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Lo sai che? Pubblicato il 16 luglio 2016

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Lo sai che? Lavori a disoccupazione zero: l’attuario

> Lo sai che? Pubblicato il 16 luglio 2016

L’attuario è uno degli impieghi che non conoscono disoccupazione: chi è, che cosa fa, quanto è richiesto, quale percorso di studi deve svolgere.

In uno dei periodi di maggiore carenza di impiego, sembra impossibile che esistano dei lavori “a disoccupazione zero”. Eppure questi lavori esistono e sono parecchi, alcuni abbastanza conosciuti, altri un po’ meno. Non tutti richiedono dei corsi di studio e dei percorsi di abilitazione particolarmente complessi, molti sono raggiungibili anche con una preparazione di livello medio.

Questa settimana parliamo della figura dell’attuario, richiesta da un numero sempre crescente di aziende: in tutt’Italia, coloro che svolgono questa professione non arrivano al migliaio, ma ne sarebbero necessari molti di più, considerati i problemi legati alle pensioni, l’evoluzione della finanza e i continui mutamenti normativi.

Attuario: di cosa si occupa

L’attuario è un professionista abilitato che si occupa di stabilire l’andamento futuro delle variabili demografiche, economiche e finanziarie, effettuando previsioni e analisi nel breve, medio e lungo periodo.

Non si tratta di un indovino con la sfera magica, ma di un professionista che, attraverso strumenti analitici, effettua delle valutazioni riguardo a fenomeni economici in situazioni di incertezza: ad esempio, può occuparsi di calcolare le tariffe delle assicurazioni, di configurare prodotti finanziari, di valutare l’equilibrio dei fondi pensione o i rischi aziendali…

Le attività che può svolgere sono dunque molto numerose: dall’elaborazione di analisi statistiche alla gestione dei dati, dalla certificazione nei bilanci delle imprese di assicurazione, dei fondi pensione e delle casse di previdenza, alla valutazione patrimoniale ed economica delle aziende pubbliche e private.

Le competenze dell’attuario sono sempre più richieste, anche nei settori estranei al tradizionale ambito previdenziale e assicurativo: il risk management (cioè la gestione del rischio) non è più, difatti, una prerogativa delle grandi imprese, in quanto anche le pmi sono sempre più consapevoli della necessità di possedere delle efficaci strategie per limitare i rischi. Ne sono conferma le richieste previsionali contenute nei principi contabili internazionali (Ias), che rendono indispensabile l’operato dell’attuario.

Il ruolo di questo professionista non si limita, dunque, ai numeri, ma si estende a un’analisi strategica complessiva, che faccia da guida alle scelte che imprese ed enti possono operare nel breve, medio e lungo periodo.

Come si diventa attuari

L’attuario, come abbiamo accennato, è un professionista iscritto all’apposito albo (istituito nel 1942).

Per accedere all’albo è richiesta:

– una laurea magistrale in finanza;

– una laurea magistrale in scienze statistiche;

– una laurea magistrale in scienze statistiche attuariali e finanziarie;

– una delle seguenti lauree del vecchio ordinamento:

  • scienze statistiche e attuariali;
  • scienze economiche, statistiche e sociali;
  • scienze statistiche demografiche e sociali;
  • scienze statistiche ed economiche;
  • statistica;
  • statistica e informatica per l’azienda;
  • economia delle istituzioni e dei mercati finanziari;
  • economia e finanza;

– una delle seguenti lauree specialistiche: classi 19/s, 90/s, 91/s, 92/s.

È però possibile accedere alla sezione B dell’albo (attuari junior), con una laurea triennale della classe L41, Scienze statistiche, o con un diploma universitario in Moneta e finanza, Scienze assicurative o Tecniche finanziarie e assicurative.

Per l’ammissione all’Esame di Stato non è obbligatorio il tirocinio, ma vi si può accedere dopo il conseguimento del titolo di studio, a seconda della sezione di iscrizione: ogni anno si svolgono due sessioni d’esame, presso l’Università “La Sapienza” di Roma e presso l’Università degli Studi di Trieste.

Dove lavora l’attuario

Gli sbocchi occupazionali dell’attuario sono molto numerosi, non solo come libero professionista, ma anche all’interno di enti pubblici ed aziende private. Attualmente, in tutt’Italia lavorano circa 150 liberi professionisti, 400 dipendenti di compagnie assicurative, 150 dipendenti all’interno del settore previdenziale e 200 prestano la propria attività nelle Università, negli enti di vigilanza, nelle banche e negli enti finanziari in genere. Senza contare la domanda crescente proveniente dalle aziende italiane ed estere.

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