Equitalia: l’estratto di ruolo non prova la notifica della cartella
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7 Giu 2016
 
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Equitalia: l’estratto di ruolo non prova la notifica della cartella

La consegna della cartella di pagamento deve essere dimostrata con l’esibizione della relazione di notifica del messo notificatore o con la ricevuta della raccomandata a.r.

 

Se Equitalia sostiene di averti notificato una cartella di pagamento, benché tu non ne abbia memoria, non può dimostrarlo con una semplice stampa dell’estratto di ruolo: quest’ultimo, infatti, è un tabulato che non ha alcun valore di ufficialità e non può provare né l’esistenza del credito, né tantomeno la notifica della cartella esattoriale. A dirlo è una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli [1]. L’unico modo che ha Equitalia per provare l’adempimento della consegna della cartella esattoriale è quello di produrre (in caso di notifica a mani del plico) la relazione di notifica redatta dal messo notificatore oppure (in caso di notifica tramite raccomandata a.r. delle poste) l’avviso di ricevimento della raccomandata stessa.

 

Le implicazioni pratiche di questo principio sono numerose. Non poche volte succede, infatti, che il contribuente si accorga di avere un debito nei confronti dell’erario proprio dall’estratto di ruolo consegnatogli da Equitalia. In esso viene indicato l’importo dovuto, la causale e la data di notifica della cartella. Ma, come ha spesso chiarito la giurisprudenza della stessa Cassazione, tali informazioni non assumono alcuna valenza di prova, poiché ricavate solo dai computer interni di Equitalia. La quale, per ovvie ragioni, non può certificare fatti a sé favorevoli. Solo l’attestazione di un pubblico ufficiale (come un postino o un messo notificatore) potrebbe comprovare l’effettiva spedizione della cartella. E da oggi questa prova può essere fornita anche mediante la PEC recapitata dal gestore del servizio di posta elettronica certificata cui Equitalia, dallo scorso 1° giugno, è obbligata a servirsi (leggi “Come difendersi dalle PEC di Equitalia”).

 

Una seconda implicazione pratica si ha nel caso di ricorso al giudice contro un atto di Equitalia, ad esempio un pignoramento. Se il contribuente asserisce di non aver mai ricevuto l’atto prodromico, ossia la cartella, Equitalia è tenuta a fornire la prova contraria, prova che, appunto, non può consistere nel semplice estratto di ruolo.

 

 

Cos’è l’estratto di ruolo?

Comunemente con tale termine si indica un documento che evidenzia ciò che emerge dal sistema informativo interno dell’agente della riscossione, permettendo al contribuente di conoscere la propria situazione fiscale ed eventualmente posizioni debitorie aperte. Si tratta, essenzialmente, di un documento sorto dalla prassi nell’ottica di una semplificazione dei rapporti tra contribuente e agente della riscossione.

 

 

L’estratto di ruolo si può impugnare

Alla luce di ciò si comprende come, per dimostrare la notifica della cartella, non bastano i dati contenuti nell’estratto di ruolo. Il contribuente ha così la possibilità di impugnare lo stesso estratto di ruolo quando in esso venga indicata la consegna di una cartella che, invece, non è mai stata ricevuta (leggi “Come dimostro che non ho ricevuto la cartella di Equitalia?”). Ma, prima di questo passo, è meglio che si accerti dell’effettivo inadempimento dell’Agente della riscossione, presentando una istanza di accesso agli atti amministrativi con cui richiede di vedere tutti i documenti attestanti la notifica (richiesta da effettuarsi entro massimo 5 anni dalla presunta data di consegna della cartella). Ad essa, Equitalia dovrà rispondere entro 30 giorni, fornendo gli originali della ricevuta della raccomandata o dell’attestazione del messo notificatore. In tal modo, il contribuente potrà verificare se la notifica sia stata regolarmente eseguita o meno.

 

Allo stesso modo, la produzione in giudizio degli estratti di ruolo non ha alcun valore di prova e il giudice non potrà che accogliere il ricorso del contribuente il quale lamenti la mancata notifica della cartella.


[1] CTP Napoli sent. n. 3150/16 del 23.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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