Le imposte da pagare se si compra un appartamento
Lo sai che?
4 Giu 2016
 
L'autore
Angelo Forte
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Le imposte da pagare se si compra un appartamento

Immobili: guida per acquirenti e venditori, per conoscere la tipologia delle tasse dovute in caso di compravendita.

 

Le regole applicabili in caso di compravendita di immobili sono le seguenti:

 

1) Se si tratta della compravendita della cosiddetta prima casa (con relative pertinenze e sempre che non si tratti di immobile classificato nelle categorie A/1, A/8 e A/9 cioè abitazioni di tipo signorile, ville e castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico) e venditore è un privato, oppure un’impresa di costruzione o ristrutturazione che vende oltre il termine di cinque anni dal termine dei lavori e non opta per l’applicazione dell’iva nell’atto di vendita, è dovuta l’imposta di registro al 2% (non si applica l’Iva), l’imposta ipotecaria nella misura fissa di 50,00 euro e l’imposta catastale nella misura fissa di 50,00 euro;

 

2) se si tratta di compravendita della cosiddetta prima casa, ma l’atto di vendita rientri nel campo Iva (e ciò avviene o perché si compra da impresa di costruzione o ristrutturazione entro cinque anni dal termine dei lavori o perché, anche se la vendita avviene oltre i cinque anni dal termine dei lavori, l’impresa opta, dichiarandolo nell’atto di vendita, per assoggettare l’atto ad iva), in tal caso sarà dovuta l’iva con aliquota al 4% e le imposte di registro, quella ipotecaria e quella catastale nella misura fisa di euro 200,00 ciascuna;

 

3) nelle ipotesi di compravendite di immobili non prima casa, se venditore è un privato, oppure un’impresa di costruzione o ristrutturazione che vende oltre il termine di cinque anni dal termine dei lavori e non opta per l’applicazione dell’iva nell’atto di vendita o un’impresa “non costruttrice” che non ha eseguito lavori di restauro, risanamento o ristrutturazione, è dovuta l’imposta di registro al 9% (non si applica l’Iva), l’imposta ipotecaria nella misura fissa di 50,00 euro e l’imposta catastale nella misura fissa di 50,00 euro;

 

4) sempre nel caso di compravendite di immobili non prima casa e se venditore è impresa di costruzione o di ristrutturazione che vende entro i cinque anni dal termine dei lavori oppure un’impresa di costruzione o ristrutturazione che vende oltre i cinque anni dalla fine dei lavori ma non opta, nell’atto di vendita, per l’applicazione dell’iva, allora sarà dovuta l’iva al 10% (al 22% se oggetto di compravendita sono immobili classificati nelle categorie A/1, A/8 e A/9 cioè abitazioni di tipo signorile, ville e castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico), l’imposta di registro, quella ipotecaria e quella catastale nella misura fissa di Euro 200,00 ciascuna.

 

Va precisato che:

 

– L’imposta di registro è dovuta comunque nella misura minima di euro 1.000,00 (si tenga presente, comunque, che l’importo da versare potrebbe essere minore di 1.000,00 euro se, per esempio, si debba scomputare l’imposta proporzionale versata per la registrazione del contratto preliminare);

 

– l’importo minimo dell’imposta di registro di euro 1.000,00 deve essere versato una sola volta anche nell’ipotesi in cui oggetto di compravendita siano due o più immobili ed anche se a tali cessioni si debbano applicare aliquote diverse (per esempio: se si vende con unico atto un immobile che fruisce dell’aliquota del 2% essendo prima casa ed una pertinenza soggetta invece al 9% e se il calcolo dell’imposta di registro fosse pari in totale ad euro 650,00 ed euro 200,00 e, quindi ad euro 850,00, si dovrà versare comunque l’importo minimo di euro 1.000,00 a titolo di imposta di registro oltre alle imposte ipotecarie e catastali nella misura fissa di euro 50,00 ciascuna);

 

– la base imponibile sulla quale calcolare le diverse aliquote indicate in precedenza (sia per l’imposta di registro che per l’iva) è rappresentata dal prezzo effettivamente pagato.

In alcuni casi, però, è consentito applicare le aliquote non sul prezzo effettivamente pagato, ma sul valore catastale dell’immobile che si determina moltiplicando la rendita catastale, rivalutata del 5%, per diversi coefficienti (per 120 per i fabbricati diversi dalla prima casa classificati nelle categorie A e C con esclusione delle categorie A/10 e C/1; per 110 per i fabbricati prima casa; per 140 per i fabbricati classificati nel gruppo B; per 60 per gli A/10 cioè gli uffici e i fabbricati classificati in categoria D; per 40,8 per i fabbricati C/1 cioè gli uffici e i fabbricati classificati in categoria E).

Le condizioni per applicare la tassazione sulla base del valore catastale sono: 1) il contratto abbia ad oggetto immobili ad uso abitativo; 2) l’atto è soggetto a imposta di registro (non sarà invece possibile nel caso in cui l’atto sia soggetto ad iva), 3) l’acquirente è un privato non soggetto iva (cioè un privato che non acquista nell’esercizio di un’attività commerciale, professionale o artistica); infine, come già detto ed alle condizioni sopra indicate, la tassazione su base catastale è applicabile anche per le pertinenze acquistate insieme all’immobile che abbia uso abitativo (senza limite di numero delle pertinenze e a condizione che si evidenzi nell’atto di vendita il vincolo di pertinenzialità).

 


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti