Multa e arresto per installazione di telecamere senza accordo
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23 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Multa e arresto per installazione di telecamere senza accordo

Se il datore di lavoro installa una telecamera senza il consenso del lavoratore o senza l’autorizzazione della Dtl commette reato, anche se è finta o non funzionante.

 

Multa sino a 1.549 euro e arresto sino a un anno per l’installazione di telecamere nel luogo di lavoro senza accordo o autorizzazione: è quanto chiarito dal Ministero del lavoro con una recente nota [1], nella quale ha specificato le condizioni per poter legittimamente installare impianti di videosorveglianza nella sede aziendale.

Non ha alcuna rilevanza, peraltro, il fatto che le videocamere installate siano non funzionanti o finte: per la commissione dell’illecito, difatti, è sufficiente la sola installazione di un impianto non autorizzato.

 

 

Installazione videocamere: accordo con i lavoratori

Gli impianti di videosorveglianza, secondo le recenti modifiche dello Statuto dei lavoratori [2] possono essere installati se è presente uno specifico accordo tra azienda e dipendenti. In particolare, per l’installazione, non è sufficiente un accordo individuale, ma è necessario un accordo sindacale, con le rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) o, in assenza, con le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu). Se l’azienda possiede unità produttive situate in diverse province della stessa regione o in più regioni, l’accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

 

 

Installazione videocamere: autorizzazione alla DTL

In mancanza di accordo sindacale, per l’azienda è possibile richiedere l’autorizzazione all’installazione alla propria Direzione territoriale del lavoro (Dtl). Se l’azienda possiede unità produttive situate in diverse province della stessa regione o in più regioni, l’autorizzazione può essere direttamente richiesta al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

I dati raccolti attraverso i sistemi di controllo a distanza possono essere utilizzati per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, a condizione che sia stata data adeguata informativa ai dipendenti delle modalità di uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli, nel rispetto della normativa sulla privacy.

 

 

Installazione videocamere senza controllo e autorizzazione

Se l’ispettorato del lavoro riscontra la presenza, in azienda, di uno o più impianti di sorveglianza, installati senza accordo né autorizzazione, le conseguenze sono piuttosto gravi. Al datore di lavoro, infatti, possono essere irrogate le seguenti sanzioni:

 

– un’ammenda da 154 a 1.549 euro;

arresto da 15 giorni a un anno.

 

L’ispettore, accertata la contravvenzione, intima l’immediata cessazione dell’illecito (mediante la rimozione dell’impianto) al datore di lavoro con una prescrizione. Tuttavia, dato che l’ispettore deve assegnare un termine entro cui adempiere la prescrizione, se prima della scadenza il datore di lavoro ottiene l’accordo sindacale o l’ autorizzazione della Dtl, la prescrizione è considerata adempiuta.  Il datore di lavoro, in questo modo, può estinguere la contravvenzione in sede amministrativa pagando, entro trenta giorni, un’ammenda pari a 387 euro, cioè a un quarto del massimo stabilito dalla legge.

 

La violazione dello Statuto dei lavoratori è riscontrata anche se l’impianto è fittizio o non funzionante, oppure se è installato in un locale dove non si svolge attività lavorativa ed i dipendenti si recano saltuariamente.

 

 

Altri strumenti di controllo a distanza

Oltre alle videocamere, molti altri strumenti possono essere utilizzati per il controllo a distanza dei lavoratori, come i pc ed i cellulari aziendali. Per questa tipologia di controlli non è necessaria alcuna autorizzazione preventiva: si tratta di una disciplina valida per tutti i controlli che sono effettuati tramite gli strumenti di lavoro, cioè i dispositivi che servono al dipendente per svolgere le sue mansioni o un determinato incarico.

Per l’utilizzo di questi strumenti per finalità di controllo, l’unica tutela in capo al dipendente è quella dettata dal codice privacy e dal provvedimento del Garante sul controllo nell’utilizzo di internet e della posta elettronica [3]: tale disposizione raccomanda ai datori di lavoro di informare in modo chiaro il personale sulle modalità di navigazione sul web e dell’utilizzo delle email, e sulla possibilità di effettuare verifiche in merito.

Il Garante, poi, vieta la lettura automatica delle mail ed il controllo sistematico delle pagine web visitate, raccomandando, d’altra parte, l’utilizzo di un sistema che prevenga il rischio di utilizzi impropri dei dispositivi, ad esempio bloccando la navigazione in siti non attinenti all’attività lavorativae rendendo disponibili indirizzi mail condivisi tra più lavoratori.

Quando tali modalità non sono sufficienti a prevenire gli abusi da parte dei dipendenti, solo allora si potrà procedere a dei controlli, ma in maniera graduale, coinvolgendo prima reparti e gruppi di lavoro, e soltanto in ultimo si potrà passare a delle verifiche individuali.


[1] Mlps, nota n. 1241/2016.

[2] Art. 4 L. 300/70, così come modificato dal D.lgs 152/2015.

[3]Provv. Garante Privacy n.13/2007.

 


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