Spese sanitarie dei familiari non a carico: si possono detrarre?
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8 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Spese sanitarie dei familiari non a carico: si possono detrarre?

Detrazione delle spese sanitarie di coniuge, figli e altri familiari non a carico: se incapienti il contribuente può detrarre l’importo non scaricato?

 

Spesso capita che un nostro familiare si trovi ad affrontare spese sanitarie non indifferenti: com’è noto, queste spese (acquisto medicinali, dispositivi medici, prestazioni specialistiche, ricoveri, analisi, etc.) possono essere detratte dalle imposte, nella misura del 19% del loro ammontare (tolta una franchigia di 129,11 euro). Poiché, però, la detrazione trova capienza sino all’ammontare delle imposte dovute, come comportarsi se il familiare interessato non può detrarre l’intero importo?

 

 

Spese mediche del familiare a carico

Nel caso in cui il familiare risulti a carico del contribuente, non ci sono problemi: l’importo che non trova capienza nel reddito dell’interessato, difatti, può essere detratto direttamente dal contribuente.

Facciamo un esempio per capire meglio. Tizia, moglie di Caio, ha sostenuto 5.000 euro di spese sanitarie, nell’anno ed ha dunque diritto a una detrazione di 820,89 euro (950- il 19% di 5.000- meno la franchigia di 129,11 euro). Tizia, però, non deve pagare imposte: poiché risulta a carico di Caio: sarà lui, allora, a detrarre l’intero importo spettante, indicando le spese nella dichiarazione dei redditi (730 o modello Unico).

Ricordiamo che, per essere considerato a carico, il familiare deve avere un reddito non superiore a 2.840,51 euro annui.

Inoltre, possono essere considerati a carico:

 

– il coniuge (anche se legalmente ed effettivamente separato);

– i figli, anche non conviventi;

– i genitori;

– i generi e le nuore;

– il suocero e la suocera;

– i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, che convivano con il contribuente o che risultano a carico per provvedimenti dell’Autorità giudiziaria;

– i nipoti nei confronti dei nonni.

 

A differenza di figli e coniuge, per gli altri familiari a carico è necessario il requisito della convivenza col contribuente, salvo il caso in cui percepiscano assegni alimentari non derivanti da provvedimenti giudiziari.

 

 

Spese mediche familiari non a carico

Che cosa succede, invece, se il familiare incapiente (la cui detrazione per spese mediche non ha trovato capienza nelle imposte dovute) non risulta a carico?

In questo caso, sfortunatamente, la detrazione è persa: il contribuente, cioè, non ha la possibilità di riportare gli importi non detratti nella sua dichiarazione dei redditi, né il familiare può riportare la detrazione non fruita ad annualità successive.

Solo se la patologia per cui sono state sostenute le spese è esente, il contribuente ha la possibilità di detrarre gli importi che non hanno trovato capienza nelle imposte del familiare non a carico, sino a un tetto massimo di spesa di 6.197,48 euro.

Facciamo un esempio per capire meglio: Sempronio, figlio di Caio, sostiene, nell’anno, 6.000 euro di spese mediche per patologie esenti. Della detrazione totale spettante, pari a 1010,89 euro, trova capienza un importo pari a 500 euro. I restanti 510, 89 euro posso essere detratti da Caio, anche se Sempronio non è a suo carico, in quanto i costi sono stati sostenuti per patologie esenti.

 

 

Patologie esenti: quali sono

L’elenco delle patologie esenti, presente all’interno di un noto decreto ministeriale [1], è piuttosto lungo ed articolato. Ricordiamo, di seguito, le patologie esenti più diffuse:

 

– affezioni del sistema circolatorio;

– anoressia nervosa, bulimia;

– artrite reumatoide;

– cirrosi epatica;

– colite ulcerosa;

– demenze;

– diabete;

– dipendenza da sostanze stupefacenti, psicotrope e da alcool;

– epatite cronica;

– fibrosi cistica;

– glaucoma;

– infezione da hiv;

– insufficienza cardiaca;

– ipertensione arteriosa;

– insufficienza renale;

– insufficienza respiratoria;

– ipercolesterolemia;

– iperparatiroidismo, ipotiroidismo;

– lupus eritematoso;

– alzheimer;

– morbo di parkinson;

– nanismo;

– mielite;

– pancreatite cronica;

– psicosi;

– sclerosi multipla e sistemica;

– psoriasi;

– patologie neoplastiche;

– soggetti in attesa di trapianto e sottoposti a trapianto;

– soggetti nati con condizioni di gravi deficit fisici, sensoriali e neuropsichici;

– tubercolosi;

– spondilite anchilosante;

– anemie emolitiche ereditarie;

– disturbi interessanti il sistema immunitario: immunodeficienze congenite e acquisite determinanti gravi difetti delle difese immunitarie con infezioni recidivanti;

– soggetti affetti da malattie cardiache e del circolo polmonare;

– soggetti affetti da malattie cerebrovascolari;

– soggetti affetti da malattie delle arterie, arteriole, capillari, vene e vasi linfatici.


[1] DM 329/99.

 


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