Animali in condominio: è lecito vietarli?
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7 Giu 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Animali in condominio: è lecito vietarli?

Impedire al vicino di avere un cane o un gatto in casa è illegale, tranne in casi estremi. Ma il proprietario deve garantire la quiete pubblica e l’igiene negli spazi comuni.

 

Il cane che abbaia giorno e notte. Il gatto che fa una gita nell’orto del vicino e (ben che vada) gli crea qualche danno dove ha piantato l’insalata. Gli animali domestici sono in cima all’elenco dei motivi di lite tra condomini. Tant’è che, sempre più frequentemente, quando si vuole affittare un appartamento l’amministratore del palazzo avverte: “Cani e gatti sono vietati”. Eppure (cosa che in molti non sanno) la legge impedisce di esibire questo cartello.

 

 

Animali domestici: la legge sul condominio

Nel giugno del 2013 è entrata in vigore la modifica alla legge n. 220/12 secondo cui il regolamento di un condominionon può porre dei limiti alle destinazioni d’uso delle unità di proprietà esclusiva, né vietare di possedere o detenere animali di compagnia”. L’amministratore o il proprietario che imponga il contrario starebbe, pertanto, commettendo un atto illegale perché – recita il testo – starebbe “menomando i diritti personali ed individuali del condomino[1].

Al riguardo ci sono diverse sentenze che garantiscono agli amici degli animali di tenere in casa un gatto o un cane. Per la Cassazione [2] “è inesistente il divieto giuridico di tenere cani in condominio. Il regolamento che contenga una norma contraria è limitativo del diritto di proprietà e, quindi, giuridicamente nullo”.

Anche i Pretori di Torino e di Milano si sono espressi su questa linea: hanno assolto due proprietari di cani e condannato i titolari degli stabili al pagamento delle spese di lite, stabilendo che “i cani e gli altri animali domestici fanno parte delle affettività familiari”.

 

 

Cosa fare davanti ad un divieto

Se l’assemblea del condominio, ignorando quanto sancito dalla legge, approvasse comunque una delibera che limita il possesso di animali domestici, è possibile annullarla presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla data di delibera o dalla data di ricevimento del verbale. Il ricorso può essere scritto su carta libera ed è opportuno presentare la relativa documentazione che dimostri il buono stato dell’animale (eventuali certificati medici, ad esempio) oltre alle sentenze in materia ed alla copia della delibera. Il ricorso al Giudice di Pace si può evitare nel caso in cui la questione non sia stata dibattuta tra i punti all’ordine del giorno dell’assemblea, ma soltanto tra le “varie ed eventuali”. In questo caso, basta una raccomandata A/R all’amministratore del condominio per porre fine a tutto.

 

 

L’uso di spazi comuni per gli animali in condominio

Ma posso salire in ascensore con il mio cane? Certo. Il Codice Civile [3] stabilisce che i luoghi in comune di un condominio sono, appunto, “comuni”, cioè usufruibili da chiunque, purché vengano rispettate le più elementari norme di igiene e del decoro urbano. Se un vicino vuole contestare queste ultime, dovrà dimostrare, con apposita documentazione e perizie, che sia stato l’animale a causare il deterioramento o la sporcizia dei luoghi in comune o che sia portatore di qualche malattia. Ad ogni modo, e per evitare banali problemi, è sempre buona cosa tenere il cane al guinzaglio o dotarlo di museruola quando si entra in ascensore o si utilizzano le scale.

 

 

 

Se l’animale viene maltrattato

La pazienza, si sa, non è un dono di tutti. E qualche volta si verificano delle aggressioni agli animali dei vicini, rei di abbaiare troppo o di ledere la “sensibilità” degli altri. In questi casi, è opportuno presentare una denuncia-querela alle Forze dell’Ordine per minaccia [4] o, nell’ipotesi più grave, per uccisione di animale [5]. Se il malintenzionato ricorre al famigerato “bocconcino avvelenato”, rischia fino a 2 anni di reclusione in base al Testo Unico delle Leggi Sanitarie, che vieta la distribuzione di sostanze velenose poiché potrebbero essere ingerite anche dai bambini.

 

 

Quando si rischia un reclamo per l’animale in condominio

Naturalmente, non esistono solo i diritti. Il proprietario di un animale domestico può rischiare un reclamo se, per intensità e frequenza, i “disturbi” provocano insofferenza e causano danno alla quiete, o generano malessere anche in persone di provata pazienza.

Il caso più comune è quello del disturbo della quiete, il cane che abbaia spesso, per capirci. Non è semplice insegnare a Fido che, come per volume della musica o del televisore, deve abbassare l’intensità del latrato dalle 10 di sera alle 8 del mattino e che, di giorno, non deve, comunque, esagerare. Tuttavia, disturbare un solo vicino di casa non significa “disturbo della quiete pubblica” (anche se per il disturbo notturno che impedisca il sonno si rischia una multa o il pagamento di un risarcimento). Perché ciò avvenga, le lamentele devono essere corali [6] e l’abbaio continuato. Serve, inoltre, una perizia che dimostri che l’animare reca effettivamente un disturbo insopportabile, prima che si decida nero su bianco di allontanarlo dal condominio.


[1] Art. 1138 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 899/1972.

[3] Art. 1117 ss. cod. civ.

[4] Ex art. 612 cod. pen.

[5] Art. 544-bis cod. pen.

[6] Art. 659 cod. pen. e art. 844 cod. civ.

 


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