre nel periodo precedente e successivo al parto. Non si può quindi forzarne l’interpretazione fino a ricomprendervi anche la posizione del padre, che in tale fase ricopre una posizione diversa, che non richiede la protezione del suo stato di salute.

 

Sulla scorta di tali principi è stata negata, a un padre avvocato, la corresponsione dell’indennità di maternità [2] in relazione alla nascita del figlio e in alternativa alla madre. Viene così rigettata la tesi secondo cui l’indennità di maternità spetterebbe anche al padre libero professionista, in alternativa alla madre, in base ad una semplice opzione dei genitori.

 

Peraltro la Corte Costituzionale ha già affrontato la questione di costituzionalità della norma in commento [2] con riferimento ai principi di eguaglianza tra coniugi ed al rispetto della vita familiare nella parte in cui non prevede il diritto del padre libero professionista di percepire, in alternativa alla madre biologica, l’indennità di maternità. Ma la Consulta ha rigettato la questione ritenendola non fondata; secondo i giudici delle leggi, l’indennità di maternità attiene unicamente alla tutela della maternità biologica, in quanto rivolta a tutelare la salute della madre in gravidanza e il periodo (protetto) di puerperio. In tale prospettiva l’indennità di maternità compete solo alla madre biologica.

Questa interpretazione è, peraltro, anche in linea con la giurisprudenza europea [3] in tema di parità di trattamento dei coniugi.

 

Insomma la maternità è cosa da donne. Secondo la Corte di Cassazione la posizione del padre, dopo la nascita del figlio, non è assimilabile a quella della madre e pertanto al primo non spetta l’indennità di maternità.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 3 marzo – 30 maggio 2016, n. 11129
Presidente Nobile – Relatore Balestrieri

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 710/2008 il Tribunale di Firenze condannava la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense (CNPAF) al pagamento, in favore dell’avvocato F.P. L., dell’indennità di maternità di cui all’art. 70 d.lgs. 26.3.2001 n.151 (come modificato dagli artt. 7 d.lgs. n. 115 /2003 e 1 d.lgs.n. 289/2003), in relazione alla nascita del figlio in data 8.5.2006, quantificandone l’importo in Euro 21.448,33, oltre accessori.
Contro tale sentenza proponeva appello la CNPAF, contestando che l’indennità in questione potesse essere attribuita al padre libero professionista, in alternativa alla madre, in base ad una semplice opzione dei genitori ed in forza di una mera “interpretazione costituzionalmente adeguatrice” del citato art. 70 così come espressamente ritenuto dai Tribunale.
Si costituiva l’appellato concludendo per il rigetto del gravame.
Con ordinanza del 15.5.09, la Corte territoriale, considerato che la pretesa del F. non poteva essere accolta in base ad una semplice interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina legale, sollevava questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli

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[1] Cass. sent. n. 11129/2016 del 30.05.2016.

[2] Ex art. 70 d.lgs n. 151/2001 (e successive modifiche).

[3] La Direttiva 41/2010 UE sull’applicazione del principio di parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività lavorativa autonoma, sancisce (artt. 2 e 8) che l’indennità di maternità spetti alla sola madre – lavoratrice autonoma o coniuge/convivente di lavoratore autonomo – laddove ella partecipi abitualmente all’attività autonoma del padre, senza essere né socia né salariata, svolgendo compiti identici o complementari a quelli del padre.

 


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