HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 7 giugno 2016

Articolo di

Lo sai che? Assegno di mantenimento a coniuge e figli: prescrizione

> Lo sai che? Pubblicato il 7 giugno 2016

Separazione e divorzio: quando si prescrive il diritto dell’ex coniuge – moglie o marito che sia – e dei figli a percepire l’assegno di mantenimento.

Anche l’assegno di mantenimento ha una sua prescrizione: il che significa che chi ne ha diritto e non riceve il pagamento per una o più determinate mensilità non può più pretenderlo nel caso in cui lasci decorrere troppo tempo. In particolare il tempo oltre il quale si prescrive il diritto all’assegno di mantenimento è di cinque anni. Ma procediamo con ordine.

Mantenimento: cos’è e come si calcola

Il cosiddetto “mantenimento” è una sorta di misura assistenziale che il giudice dispone nel caso in cui la coppia si separi o divorzi; ne ha diritto chi dei due ex coniugi ha un reddito inferiore all’altro e, quindi, non è in grado di mantenere, con le proprie forze, lo stesso tenore di vita che aveva quando ancora vi era la convivenza. In particolare, viene chiamato “assegno di mantenimento” l’assegno che scatta dopo la separazione, mentre detto “assegno divorzile” quello che scatta dopo il divorzio (e che, ovviamente, sostituisce il precedente).

Per calcolare il mantenimento il giudice valuta una serie di parametri sui quali qui non ci dilungheremo (per maggiori dettagli leggi “Come si calcola il mantenimento”), ma che sinteticamente consistono in un vaglio dei rispettivi redditi, delle spese che andranno a sostenere i coniugi con la separazione (eventuali affitti, nuove utenze, rate di mutuo, ecc.), la capacità del beneficiario di mantenersi da solo per via della più o meno giovane età e della sua capacità di lavorare, la durata del matrimonio, ecc.

Quando si prescrive l’assegno di mantenimento?

La prescrizione dell’assegno di mantenimento è di cinque anni. Tuttavia, come più volte chiarito dalla Cassazione [1], a prescriversi non è mai il diritto all’assegno di mantenimento o a quello divorzile, in sé per sé, ma la singola mensilità non pagata.

Tanto per fare un esempio, se d’un tratto il marito smette di pagare il mantenimento alla ex moglie e questa, per sei anni di seguito resta in silenzio, non agisce nei suoi confronti né lo sollecita, questa avrà sempre diritto, per il futuro, a ottenere il mantenimento, tuttavia, perderà la possibilità di rivendicare il pagamento delle mensilità più vecchie di cinque anni. Sempre per rimanere nell’ambito dell’esempio, se l’inadempimento è iniziato del 2010 e la moglie si attiva solo a fine 2016, avrà perso il diritto per tutto l’anno 2010 e 2011.

Pertanto, non avremo un’unica prescrizione, ma tanti termini per quante sono le mensilità di mantenimento dovute, ciascuna delle quali inizia a decorrere dal mese successivo. Così, ad esempio:

  • la prescrizione della mensilità di mantenimento dovuta per gennaio 2010 inizia a decorrere da febbraio 2010 (un mese dopo) e si compie a gennaio 2015, ossia cinque anni esatti dopo; quindi a partire da febbraio 2015 non si può più chiedere l’arretrato perché prescrittosi;
  • la prescrizione della mensilità di mantenimento dovuta per febbraio 2010 inizia a decorrere da marzo 2010 e si compie a febbraio 2015; quindi a marzo 2016 non si può più chiedere l’arretrato; e così via…

Il mantenimento dei figli

Le stesse regole si applicano per l’assegno di mantenimento dovuto ai figli: anche per esso a prescriversi non è il diritto ma le singole mensilità non pagate, le quali si prescrivono in cinque anni decorrenti dal mese successivo a quello in cui il versamento è dovuto.

Pertanto, trattandosi di prestazioni periodiche e tra loro autonome, esse non si prescrivono a decorrere da un unico termine (la data della sentenza di separazione o di divorzio), bensì dalle singole scadenze delle prestazioni mensili dovute.

note

[1] Cass. sent. n. 23462/2009.

[2] Trattandosi infatti di prestazioni che debbono essere pagate periodicamente in termini inferiori all’anno, sono prestazioni di natura periodica assimilabili alla nozione di “pensioni alimentari”, come tali soggette alla prescrizione di cinque anni, ai sensi dell’art 2948 cod. civ., che decorre dalle singole scadenze: così Cass. sent. n. 18097/2005; n. 336/2004; n. 6975/2005; n. 13414/2010.

