Cos’è il contratto e l’autonomia contrattuale
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2 Giu 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Cos’è il contratto e l’autonomia contrattuale

 

Tra gli istituti disciplinati dal codice civile, il contratto è sicuramente ricompreso tra quelli fondamentali, essendo caratterizzato dalla capacità di costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.

 

Quotidianamente ciascuno, nello svolgimento di attività professionali o commerciali, ma anche semplicemente nelle attività della propria vita privata, conclude contratti e/o compie atti di esecuzione o modificativi di contratti già conclusi.

 

Il contratto è lo strumento giuridico con il quale si compiono operazioni economiche, in altre parole è “l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale” (art. 1321 c.c.) ed è fonte di obbligazioni.

 

Il contratto si caratterizza per la sua struttura bilaterale o plurilaterale, poiché si perfeziona con il consenso di due o più parti, ed anche per la sua “patrimonialità”, in quanto ha per oggetto rapporti “suscettibili di valutazione economica”. Un accordo diretto a costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico non patrimoniale esula dalla nozione di contratto.

 

Per il principio dell’autonomia contrattuale “le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge. Le parti possono anche concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico” (art. 1322 c.c.). Ai soggetti è concessa la facoltà di determinare il contenuto di una obbligazione e di combinare più obbligazioni o prestazioni in genere, anche al di fuori dei tipi contrattuali previsti dall’ordinamento, al fine di cercare di perseguire lo scopo economico che si prefiggono.

 

Questa autonomia non va confusa con la libertà di contrarre, che riguarda non il contenuto del rapporto, ma la circostanza che il soggetto possa liberamente stabilire se intenda, o meno, concludere un contratto.

Una volta che il soggetto abbia deciso che effettivamente intende concludere un contratto, potrà e dovrà anche decidere quale tipo di contratto concludere.

 

 

Il tipo di contratto: tipico o atipico

Le parti possono utilizzare uno schema negoziale (o tipo) già previsto dal legislatore oppure creare uno schema negoziale nuovo, purché diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico. Nel primo caso, il contratto sarà tipico (in quanto corrispondente ad uno schema negoziale espressamente disciplinato dall’ordinamento) nel secondo caso atipico.

 

Sono, ad esempio, contratti atipici:

 

  • il contratto di ormeggio;
  • la lettera di patronage;
  • il contratto con il quale il proprietario di un terreno ne trasferisca la disponibilità

a terzi per la sua destinazione a discarica;

  • il contratto autonomo di garanzia;
  • il contratto di iscrizione scolastica presso un istituto privato;
  • il contratto con il quale una parte concede all’altra la facoltà di collocare, su

un’area di sua proprietà, un’impalcatura ed una gru per effettuare lavori su

di un immobile adiacente;

  • il contratto di parcheggio;
  • il contratto di skipass ecc.

 

Il contratto atipico non può essere limitato solo ai contratti a prestazioni corrispettive, o più in generale ai soli contratti a titolo oneroso, poiché la lettera dell’art. 1322 c.c. pone come unico limite quello che essi siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento, e non può certamente ritenersi che sia meritevole di tutela solo ciò che è oneroso. Ne consegue che, in astratto, ben possono le parti, nell’ambito dell’autonomia contrattuale, porre in essere contratti atipici a titolo gratuito, salva la meritevolezza degli interessi cui sono diretti (Cass., 28 gennaio 2002, n. 982).

 

La libertà di concludere contratti atipici si basa su evidenti ragioni di opportunità e consente ai singoli di organizzare il regolamento contrattuale nei modi più conformi alle proprie esigenze, ed anche di adattarlo ad eventuali situazioni nuove in cui nessun tipo di contratto tipico dovesse offrire soluzioni appaganti.

 

Una contratto atipico, una volta utilizzato ampiamente nella prassi, acquista una sua “tipicità” sociale e giurisprudenziale, che diverrà tipicità legale se e quando il legislatore dovesse intervenire a regolare il contratto.

