Avvocati: assicurazione obbligatoria anche per le consulenze
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3 Giu 2016
 
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Avvocati: assicurazione obbligatoria anche per le consulenze

Avvocati, la polizza sulla responsabilità professionale copre la colpa grave, il danno alla controparte e l’attività stragiudiziale.

 

La nuova assicurazione obbligatoria per gli avvocati è pronta a partire: incassati i pareri di Cnf, Consiglio di Stato e Parlamento, il decreto appena scritto dal ministero verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e, dopo un anno, diventerà obbligatorio (leggi “Avvocati: arriva l’assicurazione obbligatoria sulla responsabilità”). La polizza, però, non dovrà coprire solo le attività strettamente “giudiziali”, quelle cioè conseguenti alla difesa in processo del proprio assistito, ma anche quelle parallele e stragiudiziali, come la semplice consulenza, e tutta una serie di ipotesi collegate all’esercizio della professione e alla conduzione dello studio legale.

 

Per leggere la bozza del decreto ministeriale clicca qui.

 

Ma vediamo cosa deve coprire l’assicurazione obbligatoria, secondo il dm che attua quanto previsto dalla riforma forense [1].

 

Vengono innanzitutto ricomprese nella copertura assicurativa tutte le nuove attività stragiudiziali introdotte dalle recenti riforme del processo come, ad esempio, l’assistenza nelle procedure di mediazione civile e tributaria, le procedure di arbitrato (rituale o irrituale) e la negoziazione assistita anche in materia di famiglia.

 

Non sono coperte, invece, per legge, salvo che le parti lo prevedano espressamente nella polizza, le altre attività cui l’avvocato sia comunque abilitato come, ad esempio, l’attività di professionista delegato nelle esecuzioni e divisioni immobiliari, quella di curatore fallimentare e di revisore legale.

 

L’assicurazione copre non solo la fase strettamente processuale, ma anche quelle preliminari come, ad esempio, le notifiche (attività che, spesso, nasconde numerose insidie e che non poche volte è stata fonte di responsabilità per il professionista), la fase di consulenza stragiudiziale o, ad esempio, lo stesso ritardo nell’avvio del giudizio che possa implicare la perdita del diritto del cliente (come nel caso di prescrizione; si pensi anche ad un recupero crediti ove, a seguito del tempo perso dall’avvocato nel notificare la citazione, il debitore abbia, nel frattempo, alienato tutti i propri beni).

 

L’assicurazione deve riguardare non solo la colpa semplice ma anche la colpa grave, ipotesi tutt’altro che rara, con inevitabili ripercussioni sui premi. Ma la copertura viene imposta non soltanto per i comportamenti colposi, ma perfino dolosi, commessi da collaboratori, dipendenti, praticanti e sostituti processuali.

 

La copertura deve poi comprendere la responsabilità civile per la custodia di documenti, denaro, titoli e valori ricevuti in deposito dai clienti. Infine l’assicurazione dovrà risarcire anche l’eventuale danno che possa derivare alla controparte, al difensore di quest’ultima (non si comprende il perché, essendo anche questi coperto dalla propria assicurazione) e a terzi estranei al rapporto professionale. Il dm infatti stabilisce che l’assicurazione deve prevedere la copertura della responsabilità civile dell’avvocato per tutti i danno che dovesse colposamente causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale. Non potranno essere considerati terzi i collaboratori e i familiari dell’assicurato.

 

Coperta da assicurazione è poi l’attività di redazione di pareri o di contratti.

 

Gli avvocati dovranno poi aggiungere, alla normale polizza sulla responsabilità professionale, quella sugli infortuni all’interno dello studio sia per i dipendenti, praticanti e collaboratori che per gli stessi clienti. La polizza dovrà coprire il rischio anche fuori dei locali dello studio legale come ad esempio nel caso di incidente stradale per una sostituzione di udienza fuori zona.

 

L’assicurazione deve prevedere, anche a favore degli eredi, una retroattività illimitata e un’ultrattività almeno per 10 anni per gli avvocati che cessano l’attività nel periodo di vigenza della polizza.

 

L’assicurazione non potrà recedere dal contratto qualora sopraggiungano denunce di sinistro o richieste di risarcimento nel corso del contratto stesso o di sua ultrattività. Questo però non toglie che, alla scadenza del rapporto, la compagnia possa disdettarlo e rifiutarne il rinnovo (al contrario di quanto avviene in materia di polizze Rc auto). Il che vuol dire che gli avvocati meno diligenti potranno avere serie difficoltà a trovare un assicuratore e, quindi, a continuare a svolgere la propria attività (posto che la polizza è ormai divenuta condizione per l’esercizio della professione forense), anche in considerazione del probabile proliferare di cause promosse da clienti desiderosi di rifarsi sull’assicurazione per gli insuccessi dei legali.


[1] Per tutti i professionisti, vedi art. 5 del Dpr 137/2012; per gli avvocati vedi art. 12 della riforma forense.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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