Avvocati: “prima consulenza gratuita” non è pubblicità ingannevole
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6 Giu 2016
 
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Avvocati: “prima consulenza gratuita” non è pubblicità ingannevole

CNF e studi legali su strada: la vittoria di A.L.T. di Cristiano Cominotto è un invito a tutti gli avvocati ad aprire le porte a una nuova era più libera e indipendente.

 

Sdoganati gli studi legali su strada e, soprattutto, i messaggi pubblicitari che, sebbene originali e apparentemente “forti”, non nascondono però alcuna violazione dei principi deontologici. Come quello “Prima consulenza gratuita”. A dirlo è il CNF, con una sentenza depositata lo scorso 7 marzo [1].

 

Al centro della vicenda giudiziaria c’è A.L.T., Assistenza Legale per Tutti, di cui l’avvocato Cristiano Cominotto è cofondatore. Ad A.L.T. venivano principalmente contestati tre comportamenti:

 

  • l’aver creato degli studi legali al piano terra, con accesso dalla pubblica via;
  • l’aver apposto, come insegna dei relativi studi, la dicitura L.T. che avrebbe creato confusione con la parola “ALT”, suonando come un invito perentorio al passante a fermarsi ed entrare nei locali in questione;
  • l’aver utilizzato, come messaggio pubblicitario, la frase “prima consulenza gratuita”, da considerare come pubblicità ingannevole. Secondo la tesi della “accusa”, infatti, il passante, attratto dalla gratuità della prestazione, sarebbe stato portato ad accedere allo studio, inconsapevole del fatto che si sarebbe invece trattato di una consulenza orientativa, con il rischio poi di dover pagare la prestazione completa. Con conseguente accaparramento della clientela.

 

Tutte le censure sono state rigettate.

Quanto alla posizione dello studio al piano terra, essa non viene vista come un elemento che possa recare pregiudizio al decoro della professione. Il che, peraltro, segna un notevole passo in avanti rispetto ai precedenti di qualche anno fa.

Viene poi valorizzata la diversità tra la parola ALT e l’acronimo A.L.T. che altro non è che la sigla di “Assistenza Legale per Tutti”. Nulla di fuorviante, dunque, nell’inserire le sole iniziali dello studio professionale.

 

Infine, quanto alla dicitura “Prima consulenza gratuita”, la difesa ha rimarcato il fatto che si tratta di pratica ormai effettuata da tutti gli avvocati all’interno dei propri studi legali e sulla quale bisognerebbe certamente giudicare con minor pregiudizio e ipocrisia. La censura è stata anch’essa accolta, più che altro per un “difetto di prova”. Difatti, si legge in sentenza “se è pur vero che la dicitura è in se stessa tale da non chiarire i limiti dell’offerta, non sono stati acquisiti elementi per valutare se, in concreto, l’attività dello studio si svolgesse, in rapporto alla richiesta di consulenza gratuita, con modalità tali da indurre in inganno il richiedente o se fosse condotta in modo corretto”.

 

Nella sentenza, regna poi il constante richiamo alla liberalizzazione operata dal Decreto Bersani e alle recenti pronunce dell’Antitrust, tutte ormai rivolte verso una maggiore liberalizzazione del mercato dei servizi legali.

 

Insomma, maggior peso non solo alle iniziative “non tradizionali” di esercizio della professione degli avvocati, ma anche a quelle esercitate con una certa indipendenza, imprenditorialità e originalità. Una novità per l’Italia che richiede, in questo, uno “svecchiamento” della professione.

 

 

“C’è stato un profondo mutamento in questi ultimi anni nella giurisprudenza dei giudici e del CNF” commenta a caldo l’avvocato Cristiano Cominotto, cofondatore di A.L.T. “È segno che i tempi stanno cambiando e qualcosa, finalmente, si sta muovendo anche per gli avvocati”.

“Non ci ha mai abbandonato la convinzione che, alla fine, avremmo vinto la nostra battaglia – prosegue poi l’avvocato – anche se una persona onesta, che combatte per i principi in cui crede, non può rimanere completamente indifferente a certi attacchi. Così abbiamo profuso tutta la nostra energia nel tentare di far capire alle istituzioni e ai colleghi che ciò che facciamo è perfettamente trasparente, lecito e, soprattutto in linea coi tempi”.

“Tutto si può fermare – prosegue poi Cominotto – tranne il progresso. Ci stiamo accorgendo che bisogna cambiare; assumere posizioni troppo rigide non può che danneggiare l’intera categoria. I problemi più grossi sono dovuti più al nostro immobilismo che ai recenti cambiamenti, cambiamenti peralto di cui non si può fare a meno. La società cambia il mondo cambia e chi rimane fermo, su posizioni superate, perde la sfida con il mercato e con sé stesso”.

 

A.L.T., che nel frattempo ha cambiato il proprio nome in A.L. (Assistenza Legale) oggi conta circa 14 studi su tutta Italia. L’evoluzione di A.L. si chiama Assistenza Legale Premium che nasce e si sviluppa con internet e il mondo digitale.


[1] CNF, sent. n. 30/2016, RF n. 27/13.

 

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