Autore immagine: 123rf com

Trib. Savona sent. del 31.07.2015

In tema di azione di regresso promossa dal genitore per conseguire dall’ altro la quota di spese di mantenimento sostenute in via esclusiva fin dalla nascita del figlio nonché quello dell’ azione promossa per il risarcimento del danno conseguente al mancato riconoscimento, il termine di prescrizione dell’ azione di regresso decorre rispettivamente dalla data in cui ogni singola spesa è stata effettuata e dal raggiungimento dell’ indipendenza economica del figlio e, non, dal passaggio in giudicato della sentenza di accertamento della filiazione. Difatti, l’esistenza degli obblighi previsti dagli art. 148, 315 bis e 316 bis c.c. si riconnette al solo fatto della procreazione, a prescindere dal riconoscimento formale dello status.

Cass. sent. n. 18078 del 20.08.2014

La sospensione della prescrizione tra i coniugi, prevista in via generale dall’art. 2941, n. 1, c.c., non si applica ai coniugi legalmente separati (nella specie, con riferimento ai ratei dell’assegno di mantenimento).

Cass. sent. n. 7981 del 04.04.2014

In tema di separazione dei coniugi e di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il diritto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento, in quanto avente ad oggetto più prestazioni autonome, distinte e periodiche, si prescrive non a decorrere da un unico termine, cioè la data della pronuncia della sentenza di separazione, bensì dalle singole scadenze di pagamento.

La sospensione della prescrizione tra coniugi di cui all’art. 2941 n. 1, c.c. non trova applicazione al credito dovuto per l’assegno di mantenimento previsto nel caso di separazione personale, dovendo prevalere sul criterio ermeneutico letterale un’interpretazione conforme alla “ratio legis”, da individuarsi tenuto conto dell’evoluzione della normativa e della coscienza sociale e, quindi, della valorizzazione delle posizioni individuali dei membri della famiglia rispetto alla conservazione dell’unità familiare e della tendenziale equiparazione del regime di prescrizione dei diritti post-matrimoniali e delle azioni esercitate tra coniugi separati. Nel regime di separazione, infatti, non può ritenersi sussistente la riluttanza a convenire in giudizio il coniuge, collegata al timore di turbare l’armonia familiare, poiché è già subentrata una crisi conclamata e sono già state esperite le relative azioni giudiziarie, con la conseguente cessazione della convivenza, il venir meno della presunzione di paternità di cui all’art. 232 c.c. e la sospensione degli obblighi di fedeltà e collaborazione.

Cass. sent. n. 7986 del 4.04.2014

In materia di mantenimento del figlio naturale, il diritto al rimborso “pro quota” delle spese sostenute dalla nascita del figlio, spettante al genitore che lo ha allevato, non è utilmente azionabile se non dal momento della sentenza di accertamento della filiazione naturale, che conseguentemente costituisce il “dies a quo” della decorrenza della ordinaria prescrizione decennale.

Trib. Roma, sent. n. 7400/2014

L’esistenza degli obblighi previsti dagli art. 148, 315 bis e 316 bis c.c. si riconnette al solo fatto della procreazione, a prescindere dal riconoscimento formale dello status. L’azione di regresso del genitore che abbia provveduto da solo al mantenimento del figlio e quella di concorso negli oneri di mantenimento può essere azionata nei confronti dell’altro genitore a prescindere da una pronuncia sullo status passata in giudicato. La prescrizione dell’azione decorre da ogni singola spesa effettuata e il termine è quello decennale non vertendosi in materia di alimenti ma di regresso in materia di obbligazioni solidali.

È conforme all’evoluzione del diritto positivo, nazionale ed internazionale, nonché all’evoluzione della coscienza sociale, la tesi che riconnette l’esistenza degli obblighi previsti dagli art. 148, 315 bis e 316 bis c.c. al solo fatto della procreazione, a prescindere dal riconoscimento formale dello status: ciò significa, trattandosi di obblighi giuridici, che sia l’azione di regresso spettante al genitore che ha provveduto da solo al mantenimento, alla cura ed all’educazione del figlio, sia quella di concorso negli oneri di mantenimento, cura ed educazione può essere svolta a prescindere da una pronuncia sullo status passata in giudicato, in un giudizio nel quale il fatto materiale della procreazione verrà accertato — in via incidentale o con efficacia di giudicato — qualora il presunto padre, convenuto, contesti la filiazione: la prescrizione dell’azione di regresso decorre da ogni singola spesa effettuata, ed il termine è quello decennale, non vertendosi in materia di alimenti, ma di regresso in materia di obbligazioni solidali.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK