False residenze: arrivano i controlli
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8 Giu 2016
 
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False residenze: arrivano i controlli

Per usufruire dell’agevolazione fiscale prima casa, i nuclei familiari si spezzano e i coniugi fissano la residenza in comuni diversi, ma una circolare del Ministero dell’Economia vieta le operazioni elusive.

 

False residenze: arrivano i controlli del fisco sui nuclei familiari ove i coniugi hanno fissato residenze differenti in immobili diversi al solo scopo di ottenere i vantaggi sull’IMU, sull’IVA ed ora, evidentemente, anche sulla TASI. Spesso, peraltro, le residenze fittizie si concentrano in seconde case ubicate in luoghi di villeggiatura in modo da estendere i bonus fiscali sulla dimora delle vacanze, mentre il nucleo familiare conserva l’effettiva dimora in città. Ma procediamo con ordine.

 

 

Cos’è l’abitazione principale?

Come noto, l’attuale legge [1] prevede l’esenzione dal pagamento dell’Imu, e ora anche della Tasi, per l’abitazione principale (impropriamente chiamata “prima casa”, differenza terminologica che spesso rischia di generare equivoci).

L’abitazione principale è l’immobile in cui il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Quindi tale nozione richiede che, nell’immobile, viva non solo il contribuente, ma anche i componenti della sua famiglia. Questo per evitare che i coniugi possano fissare, strumentalmente, la propria residenza in due immobili diversi posti nello stesso Comune, al fine di duplicare i benefici fiscali e godere dell’esenzione dal pagamento delle imposte su due diverse case ove, invece, vivano stabilmente solo in una.

 

La legge, però, nulla dice se la residenza dei componenti della famiglia viene fissata in immobili posti in Comuni diversi. In questo caso, è possibile ottenere i bonus fiscali a condizione che – stabilisce una circolare del Ministero dell’Economia [2] – tale modifica della residenza non abbia scopi elusivi.

 

In pratica, la situazione è attualmente la seguente:

  • se le residenze diverse dei componenti del nucleo familiare sono nello stesso Comune, i benefici fiscali possono riguardare solo un immobile, quello di abituale residenza del nucleo familiare;
  • se le residenze diverse invece sono poste in Comuni diversi, è possibile invece usufruire dei benefici per entrambe le abitazioni, salvo si scopra che la modifica della residenza sia fittizia e rivolta solo a ottenere indebiti vantaggi fiscali.

 

 

I controlli per stanare le false residenze

Proprio a tal fine, arrivano ora i controlli, da parte delle amministrazioni, al fine di stanare le false residenze.

Per evitare i ricorrenti fenomeni di elusione tributaria, l’amministrazione dovrà effettuare un’attenta analisi e vaglio sui motivi che comportano la differenziazione della residenza in immobili diversi. E ciò perché la regola del codice civile vuole che i coniugi convivano sotto lo stesso tetto, anche al fine di prestarsi reciproca assistenza morale e materiale. Dunque, l’ipotesi della scissione delle residenze resta un’eccezione all’unità della vita familiare dei coniugi e della prole che va sorretta da concrete e valide motivazioni.

 

Sarà l’Agenzia delle Entrate a valutare caso per caso se le ragioni del nucleo familiare di fissare residenze diverse abbiano scopo elusivo o meno. Lo Stato, certo, non potrà impedire ai coniugi di fissare la propria residenza in luoghi diversi, ma quando ciò risulti essere artificioso e falso, potrà revocare i benefici fiscali e richiedere la restituzione delle imposte non pagate per tutti questi anni.

 

Spesso le false residenze si concentrano in seconde case ubicate in luoghi di villeggiatura, sebbene tutta la famiglia viva in città. Ed è questo uno degli aspetti su cui il fisco, nella sua imminente attività di verifica, dovrà concentrarsi maggiormente.

 

Vi sono altri elementi potrebbero far risultare la falsità della residenza, come ad esempio l’esistenza di consumi di gas, acqua, energia elettrica, raccolta rifiuti con porta a porta, motivi di salute, verifica del luogo di lavoro. In particolare, gli uffici dovranno concentrare la loro attività sui controlli del luogo di lavoro del contribuente, che spesse volte è distante anche centinaia di chilometri.

 

Insomma, da oggi costituirà una situazione anomala ed eccezionale la non convivenza dei due coniugi e spetterà ad essi fornire la prova delle ragioni di una simile scelta.

Del resto, anche la Cassazione si attesta su posizioni di rigore; in particolare, secondo la giurisprudenza [3], il concetto di abitazione principale richiama quello di residenza familiare, con riferimento cioè all’immobile che costituisce la dimora abituale non solo del proprietario, ma anche dei suoi familiari, quindi in favore della famiglia e non dei singoli componenti.

 

In aggiunta all’elusione dell’Imu si affianca anche quella relativa ai fini Iva: infatti qualora il contribuente abbia acquistato una seconda casa in tale località, non abitandovi, paga l’Iva al 4% anziché al 10% rientrando quindi tale casistica tra le segnalazioni qualificate per l’Agenzia delle entrate, a cui l’ente è obbligato a comunicare.


[1] Art. 13 co. 2, Dl 201/2011.

[2] Mef circolare n. 3/DF/2012.

[3] Cass. sent. n. 14389/2010

 


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