Tutele dall’inadempimento del debitore: risoluzione del contratto
Professionisti
2 Giu 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Tutele dall’inadempimento del debitore: risoluzione del contratto

Il codice civile ha predisposto diverse forme di tutela a favore del creditore allo scopo di cercare di facilitarlo nella tutela dei propri diritti anche nel caso in cui il debitore risulti inadempiente. Tra le metodologie individuate la risoluzione del contratto assume fondamentale importanza.

 

 

Cosa è la risoluzione del contratto?

Non necessariamente il soddisfacimento del creditore deve avvenire con il recupero dei crediti; in talune ipotesi è necessario che la tutela si realizzi ottenendo anche che vengano meno i suoi impegni contrattuali a fronte di anomalie nello svolgimento del rapporto contrattuale, quindi dopo la sottoscrizione del contratto. Il creditore altrimenti si troverebbe nella posizione di dover comunque adempiere alle prestazioni sullo stesso gravanti, malgrado l’inadempimento di controparte (si pensi al contratto di locazione di immobile: finché non interviene una pronuncia del giudice che dichiari il contratto risolto per morosità, il proprietario non può di fatto allontanare dall’immobile l’inquilino che non paga).

 

In questi casi si parla appunto di risoluzione del contratto.

La risoluzione può avvenire in particolare:

 

  1. per inadempimento;
  2. per impossibilità sopravvenuta;
  3. per eccessiva onerosità sopravvenuta.

 

L’ipotesi che interessa ai nostri fini è quella della risoluzione per inadempimento che si verifica quando uno dei contraenti non adempie alle obbligazioni sullo stesso gravanti. Tale situazione giustifica che il contraente adempiente possa agire in giudizio per ottenere quanto gli spetta, ossia la prestazione non eseguita e il risarcimento del danno che dovrà comunque essere valutato rapportandolo all’interesse positivo, ossia al vantaggio patrimoniale che avrebbe ottenuto se la controparte avesse puntualmente, tempestivamente ed esattamente adempiuto i propri obblighi.

 

Il contraente adempiente può, invece (soprattutto nel caso in cui il patrimonio del debitore non sia sufficiente a consentire un recupero del dovuto), preferire di “eliminare” il vincolo contrattuale, tramite, appunto, la risoluzione, facendo venir meno l’obbligo di eseguire le proprie prestazioni (e chiedendo la restituzione di quelle eventualmente già eseguite nel frattempo). Egli, in tal modo, evita di dover eseguire una prestazione nei confronti di un soggetto che non ha eseguito la propria, con un’evidente riduzione dei rischi.

 

Per fare un esempio, che senso avrebbe nella vendita di beni effettuare la consegna quando si siano verificate circostanze legate alle condizioni economiche del cliente, che facciano fortemente dubitare o, addirittura, escludere, che egli sia in grado di pagarne il prezzo? È preferibile agire per ottenere la risoluzione del contratto; tenersi il bene, quindi non consegnarlo, oppure, se già consegnato, chiederne subito la restituzione, evitando il concorso degli altri creditori.

 

Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altra parte può, a sua scelta, chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno (art. 1453 c.c.). La risoluzione può essere richiesta anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento.

Non si può, invece, chiedere l’adempimento quando è già stata chiesta la risoluzione del contratto.

 

Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra (art. 1455 c.c.).

L’art. 1525 c.c. (Inadempimento del compratore) prevede inoltre che “nonostante patto contrario, il mancato pagamento di una sola rata, che non superi l’ottava parte del prezzo, non dà luogo alla risoluzione del contratto, e il compratore conserva il beneficio del termine relativamente alle rate successive”.

In queste ipotesi il creditore non è privato dei mezzi di tutela, ma dovrà “accontentarsi” di agire per ottenere la sentenza che pronunci la condanna del debitore ad un adempimento esatto o completo ed al risarcimento del danno.

Si consideri, comunque, che in assenza di un pericolo attuale ed evidente di perdere la controprestazione, la sospensione della prestazione contrattuale configura inadempimento contrattuale. Né rileva la rappresentazione soggettiva che l’obbligato si sia fatta senza corrispondenza con la realtà oggettiva e, quindi, colpevolmente, circa l’esistenza della situazione a giustificazione della sua inadempienza (Cass., 23 aprile 2003, n. 6475).

 

 

La risoluzione di diritto del contratto

In alcuni casi la legge stabilisce che la risoluzione del contratto possa avvenire non soltanto a seguito di una sentenza ma anche di diritto, ossia in modo “automatico”, ossia senza intervento del giudice, fermo restando che eventuali contrasti tra le parti (ad esempio circa l’essenzialità del termine) dovranno invece essere risolti dal giudice.

 

 

Il-Recupero-dei-Crediti

 


In pratica

La risoluzione del contratto è il rimedio posto dal legislatore per tutelare il contraente/creditore che non sia stato soddisfatto da controparte.

La risoluzione del contratto può avvenire:

per inadempimento;

per impossibilità sopravvenuta;

per eccessiva onerosità sopravvenuta.

In particolare, interessa la risoluzione per inadempimento che il creditore — nei contratti a prestazioni corrispettive — può scegliere in alternativa all’instaurazione del giudizio per la richiesta dell’adempimento e del risarcimento del danno: in questo modo viene “eliminato” il vincolo contrattuale.

La risoluzione del contratto per inadempimento, peraltro, può essere richiesta anche nel caso in cui il creditore abbia già provveduto ad instaurare il giudizio per ottenere l’adempimento.

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti