Reperibilità e visita fiscale: esenzione per terapie salvavita
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8 Giu 2016
 
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Reperibilità e visita fiscale: esenzione per terapie salvavita

Malattia grave del lavoratore dipendente: la circolare Inps sulle situazioni di esonero dall’obbligo di reperibilità per chi ha patologie che richiedono terapie salvavita.

 

Niente obbligo di reperibilità per le terapie salvavita: arriva la circolare dell’Inps [1] (qui disponibile come documento allegato) che attua la modifica introdotta dal Job Act sulle visite fiscali [2], modifica che esonera dall’obbligo di reperibilità i lavoratori affetti da patologie gravi la cui assenza dall’abitazione è resa necessaria da terapie salvavita o da stati patologici correlati a situazioni di invalidità riconosciuta in misura pari o superiore al 67%.

 

In ogni caso, l’esonero dall’obbligo di reperibilità alla visita fiscale per i lavoratori affetti da grave malattia non esclude i controlli dell’Inps. Sull’istituto, infatti, permane il “potere-dovere” di accertare la correttezza, formale e sostanziale, della certificazione medica e la congruità della prognosi. E questo perché la norma non fa scattare un’astratta previsione di esonero per tutti i lavoratori che si trovino in tale situazione, ma richiede comunque che le motivazioni dell’assenza siano concretamente dimostrate.

Anzi, nonostante ai datori di lavoro sia inibita in questi casi la possibilità di richiedere la visita fiscale, l’Inps li invita comunque a segnalare via Pec “possibili eventi per i quali si ravvisi la necessità di effettuare una verifica”.

 

 

Situazioni patologiche che esonerano dalla reperibilità

La nuova norma indica una serie generica di situazioni di esonero senza dettagliare le concrete fattispecie. Per evitare il rischio di interpretazioni divergenti e “personalizzate” da parte dei medici che redigono materialmente il certificato, l’Inps (insieme ai ministeri della Salute e del Lavoro) ha delineato il campo di applicazione della nuova disciplina, indicando delle vere e proprie linee guida, indirizzate in particolare ai medici certificanti, contenenti indicazioni sulle varie tipologie riferibili a «terapie salvavita» e al termine «invalidità».

 

Ecco quindi le linee guida elencate dall’Inps che esonerano il lavoratore dall’obbligo di reperibilità:

 

– Sindromi vascolari acute con interessamento sistemico;

– Emorragie severe – infarti d’organo;

– Coagulazione intravascolare disseminata;

– Condizioni di shock – stati vegetativi di qualsiasi etiologia;

– Insufficienza renale acuta;

– Insufficienza respiratoria acuta anche su base infettiva (polmoniti e broncopolmoniti severe, ascesso polmonare, sovrainfezioni di bronchiectasie congenite, fibrosi cistica);

– Insufficienza miocardica acuta su base elettrica (gravi aritmie acute), ischemica (infarto acuto), meccanica (defaillance acuta di pompa), versamenti pericardici;

– Cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto;

– Gravi infezioni sistemiche fra cui Aids conclamato;

– Intossicazioni acute a interessamento sistemico anche di natura professionale o infortunistica non Inail (arsenico, cianuro, acquaragia, ammoniaca, insetticidi, farmaci, monossido di carbonio eccetera);

– Ipertensione liquorale endocranica acuta;

– Malattie dismetaboliche in fase di scompenso acuto;

– Malattie psichiatriche in fase di scompenso acuto e/o in Tso;

– Neoplasie maligne in trattamento chirurgico e neoadiuvante, chemioterapico antiblastico e/o sue complicanze, trattamento radioterapico;

– Sindrome maligna da neurolettici;

– Trapianti di organi vitali;

– Altre malattie acute con compromissione sistemica (a tipo pancreatite, mediastinite, encefalite, meningite) per il solo periodo convalescenziale;

– Quadri sindromici a compromissione severa sistemica secondari a terapie o trattamenti diversi (a tipo trattamento interferonico, trasfusionale).

 

 

Le condizioni per usufruire dell’esenzione dalla reperibilità

In base alla circolare, si comprende che le condizioni per usufruire dell’esenzione dall’obbligo della reperibilità sono due, che vanno accertate caso per caso:

 

  • gravità della malattia;
  • necessità del ricorso a terapie salvavita.

 

Le due condizioni devono coesistere contemporaneamente.

