Spese di viaggio del professionista: si possono dedurre?
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6 Giu 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Spese di viaggio del professionista: si possono dedurre?

Spese di trasferta di chi esercita un’attività professionale: trasporto, alberghi, ristoranti, in quale misura si possono dedurre dal reddito?

 

Capita spesso che, per lavoro, il professionista sia costretto a spostarsi: talvolta può trattarsi di semplici tragitti da percorrere in auto, altre volte di viaggi in aereo, treno o nave, con pernottamenti più o meno lunghi. In questi casi, le spese di trasporto, vitto e alloggio, pur essendo inerenti all’attività, non seguono le normali regole di deducibilità dei costi: perché possano essere interamente dedotte dal reddito, è necessario adottare una particolare procedura.

 

 

Spese alberghiere e di somministrazione

Le spese di pernottamento e quelle sostenute per la somministrazione di alimenti e bevande possono essere, dal 2015, dedotte integralmente, ma solo se direttamente a carico del committente.

In buona sostanza, la fattura dell’albergo e del ristorante deve essere emessa direttamente nei confronti del committente: il professionista, dunque, non deve sostenere la spesa e rifatturarla al committente, in quanto vitto e alloggio non costituiscono più compensi in natura per il lavoratore autonomo.

Negli altri casi, le spese per alberghi e ristoranti sono deducibili, ai fini Irpef ed Irap:

 

– in misura pari al 75%, nel limite del 2% dei compensi annui, se sostenute per attività professionale in trasferta;

– in misura pari al 75%, nel limite dell’1% dei compensi annui, se sostenute per rappresentanza;

– in misura pari al 75%, sul 50% del loro ammontare, se sostenute per partecipare a convegni, seminari e corsi.

 

 

Spese di viaggio

Sono invece integralmente deducibili dal reddito le spese di viaggio (o trasporto), se inerenti all’attività: in questa categoria rientrano, ad esempio, i biglietti dell’aereo, della nave, del treno, etc. Se, invece, il viaggio è effettuato per recarsi a convegni, seminari, corsi di aggiornamento, la deducibilità è limitata al 50%.

Può capitare che nei titoli di viaggio non siano indicati direttamente i dati del professionista: è allora opportuno allegare un documento con l’indicazione di data e motivazioni della trasferta, nonché degli eventuali clienti presso cui ci si è recati.

Se la trasferta avviene all’interno del proprio territorio comunale (quello del comune in cui si ha la sede dell’attività), il costo dei titoli di viaggio non può essere dedotto.

 

 

Trasferta in auto

Se la trasferta avviene con l’utilizzo dell’automezzo del professionista, valgono le regole generali per la deducibilità dei costi di carburante. In particolare, i costi, desumibili dalla scheda carburante, possono essere dedotti:

 

– nella misura del 20% del loro ammontare, esclusa l’Iva, che è deducibile nella misura del 40%;

– nella misura del 50% del loro ammontare, se il professionista aderisce al regime dei Minimi: in questo caso l’Iva, essendo indetraibile, entra a far parte del costo.

 

 

Professionista aderente al regime Forfettario

Merita un cenno, infine, la situazione del professionista che aderisce al regime Forfettario: questo nuovo regime fiscale non permette di dedurre alcun costo, in cambio di una decurtazione del reddito, che per i professionisti è pari al 22% (viene, cioè, tassato il 78% dei compensi).

Nessuna deduzione, dunque, per le spese di viaggio, alberghiere e di somministrazione alimenti e bevande, né per quelle di carburante.


 


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