Avvocato responsabile anche per il domiciliatario
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6 Giu 2016
 
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Avvocato responsabile anche per il domiciliatario

Responsabilità professionale: il collaboratore dell’avvocato presso cui è stato eletto domicilio non ha ricevuto il mandato dal cliente per cui, per le sue omissioni e colpe, risponde il dominus della causa.

 

L’avvocato è responsabile, nei confronti del cliente, non solo per i propri errori professionali, ma anche per quelli compiuti da tutti i soggetti di cui egli si vale, ivi compreso l’eventuale domiciliatario, ossia il legale con studio nel luogo ove di trova il tribunale competente a decidere. È quanto chiarito dal Tribunale di Rimini con una recente sentenza [1].

 

 

Il domiciliatario

Sebbene il processo telematico abbia semplificato gli adempimenti degli avvocati, in tutte quelle ipotesi in cui la causa si tiene in un foro diverso da quello ove il professionista ha lo studio resta spesso indispensabile nominare un avvocato del luogo, affinché curi alcuni adempimenti processuali come la stessa partecipazione alle udienze meno importanti. Quest’ultimo diventa, quindi, un collaboratore del titolare del mandato (cosiddetto “dominus”) e viene chiamato “domiciliatario” poiché è presso di lui che l’avvocato elegge domicilio per le notifiche inerenti al giudizio in corso (sebbene oggi gran parte delle comunicazioni avvengano, come detto, con l’ausilio della posta elettronica certificata).

 

 

La responsabilità è sempre del dominus

Secondo la sentenza in commento, l’avvocato è responsabile nei confronti del proprio cliente – e pertanto gli deve risarcire tutti i danni da questo patiti – a causa della negligenza professionale sua e del domiciliatario. È infatti il dominus a rispondere dell’attività svolta dal collega di cui si avvale, non avendo quest’ultimo ricevuto alcun mandato dal cliente.

 

Nel caso di specie un avvocato è stato condannato per via del fatto che il proprio domiciliatario non si era presentato in udienza, così portando alla declaratoria di inammissibilità della causa di appello e alla condanna alle spese.

 

 

Non tutti gli errori sono causa di responsabilità professionale

Come, però, nel caso in cui si deve giudicare la responsabilità dell’avvocato dominus, anche per quanto riguarda il domiciliatario valgono gli stessi principi: il risarcimento del danno non scatta sempre, per qualsiasi condotta colpevole, ma solo per quelle senza le quali la sentenza avrebbe avuto esito diverso. Invece, laddove anche eliminando la responsabilità del legale il giudizio avrebbe avuto la stessa sorte, con condanna del cliente, allora non si può più parlare di responsabilità professionale (leggi “La responsabilità dell’avvocato”). Così, ad esempio, nel caso di mancata presentazione di un’istanza, di omessa partecipazione a un’udienza, di tardivo deposito o notifica di un atto, ecc., l’avvocato evita la responsabilità professionale se dimostra che l’assistito avrebbe comunque perso la causa. Infatti, il legale non ha una “obbligazione di risultato”, nel senso che non è tenuto a realizzare comunque l’esito positivo a favore della parte assistita quando non sussistono in fatto e in diritto i presupposti per questo risultato (leggi: “Avvocato sempre responsabile per la consulenza”).

 

Lo stesso dicasi in caso di mancata indicazione delle prove, per dimenticanza dell’avvocato, la responsabilità scatta solo quando tali prove avrebbero potuto mutare la sentenza. L’avvocato deve quindi risarcire il cliente se non indica una prova indispensabile per la decisione del giudizio, a meno che non dimostri di non averlo potuto fare per fatto a lui non imputabile o di avere svolto tutte le attività che potevano essergli ragionevolmente richieste [2].

 


[1] Trib. Rimini, sent. n. 240/16 del 15.02.2016.

[2] Cass. sent. n. 25963/2015.

 


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