 

 

Quando la patologia si definisce grave

La prima condizione per usufruire dell’esenzione dall’obbligo di reperibilità è la “gravità” della patologia riscontrata e la correlata conseguenza terapeutica di intervento “salvavita”. Si possono definire “gravi” le situazioni caratterizzate da un considerevole disordine funzionale, in grado di coinvolgere sensibilmente e in modo severo la funzione dell’organo o apparato (confronta l’elenco delle linee guida elencate dall’Inps e riportate qui sopra).

 

Pertanto l’Inps indica che è necessario valutare, nella certificazione di malattia, la sua natura clinica, l’entità della disfunzione che essa crea, il suo concretizzarsi in modo acuto, la sua storia naturale.

 

 

Cosa si intende per terapia salvavita?

Per terapia salvavita si intende solo quella che consente di salvare la vita al paziente ovvero quelle cure «indispensabili a tenere in vita» la persona.

 

Per quanto attiene, poi, l’invalidità, l’Inps sottolinea che si potrà procedere all’esclusione dalla reperibilità solo se il quadro morboso è connesso a patologie che devono aver determinato una riduzione della capacità lavorativa nella misura pari o superiore al 67% in base alle tabelle ministeriali fissate dal Dm 5 febbraio 1992 e contenute nell’allegato 2 alla circolare.

 

 

A quali lavoratori si applica l’esenzione dalla reperibilità?

I lavoratori cui si applica l’esenzione sono quelli aventi contratto di lavoro subordinato nel settore privato, mentre sono esclusi i lavoratori iscritti alla Gestione separata Inps (co.co.co.), nonché ovviamente i lavoratori del settore pubblico.

 

 

I controlli sui lavoratori

L’Inps spiega che, nelle due nuove fattispecie di malattie gravi, il fatto che venga meno l’onere della reperibilità alla visita medica di controllo per i lavoratori non esclude anche la possibilità (per l’Inps stesso) di effettuare controlli sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e sulla congruità della prognosi. Anche i datori di lavoro sono invitati a segnalare, tramite Pec, possibili eventi per i quali possa essere necessario effettuare una verifica. Sarà cura della sede Inps valutare, mediante il proprio centro medico legale l’opportunità o meno di esercitare l’azione di controllo, dandone conseguente notizia al datore di lavoro richiedente.

 

 


 

 

Esclusioni dall’obbligo di reperibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato.

 

Con la presente circolare si forniscono indirizzi operativi in merito all’applicazione della normativa relativa alle esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori del settore privato. Sono allegate alla circolare, costituendone parte integrante, le linee guida per l’individuazione delle patologie che danno diritto agli esoneri di cui trattasi.

 

INDICE:

1. Premessa.
2. Campo di applicazione.

3.Controlli medico legali.

4. Servizi ai datori di lavoro.

5. Istruzioni operative.

 

  1. Premessa

Con l’articolo 25del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 (“Esenzioni dalla reperibilità”), nell’ambito delle disposizioni in materia di rapporto di lavoro e in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183, il legislatore ha recentemente novellato l’articolo 5, comma 13, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983 n. 638, inserendo la previsione di una specifica disciplina finalizzata a stabilire le esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati. Successivamente, con il decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero della salute, 11 gennaio 2016 (“Integrazioni e modificazione al decreto 15 luglio 1986, concernente l’espletamento delle visite mediche di controllo dei lavoratori da parte dell’Istituto nazionale della previdenza sociale” – Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2016) sono state individuate le circostanze causali che danno diritto alle suddette esenzioni (all.1). Pertanto, ai sensi della normativa citata, sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità (previste per il settore privato dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00) i lavoratori subordinati la cui assenza sia connessa con:

patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione della Struttura sanitaria;
stati patologici sottesi o connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67%.

Tuttavia, la norma fornisce solo una previsione astratta delle situazioni di esonero senza dettagliare le concrete fattispecie che, oggetto di valutazione da parte di una consistente platea di medici curanti estensori della certificazione, potrebbero essere suscettibili di diversificata interpretazione.

Ai fini dell’attuazione della sopra citata normativa, quindi, si rende necessario definire il campo soggettivo e oggettivo di applicazione.

 

  1. Campo di applicazione

Preliminarmente, appare opportuno evidenziare che i lavoratori interessati, come da espresso riferimento contenuto nel decreto, sono quelli con contratto di lavoro subordinato appartenenti al settore privato rimanendo esclusi, pertanto, i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps di cui all’art.2, comma 26, della legge n. 335/95.

