Manuale di diritto fotocopiato e software copiati: scatta il reato
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8 Giu 2016
 
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Manuale di diritto fotocopiato e software copiati: scatta il reato

Violazione del diritto d’autore e pirateria: la detenzione sul proprio pc di programmi scaricati da internet e di un manuale di diritto in formato elettronico integra il reato di pirateria.

 

Nonostante la legge sul diritto d’autore regoli diritti di carattere civilistico, compie comunque un reato chi copia abusivamente le opere altrui come un manuale di diritto privato o un software per computer e li detenga all’interno del proprio hard disk. Così si è pronunciata, di recente, la Cassazione [1].

 

Nella sentenza in commento si specifica che la detenzione sul proprio pc di software complesso e costoso senza un marchio e di un manuale di diritto privato integrano una lesione del diritto d’autore con tutte le conseguenze penali che ne derivano.

 

 

La vicenda

La finanza aveva trovato, nel personal computer del titolare di una eliografia, diversi programmi privi di licenza d’uso nonché la copia di un compendio di istituzioni di diritto privato.

 

La legge [2] punisce espressamente, ed in modo più grave, la detenzione di materiale protetto da copyright tutte le volte in cui ciò abbia uno scopo commerciale. In particolare, si prevede che chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 2.582 a euro 15.493.

 

 

Non sempre è vietato duplicare i programmi per computer

La Corte ricorda che il reato di illecita vendita e detenzione di programmi per pc ha ad oggetto esclusivamente software contenuti su supporti privi del contrassegno Siae e non anche quelli abusivamente duplicati [3].

La predetta legge sul diritto d’autore [2] prevede due distinte fattispecie di reato: da un lato l’abusiva duplicazione, per trarne profitto, di programmi per elaboratore (prima ipotesi di reato) e dall’altro lato l’importazione, distribuzione, vendita, detenzione a scopo commerciale e imprenditoriale non già di programmi abusivamente duplicati, ma esclusivamente di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Siae. In questo caso, la legge, per i programmi per pc ha volutamente utilizzato un criterio diverso da quello scelto per le opere musicali o video (per le quali viene punita, da un lato, l’abusiva duplicazione e riproduzione; dall’altro sia la detenzione per la vendita di opere abusivamente duplicate o riprodotte, sia la detenzione per la vendita di opere prive del contrassegno Siae).

Tale diversità di disciplina corrisponde a una consapevole scelta del legislatore, nel differente trattamento sanzionatorio di ipotesi aventi ad oggetto opere dell’ingegno diverse.

 

 

Nel caso di specie, i giudici hanno ritenuto che la detenzione per scopi commerciali dei programmi per computer fosse desumibile dalla installazione dei suddetti software privi di licenza d’uso sul computer detenuto nell’eliografia dell’imputato, che esercitava imprenditorialmente l’attività di copisteria, commercio di materiale informatico e di stampa. Tali elementi sono stati ritenuti indizianti la detenzione dei programmi a scopo commerciale, in assenza di prova di un uso personale. Al riguardo, infatti, il commerciante svolgeva professionalmente l’attività di assistenza anche in campo informatico.

 

 

I libri di testo copiati

Non solo la clonazione e distribuzione di software è vitata (in quanto comporta un notevole risparmio per chi acquista e un guadagno economico non di poco conto per chi invece effettua la duplicazione), ma anche quella delle opere letterarie. Invero, la legge sul diritto d’autore sancisce [4] come libera la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale dei lettori, fatta a mano o con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell’opera nel pubblico. Tuttavia, questo utilizzo non può estendersi ad oltre il 15% di ciascun volume o fascicolo, escluse le pagine di pubblicità. Pertanto la riproduzione per uso personale di opere dell’ingegno effettuata mediante fotocopia, xerocopia o sistema analogo è lecita solo quando:

  • l’impiego è rivolto a stretto uso e consumo di chi effettua la copia
  • tale copia non può mai superare il 15% dell’opera masterizzata.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 26 gennaio – 7 giugno 2016, n. 23365
Presidente Grillo – Relatore Riccardi

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 21 dicembre 2011 il Tribunale di Salerno, in composizione monocratica, condannava C.G. alla pena di mesi sei di reclusione ed Euro 2.000,00 di multa, condizionalmente sospesa, per il reato di cui all’art. 171 bis l. 22 aprile 1941, n. 633, per avere, in qualità di legale rappresentante della “Eliografia di C.G. “, detenuto, all’interno di un personal computer aziendale, a fini di profitto, programmi per elaboratore privi di licenza d’uso e la copia di un compendio di istituzioni di diritto privato.
Con sentenza del 1 aprile 2014 la Corte di Appello di Salerno confermava la sentenza di primo grado.
2. Avverso tale provvedimento il difensore dell’imputato, Avv. R.F. Capuano, ha proposto ricorso per cassazione, deducendo tre motivi di ricorso.
Con un primo ordine di motivi deduce il vizio di violazione di legge sostanziale e di omessa motivazione ex art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen.: lamenta che l’affermazione di responsabilità sarebbe per una ipotesi di “abusiva duplicazione”, nonostante la formale contestazione di “detenzione”, e che manca qualsiasi prova dello scopo

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[1] Cass. sent. n. 23365/2016 del 7.06.2016.

[2] Art. 171 bis legge 633/1941.

[3] Cass. sent. n. 3402/2014 n. 49385/2009.

[4] Art. 68 legge 633/1941.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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Commenti
9 Giu 2016 Ergonomico

Mi pare che sia la Corte, sia il Legislatore, nonché la siae abbiano le idee molto confuse su come sia la *realtà* là fuori.