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Lo sai che? Pubblicato il 5 giugno 2016

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Lo sai che? Offese: i politici devono tollerare le critiche

> Lo sai che? Pubblicato il 5 giugno 2016

Secondo la Cedu, perché scatti la diffamazione nei confronti di un politico è necessario che l’offesa sia più grave rispetto a quella per consumare il comune reato.

I politici devono tollerare di più le critiche e le offese rivolte nei loro confronti rispetto agli altri cittadini, per cui non si possono dolere per un’invettiva particolarmente aspra: affinché infatti scatti il reato di diffamazione verso un politico, è necessario “qualcosa in più” rispetto alla condotta posta nei confronti di una persona qualsiasi. A dirlo è la Corte Europea dei diritti dell’Uomo che, con una recente sentenza [1], ha di fatto ristretto i margini per le azioni di diffamazione contro i giornalisti.

La sentenza scagiona i giornalisti e non chiunque altro, perché solo i primi esercitano il diritto/dovere di informazione; pertanto, nel caso di diffamazione a mezzo stampa, i margini del diritto di critica e della provocazione aumentano se l’offesa è rivolta a un politico. Il tutto in linea diametralmente opposta a un disegno di legge, attualmente pendente in Italia, con cui si vorrebbe prevedere un aumento di pena per tutte le diffamazioni rivolte nei confronti dei politici. La bozza, tuttavia, non è stato ancora approvata, sicché i nostri giudici restano tenuti ad applicare la sentenza della Corte di Strasburgo.

Nella vicenda concreta, un giornalista russo aveva accusato un sindaco per aver ottenuto vantaggi personali, frase che gli era costata, in patria, una condanna per diffamazione. L’uomo, però, si è rivolto alla Cedu che lo ha invece prosciolto dalle accuse dalle accuse dei giudici nazionali.

 

La Corte Europea dei diritti dell’uomo bacchetta i giudici nazionali e dice loro di non limitarsi solo a valutare la singola espressione contenuta nel pezzo giornalistico senza tenere conto del fatto, ad esempio, che la notizia sia di interesse pubblico. Irrilevante il fatto che le accuse non siano mai state accertate dalla magistratura e confluite in una sentenza penale, perché la mancata condanna non esclude necessariamente la realtà dei fatti denunciati dalla stampa.

La sentenza, inoltre, consente al giornalista un certo grado di esagerazione e provocazione perché la scelta dello stile è parte integrante del diritto alla libertà di espressione. E questo soprattutto quando al centro dell’articolo ci sono politici, tenuti a una maggiore tolleranza rispetto alle critiche perché scelgono volontariamente di scendere nell’arena pubblica sottoponendosi a un controllo della collettività.

note

[1] Cedu sent. n. 38010/15 del 31.05.2016.

Per leggere la sentenza per esteso, clicca qui

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