 

 

L’autonomia contrattuale e i limiti di legge

L’autonomia contrattuale, ossia la libertà di concludere contratti atipici, può essere limitata dalla legge, che in relazione a determinate categorie di beni, attività o interessi, definisce alcuni tipi contrattuali, e vieta di concludere contratti non riconducibili ad essi, ritenendo evidentemente che, in quel settore, regolamenti contrattuali diversi da quelli tipizzati non darebbero una sistemazione soddisfacente agli interessi in gioco.

 

Si è detto che l’ordinamento ammette contratti diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico (art. 1322 c.c.):

 

  • nei contratti tipici tale verifica di “meritevolezza” è stata fatta a priori dal legislatore che ha appunto scelto di disciplinare e tipizzare quelle figure contrattuali;
  • nei contratti atipici la verifica che essi siano “diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela” comporta di verificare che essi non siano contrari a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.

 

 

Come comprendere di che tipo di contratto si tratta

La qualificazione del contratto è un’operazione ermeneutica volta a identificare il modello legale astratto all’interno del quale ricondurre il contratto in concreto stipulato, al fine di assoggettarlo alla disciplina dettata dal modello suddetto. Tale operazione strutturalmente si articola in tre fasi, la prima delle quali consiste nella ricerca della comune volontà dei contraenti, la seconda nella

individuazione della fattispecie legale e l’ultima nel giudizio di rilevanza giuridica qualificante gli elementi di fatto in concreto accertati (Cass., 5 luglio 2004, n. 12289).

 

Il regolamento contrattuale, ossia l’insieme degli effetti contrattuali, non deriva solo dalla volontà delle parti, ma subisce il condizionamento di ulteriori fattori esterni. In altre parole tale regolamento deriva da una pluralità di fonti, riconducibili alle seguenti due categorie:

  • fonti autonome, che si sintetizzano nella volontà delle parti;
  • fonti eteronome, che sono essenzialmente due: la legge e la decisione del giudice.

 

Fra le diverse fonti del regolamento contrattuale esiste una gerarchia ideale, nel senso che le fonti autonome sono fonti necessarie, mentre le fonti eteronome sono definibili come eventuali. Sarebbe infatti inconcepibile la costruzione di un regolamento delle parti costituito esclusivamente da fonti eteronome senza l’ausilio della volontà delle parti.

 

Nel diritto contemporaneo si tiene conto di una serie di questioni determinate dalle disuguaglianze economiche e sociali tra i contraenti e delle conseguenze dello sviluppo della produzione di beni o servizi standardizzati, che fanno sì che in alcuni contratti, come quelli di adesione, le condizioni siano fissate unilateralmente da una parte, che siano creati schemi contrattuali uniformi che non consentono trattative.

 

Il tentativo di riequilibrare tali situazioni spiega molti limiti posti al principio della libertà contrattuale, con previsione di aggiunte/sostituzioni/soppressioni di clausole contrattuali in contratti liberamente stipulati dalle parti (si pensi ad esempio alla normativa in materia di locazioni di immobili), con imposizioni di obblighi di contrarre (ad esempio, art. 2597 c.c.), infine addirittura con obblighi di contrarre sulla base di regolamentazioni contrattuali integralmente imposte.

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In pratica

Il legislatore definisce il contratto come l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale e lo inserisce tra le fonti di obbligazioni.

Fondamentalmente si distinguono due generi di contratto:

— tipico, il cui contenuto è liberamente determinabile dalle parti, purché nel rispetto delle linee guida indicate dalla legge;

— atipico, che non appartiene ad uno schema dettato dal legislatore, ma deve essere diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico e rispettare il limite della conformità alle norme imperative, all’ordine pubblico ed al buon costume.

Per autonomia contrattuale si intende la facoltà lasciata alle parti di determinare liberamente il contenuto del contratto, nei limiti previsti dalla legge.

Autore immagine: 123rf com

 


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