IMU, TASI: nuda proprietà, coniuge superstite e usufrutto
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7 Giu 2016
 
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IMU, TASI: nuda proprietà, coniuge superstite e usufrutto

Chi deve pagare l’imposta sulla casa qualora dentro vi abiti un soggetto in usufrutto e non il nudo proprietario; l’ipotesi del coniuge superstite con diritto di abitazione.

 

Si avvicina la scadenza per il pagamento di IMU e TASI sulla casa e, come sempre, diversi sono gli interrogativi sui soggetti tenuti a pagare. Un’ipotesi che può comportare qualche perplessità è quella del diritto di abitazione del coniuge superstite (ad esempio, la moglie e il marito che continua a vivere nell’abitazione che un tempo era tetto coniugale) e dell’usufrutto con coesistenza, sullo stesso bene, della nuda proprietà in capo a un altro soggetto. Chi paga in questi casi? Analizziamo le due ipotesi.

 

 

Diritto di abitazione del coniuge superstite

Come noto, al decesso di uno dei due coniugi, la legge accorda all’altro, ancora in vita, il diritto di continuare a vivere nello stesso immobile. Non si tratta di un usufrutto, ma del cosiddetto diritto di abitazione che spetta per tutta la vita del coniuge superstite [1]. Di norma, in questi casi, la proprietà spetta (in tutto o in parte) ad altri soggetti rispetto al titolare del diritto di abitazione: si pensi al caso di un genitore che lasci in eredità l’ex casa coniugale ai due figli e alla moglie. Quest’ultima, pur continuando a vivere nell’immobile, è titolare solo di un terzo della nuda proprietà, mentre gli altri due terzi vanno divisi tra i due figli. Ebbene, chi paga in questi casi la Tasi e l’Imu?

 

In base all’attuale legge, il coniuge superstite è l’unico soggetto passivo d’imposta (Imu e Tasi) in qualità di possessore titolare del diritto reale di “abitazione”; per cui il nudo proprietario dell’immobile è assolutamente estraneo al rapporto d’imposta e quindi non deve pagare nulla.

 

A questo punto bisognerà verificare se il coniuge superstite, che vive nella casa familiare in quanto titolare del diritto di abitazione, possa godere delle agevolazioni previste dalla normativa. E così è. Infatti, trattandosi di abitazione principale, egli va esente da Imu e Tasi. Nell’esempio di poc’anzi, dunque, nella casa ereditata in parte dai figli, in parte dalla moglie, nessuno pagherà la imposte in quanto:

 

  • i nudi proprietari (i figli per due terzi, la madre per un terzo) sono estranei al rapporto di imposta;
  • il titolare del diritto di abitazione (la madre, moglie del deceduto), benché sia soggetto passivo di imposta, poiché ha fatto del tetto domestico la propria abitazione principale, può godere delle agevolazioni fiscali e, quindi, non deve pagare né la Tasi, né l’Imu.

 

 

L’usufrutto dell’abitazione

Un altro esempio è quello dell’usufruttuario di un immobile (sia che lo utilizzi, che lo dia in locazione a terzi). Anche in questo caso si può porre il dubbio se a pagare l’Imu e la Tasi sia il nudo proprietario o, appunto, l’usufruttuario. A riguardo il soggetto passivo dell’imposta è il possessore “a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e superficie”. Pertanto, tra i due soggetti, paga la Tasi solo l’usufruttuario.


[1] Il diritto di abitazione in favore del coniuge superstite può avere a oggetto esclusivamente l’immobile concretamente utilizzato prima della morte del “de cuius” come residenza familiare. Inoltre, il diritto di abitazione scatta nei confronti del coniuge superstite solo se la casa adibita a residenza familiare è “di proprietà del defunto o comune”. Se invece l’immobile è di proprietà di un figlio, è quest’ultimo che diventa il soggetto passivo d’imposta a meno che il coniuge superstite mantenga il diritto di usufrutto e acquisisca comunque la soggettività passiva.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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