Gli elementi costitutivi del dolo
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3 Giu 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Gli elementi costitutivi del dolo

Le componenti psicologiche del dolo: la rappresentazione e la volontà; il dolo intenzionale e il dolo eventuale.

 

Secondo l’impostazione tradizionale si distinguono le due componenti psicologiche del dolo: rappresentazione e volontà. Rappresentazione e volontà possono avere oggetti diversi in quanto vi sono elementi costitutivi della fattispecie che possono costituire oggetto sia di volontà sia di rappresentazione mentre vi sono elementi che possono costituire solo oggetto di rappresentazione: si pensi ad esempio alle qualifiche del soggetto attivo o passivo. Quanto all’accertamento del dolo, in mancanza di indicazioni probatorie dirette (es. confessione), non si può prescindere dall’impiego di massime di esperienza (per tali intendendosi le regole ricavabili dall’osservazione dell’evolversi degli accadimenti umani, alla luce dell’id quod plerumque accidit), diretto ad arguire, dall’analisi delle circostanze esterne, la sussistenza dell’atteggiamento psicologico del reo (in tal senso CARINGELLA).

 

 

La rappresentazione

La rappresentazione deve abbracciare tutti gli elementi costitutivi; se l’agente ignora o erra su taluni si avrà errore che esclude il dolo. La rappresentazione sufficiente ai fini del dolo non è esclusa dallo stato di dubbio in ordine ad uno o più elementi della fattispecie. Il dubbio infatti non equivale né ad ignoranza né ad erronea conoscenza perché il soggetto si rappresenta contemporaneamente il duplice possibile modo di essere della cosa. Così se il soggetto si impossessa della cosa mobile sottraendola a chi la detiene nel dubbio che possa essere propria o altrui, agendo nello stato di incertezza, finisce con l’accettare il rischio che la cosa sia di altri e ciò giustifica, come vedremo, una imputazione per dolo.

 

La sufficienza dello stato di dubbio è però da escludere laddove la norma esiga la piena conoscenza di uno o più elementi del fatto di reato. Così nella calunnia ove è necessario che il soggetto sappia senza incertezze che l’incolpato è persona innocente. Va, infine, ricordato che tra gli elementi del fatto ve ne sono alcuni che possono essere solo rappresentati. Tra gli elementi del fatto suscettibili di sola rappresentazione rientrano tutti gli elementi precedenti o concomitanti alla condotta quali i presupposti, gli strumenti, il tempo e il luogo della condotta, le qualifiche del soggetto passivo. Si tratta di dati infatti la cui esistenza è indipendente dalla volontà del soggetto per cui non possono cadere nel raggio della volontà, ma sono solo oggetto di rappresentazione. Parimenti oggetto di sola attività intellettiva è l’assenza di cause di giustificazione. L’art. 59 comma quarto infatti stabilisce che se il soggetto non si prefigura di agire in assenza di cause di giustificazione, ma ritiene che ricorra qualche scriminante, il dolo esula.

 

 

La volontà

In secondo luogo il dolo è volontà di realizzare il fatto tipico. Non è infatti sufficiente la previsione dell’evento occorrendo anche la volontà del soggetto diretta a realizzarlo. Se manca tale volontà di commettere il reato, di produrre l’evento, il dolo non sarà integrato. Il dolo va tenuto distinto dal movente che costituisce la ragione che ha indotto il soggetto ad agire: es. odio o desiderio di vendetta, che è indifferente per l’ordinamento. In applicazione del principio cogitationes poena nemo patitur occorre che la volontà si traduca in atto integrando almeno gli estremi del tentativo. Il vero problema in ordine al momento volitivo del dolo consiste nello stabilire in quali casi un risultato esteriore della condotta umana può dirsi voluto.

 

La delicata controversia va risolta attraverso il criterio del consenso. Si considerano cioè volute non solo le conseguenze cui l’agente mirava (cd. dolo diretto o intenzionale) ma anche quelle approvate per l’eventualità che si verificassero, le conseguenze cioè del cui verificarsi ha accettato il rischio (cd. dolo eventuale).

 

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