Quali sono i requisiti del contratto?
Professionisti
2 Giu 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Quali sono i requisiti del contratto?

Il codice civile, nella disciplina del contratto, ha evidenziato quali siano i requisiti minimi che deve contenere al fine di poter spiegare in maniera completa la sua validità ed efficacia.

 

 

Quali sono gli elementi essenziali del contratto?

L’art. 1325 c.c. indica come requisiti del contratto:

 

  • l’accordo;
  • la causa;
  • l’oggetto;
  • la forma (quando è prescritta dalla legge sotto pena di nullità).

 

La mancanza di uno dei requisiti indicati dal suddetto articolo comporta la nullità del contratto (art. 1418 c.c.).

 

 

L’accordo

L’accordo può definirsi come il consenso delle parti in ordine al programma contrattuale, cioè in ordine alla costituzione, modificazione o estinzione di un rapporto giuridico patrimoniale.

 

Per stabilire se le parti hanno perfezionato l’accordo, prima ancora di accertare se sono stati osservati i presupposti giuridici relativi alla formazione del contratto (completezza della proposta, rispetto della forma, tempestività dell’accettazione ecc.), occorre accertare se il comportamento delle parti (dichiarazioni, atti materiali, silenzi ecc.) integri una fattispecie valutabile/definibile come accordo.

 

Una fondamentale regola interpretativa impone di non fermarsi al significato

delle parole e di indagare la comune intenzione delle parti (art. 1362 c.c.).

La ricerca di questa comune intenzione, desumibile dal complessivo comportamento dei contraenti, può portare ad accertare che l’accordo è diverso da quello apparente che risulta dal testo e, addirittura, potrebbe fare escludere che l’accordo sia stato raggiunto, pur in presenza di una apparente congruenza letterale delle dichiarazioni.

 

Non basta, dunque, la coincidenza esteriore delle dichiarazioni, ma occorre che il complessivo comportamento delle parti, obiettivamente valutato, esprima la loro concorde volontà di costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.

 

 

Come si conclude un contratto: l’incontro delle volontà

Lo schema principale di formazione del contratto è quello che si realizza attraverso la proposta di una parte e l’accettazione dell’altra.

La volontà può essere dichiarata espressamente, di norma con un atto scritto, ma talora anche verbalmente o con segni convenzionali, o tacitamente, attraverso un comportamento concludente o, in casi del tutto particolari, con il silenzio.

 

Il comportamento concludente costituisce un mezzo di espressione che presuppone e sottintende una precisa volontà, manifestata appunto tramite il comportamento e non tramite una comunicazione scritta o verbale (così, ad esempio, nel caso del guidatore che procede personalmente al rifornimento di carburante dell’autovettura presso la pompa self service di un distributore, o che parcheggia l’autovettura in un parcheggio a pagamento).

 

Se spesso sono le circostanze in cui il comportamento è stato tenuto ad attribuirgli un certo significato, in talune ipotesi è la stessa legge a qualificare il comportamento tenuto, attribuendogli un particolare significato. Così, per fare due soli esempi, di norma “la restituzione volontaria del titolo originale del credito, fatta dal creditore al debitore, costituisce prova della liberazione anche rispetto ai condebitori in solido” (art. 1237 c.c.), oppure “se il contraente al quale spettava l’azione di annullamento vi ha dato volontariamente esecuzione conoscendo il motivo di annullabilità” il contratto è convalidato (art. 1444 c.c.).

 

 

La causa

La causa, come detto, è, con l’accordo, l’oggetto e la forma, uno dei requisiti del contratto (art. 1325 c.c.); la sua mancanza determina nullità del contratto ex art. 1418 c.c.

La causa è la ragione giustificativa del contratto. Essa non va confusa con i motivi.

Ai fini dell’indagine sul contenuto del contratto sono irrilevanti i motivi perseguiti dal singolo contraente, ancorché determinanti della volontà negoziale, ove non si siano esteriorizzati in una condizione o in una pattuizione contrattuale (Cass., 15 settembre 1999, n. 9840).

 

 

L’oggetto

L’oggetto consiste nelle prestazioni contrattuali (ad esempio il trasferimento della proprietà di un bene). Esso deve essere lecito, possibile, determinato o determinabile.

 

 

La forma

La forma, infine, consiste nella modalità con cui la volontà contrattuale può essere manifestata. Di norma, essa è libera, ossia non è richiesto per la validità del contratto che essa sia manifestata in un modo particolare; anche un accordo verbale od un comportamento concludente possono quindi fare sorgere obbligazioni contrattuali.

 

Persino una minuta potrebbe già contenere un contratto; infatti, se l’intesa raggiunta dalle parti ha ad oggetto un vero e proprio regolamento definitivo del rapporto non è configurabile un impegno con funzione meramente preparatoria di un futuro negozio, dovendo ritenersi formata la volontà attuale di un accordo contrattuale (Cass., 7 aprile 2004, n. 6871).

 

In ogni caso, un contratto può dirsi perfezionato allorquando le parti abbiano raggiunto l’accordo sugli elementi essenziali del contratto stesso, seppure abbiano fatto espresso rinvio ad ulteriori intese, ancora da stipulare, per definire elementi marginali (Trib. Milano, 21 maggio 2001).

 

Se il principio generale in materia di contratti è, come detto, quello della libertà

di forma, vi sono dei casi in cui la legge richiede forme particolari.

Devono farsi per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità, tra gli altri, i contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili o che costituiscono, modificano o trasferiscono diritti reali su beni immobili (art. 1350 c.c.).

 

L’adozione di una determinata forma per la stipulazione di contratto può essere prescritta sia per la validità del contratto (nel qual caso il contratto, se non ha rispettato la forma prescritta, è nullo) che per la prova dello stesso (nel qual caso il contratto, se non ha rispettato la forma prescritta, è comunque valido ma sarà molto difficile per il creditore far valere i propri diritti, dal momento che la legge, all’art. 2725 c.c., gli pone alcuni limiti dal punto di vista probatorio).

 

 

 

Il-Recupero-dei-Crediti


L’art. 1325 c.c. indica i requisiti fondamentali del contratto, ossia:

— l’accordo tra le parti, ossia il consenso tra le stesse a far venire ad esistenza un determinato contratto;

— la causa, che consiste nella ragione giustificativa che ha portato le parti a concludere il contratto;

— l’oggetto, che consiste nella prestazione contrattuale e che deve essere lecito, possibile, determinato o determinabile;

— la forma, ovvero la modalità con cui la volontà contrattuale viene manifestata. Il principio generale è quello della libertà della forma, ma vi sono casi in cui la legge stessa richiede forme particolari.

La mancanza di uno dei requisiti indicati dall’art. 1325 c.c. comporta la nullità del contratto (art. 1418 c.c.).

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti