Medico responsabile solo se non segue le linee guida
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7 Giu 2016
 
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Medico responsabile solo se non segue le linee guida

Con la legge Balduzzi è cambiata la disciplina sulla responsabilità dei medici per colpa professionale: per la Cassazione non esiste più l’imperizia, ma l’allontanamento dalle linee guida.

 

Sarà più difficile chiedere il risarcimento a un medico per una semplice “colpa lieve” commessa durante un intervento, una cura, una diagnosi; la legge Balduzzi [1], infatti, ha cambiato i parametri per stabilire quando il sanitario è colpevole o meno nei confronti del paziente: non vale più il criterio generico della “imperizia” su cui si è basata per anni la giurisprudenza, ma il discostamento dalle cosiddette “linee guida” ossia le pratiche consigliate dalla scienza medica, a prescindere dalla imperizia o negligenza che si ritiene di contestare. Questo, in buona sostanza, significa che se il paziente riporta un danno o, peggio, muore, il medico può essere scriminato quando ha rispettato le linee guida, benché sia stato negligente o imprudente. A chiarirlo è una sentenza della Cassazione depositata ieri [2].

 

La Legge Balduzzi, che ha riformato la materia della responsabilità medica, non contiene alcun richiamo al canone della perizia né alla particolare “difficoltà del caso clinico”. Con la conseguenza che tutte i danni determinati dalla colpa lieve del medico sono diventati penalmente irrilevanti.

 

In passato, la Cassazione [3] aveva escluso il perdono per tutti quegli errori medici connotati da negligenza o da imprudenza. Invece, da oggi, il nuovo metro per stabilire se un medico è responsabile o meno, scrive la Cassazione, dovrà ora essere, più semplicemente la distanza della sua condotta da quella prevista dalle Linee guida.

 

 

La vicenda

La vicenda ha visto scagionato dalla accusa di omicidio colposo un chirurgo per aver disposto subito la Tac nei confronti di un ammalato il quale, già al momento del ricovero in ospedale, presentava i sintomi riferibili alla fessurazione dell’aneurisma dell’aorta addominale: inutile il successivo intervento per la rimozione.

 

 

Le linee guida

La Cassazione ricorda cosa sono le “linee guida” mediche o, come da alcuni chiamate, le cosiddette “best practice”: si tratta di raccomandazioni di comportamento clinico dettate dalla comunità scientifica. Esse contengono indicazioni su come, in determinate situazioni, il medico deve comportarsi. Le Linee guida, aggiunge la Corte, ormai investono molteplici ambiti professionali sanitari «chiamati a interagire nella prestazione delle cure». Pertanto non più di sola «perizia» in senso stretto si parla, ma piuttosto di «raccomandazioni che attengono ai parametri della diligenza, ovvero della accuratezza operativa».

Quindi, esse finiscono per dettare un parametro di valutazione della condotta del sanitario. A tal fine bisogna soltanto mettere a confronto la condotta posta in essere dal medico e il comportamento tecnico indicato invece dalle best practice, con la conseguenza che il livello della colpa sarà tanto più alto in base a quanto sia stata elevata l’inosservanza delle best practice.

 

Proprio qui entrano in gioco le raccomandazioni (alias le linee guida “scriminanti”), nel senso che «il grado della colpa sarà verosimilmente elevato nel caso di inosservanza di elementari doveri di accuratezza».


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 11 maggio – 6 giugno 2016, n. 23283
Presidente Blaiotta – Relatore Montagni

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale di Genova, con sentenza in data 4.05.2012 dichiarava D.A. responsabile del delitto di omicidio colposo ascrittogli, per avere cagionato la morte del paziente G.E. ; concesse le attenuanti generiche, l’imputato veniva condannato alla pena di mesi quattro di reclusione ed al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile ed al versamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari ad Euro 50.000,00. Al D. si contesta, quale medico chirurgo addetto al reparto di medicina generale dell’Ospedale (omissis) , di avere, per colpa, cagionato la morte di G.E. , persona che presentava, già all’atto del ricovero in ospedale, sintomatologia riferibile alla fessurazione dell’aneurisma dell’aorta addominale. Segnatamente al D. si addebita di aver omesso, nella notte del (omissis) , nonostante l’aggravamento della sintomatologia addominale, di attuare tempestivamente ogni possibile e specifica attività diagnostica e terapeutica, atteso che la TAC venne eseguita solo alle ore 16.00 del (omissis) , quando il quadro di rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale era ormai conclamato. In tal moto, in assunto accusatorio,

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[1] Legge n. 189/12.

[2] Cass. sent. n. 23283/16 del 6.06.2016.

[3] Cass. sent. n. 11493/13; 16944/15; 26996/15.

 


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