Contratto di solidarietà: quando è legale
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6 Giu 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Contratto di solidarietà: quando è legale

Alcune aziende utilizzano lo strumento del contratto di solidarietà in modo arbitrario, senza l’assistenza sindacale per il lavoratore. Che resta penalizzato.

 

Dire “c’è la crisi” non basta. La legge consente alle aziende di utilizzare lo strumento del contratto di solidarietà per affrontare un particolare momento di difficoltà senza ricorrere ai licenziamenti. Le regole ci sono, basta osservarle per non gravare troppo sugli stipendi dei lavoratori. Ma non sempre queste regole vengono rispettate. Il risultato: l’impresa gode dei benefici di legge, il dipendente no.

 

 

Contratto di solidarietà: che cos’è

Si tratta di un accordo sottoscritto tra il datore di lavoro, il dipendente ed un suo rappresentante sindacale che ha per oggetto la riduzione dell’orario di lavoro e/o dello stipendio. Può essere “difensivo[1] quando mira ad evitare licenziamenti in caso di crisi aziendale oppure “espansivo[2] quando tende a favorire nuove assunzioni attraverso la riduzione contestuale dell’orario di lavoro e della retribuzione.

Da sottolineare (e l’azienda o il sindacato dovrebbero spiegarlo sempre) che il lavoratore può recuperare questo sacrificio attraverso un rimborso di quote di retribuzione da parte dell’Inps.

La legge distingue due tipi di aziende che possono ricorrere allo strumento della solidarietà: quelle che rientrano nell’applicazione della cassa integrazione straordinaria (CIGS) [3] e quelle che non hanno questa possibilità [4].

 

 

Contratto di solidarietà di tipo A

Come appena accennato, possono sottoscrivere questo accordo le aziende che rientrano nell’applicazione della disciplina in materia di cassa integrazione guadagni straordinaria, comprese quelle che hanno l’appalto per servizi di mensa e pulizie, che abbiano occupato in media più di 15 lavoratori nel semestre precedente la presentazione della domanda. Sono escluse da questo requisito le case editrici, le agenzie di stampa nazionali e le imprese che stampano periodici.

Il contratto è rivolto a tutti i dipendenti ad esclusione di dirigenti, apprendisti, lavoratori a domicilio o con anzianità inferiore a 90 giorni oppure ancora assunti a tempo determinato con attività stagionale.

La riduzione dell’orario di lavoro non può essere calcolata su base annua: deve essere garantito, infatti, un minimo di prestazione lavorativa mensile. Quanto alla percentuale della riduzione, da concordare, comunque, tra le parti, non può superare il 60% dell’orario contrattuale. Se, per qualsiasi motivo, questa soglia dovesse essere superata, bisognerebbe stipulare un nuovo contratto dopo aver presentato la relativa domanda.

Va da sé che ai dipendenti coinvolti non può essere chiesto di svolgere del lavoro straordinario.

Ai lavoratori spetta un’integrazione pari al 60% della retribuzione persa a causa della riduzione dell’orario, cifra che sale all’80% per i dipendenti che hanno firmato un contratto di solidarietà difensiva. Il trattamento, di norma, è anticipato dall’azienda.

Gli accordi devono avere una durata massima di 24 mesi [5], prorogabili di altri 24 (36 mesi per i lavoratori delle aree del Mezzogiorno). Nei 12 mesi successivi non potrà essere stipulato un nuovo contratto.

 

 

Contratto di solidarietà di tipo B

Rivolto alle aziende che non rientrano nell’applicazione della CIGS, garantisce al lavoratore un contributo pari al 25% della retribuzione persa a causa della riduzione dell’orario. Questo contributo non ha carattere di retribuzione e non viene conteggiato per il versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. Ai fini pensionistici, si tiene conto dell’intera retribuzione di riferimento.

La durata massima è di 24 mesi senza proroghe.

Possono sottoscrivere questo tipo di accordo:

  • Le imprese con più di 15 dipendenti escluse dalla normativa in materia di cassa integrazione straordinaria e che abbiano avviato le procedure di mobilità;
  • Le imprese con meno di 15 dipendenti che vogliono evitare licenziamenti;
  • Le imprese alberghiere con gravi crisi occupazionali;
  • Le imprese artigiane. Quelle con più di 15 dipendenti devono avere avviato la procedura di mobilità.

L’accordo è destinato ai lavoratori dipendenti, con esclusione dei dirigenti, e a quelli con contratto a tempo determinato. Può essere sottoscritto anche dagli apprendisti, purché non venga compromessa la loro formazione.

 

 

Le regole per presentare domanda

Come abbiamo detto all’inizio, ci sono delle regole da rispettare per ricorrere allo strumento del contratto di solidarietà. Il primo passo è quello di stipulare un accordo con i sindacati. Non è corretto, dunque, stipularlo direttamente con il lavoratore senza l’assistenza, per quest’ultimo, di un legittimo rappresentante. Successivamente, l’azienda deve fare richiesta al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’integrazione salariale con modello CIGS SOLID1, allegando l’originale del contratto di solidarietà e i nomi dei lavoratori interessati.

Il trattamento verrà autorizzato con decreto ministeriale entro 30 giorni dalla ricezione della domanda. A questo punto, il datore di lavoro deve presentare richiesta di autorizzazione alla sede Inps competente per mettere a conguaglio il trattamento erogato con i relativi contributi.

 

 

Altre prestazioni

Il contratto di solidarietà è compatibile con le prestazioni in caso di malattia e non interessa il trattamento di fine rapporto (Tfr), che viene calcolato in base alla retribuzione che il lavoratore avrebbe dovuto percepire in assenza di questo accordo.


[1] Art. 1 legge 863/84

[2] Art. 2 legge 863/84

[3] Art. 1 legge 863/84

[4] Art. 5 comma 5 legge 236/93

[5] Legge 863/84

 

Autore immagine: 123rf com

 


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