Con riferimento, invece, all’ambito di applicazione della norma, al fine diorientare correttamente e univocamente i soggetti coinvolti, l’Istituto, con l’approvazione del Ministero della salute e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per gli aspetti di rispettiva competenza, ha elaborato apposite linee guida, fornite in allegato (all.2), contenenti indicazioni sulla casistica di interesse.

Le suddette linee guida sono rivolte ai medici che redigono i certificati di malattia e che, solo in presenza di una delle situazioni patologiche in esse enumerate, dovranno:

apporrela valorizzazione dei campi del certificato telematico riferiti a “terapie salvavita” / “invalidità” (decreto ministeriale 18 aprile 2012);
nel caso di certificati di malattia redatti in via residuale in modalità cartacea, attestare esplicitamente l’eventuale sussistenza delle fattispecie in argomento ai fini della esclusione del lavoratore dall’obbligo della reperibilità.

Al riguardo, si ricorda che i medici del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionati che redigono i certificati attestanti lo stato morboso dei lavoratori in malattia agiscono, secondo consolidata giurisprudenza, in qualità di pubblici ufficiali e sono tenuti, pertanto, ad attestare la veridicità dei fatti da loro compiuti o avvenuti alla loro presenza nonché delle

dichiarazioni ricevute senza ometterle né alterarle, pena le conseguenti responsabilità amministrative e penali.

 

  1. Controlli medico legali

L’Istituto, come più volte precisato anche in sede giurisdizionale, ha, nell’ambito delle prestazioni di competenza, il potere-dovere di accertare fatti e situazioni che comportano il verificarsi o meno del rischio assicurativo, presupposto della prestazione. Pertanto, pur venendo meno, nelle fattispecie oggetto della norma, l’onere della reperibilità alla visita medica di controllo, posto a carico del lavoratore nell’ambito delle fasce orarie stabilite dalla legge, rimane confermata la possibilità per l’Inps di effettuare comunque controlli,sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e sulla congruità prognostica ivi espressa. Tale principio risulta essere in linea con il generale sistema dei controlli da parte della pubblica amministrazione al fine di garantire, pur nel pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori, la corretta gestione della spesa pubblica, secondo i precetti di cui all’articolo 97 della Costituzionee le correlate pronunce della giurisprudenza di rango costituzionale.

Pertanto, le indicazioni contenute nelle linee guida costituiscono un punto di riferimento anche in ottica di possibili verifiche da parte dell’Inps e dei datori di lavoro in merito all’attestazione di eventi che danno diritto all’esonero dalla reperibilità.

 

  1. Servizi ai datori di lavoro

I datori di lavoro, nell’ambito dei controlli medico legali richiesti all’Istituto nei confronti dei lavoratori dipendenti assenti per malattia, sono tenuti ad escludere, ai fini dell’attuazione della normativa in argomento, gli attestati telematici che riportino valorizzati i citati campi riferiti a “terapie salvavita” e “invalidità”.

Pur ribadendo l’impossibilità per i datori di lavoro di utilizzare nelle ipotesi sopracitate il canale per la richiesta di visite mediche di controllo domiciliare, resta ferma la possibilità per gli stessi di segnalare, mediante il canale di posta PEC istituzionale, alla Struttura Inps territorialmente competente possibili eventi riferiti a fattispecie per le quali i lavoratori risultino esentati dalla reperibilità, per i quali ravvisino la necessità di effettuare una verifica. Sarà cura della Struttura valutare, mediante il proprio centro medico legale l’opportunità o meno di esercitare l’azione di controllo, dandone conseguente notizia al datore di lavoro richiedente.

 

  1. Istruzioni operative

L’Istituto ha già provveduto ad effettuare le modifiche procedurali finalizzate a recepire, nell’ambito del flusso automatizzato per la gestione dei certificati di malattia, le informazioni che consentono di selezionare i certificati relativi alle patologie di cui alla normativa in argomento.

Con successivo messaggio saranno fornite specifiche istruzioni alle Strutture territoriali Inps in merito alla gestione delle attività di monitoraggio e controllo medico legale illustrate nella presente circolare.

 

Il Direttore Generale Cioffi


[1] Inps, circolare 95/2016.

[2] Art. 25 del Dlgs 151/2015; cfr. anche decreto del ministero del Lavoro dell’11.01.2016.

 


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Commenti
30 Ago 2016 giulia santacaterina

questa legge è veramente valida