Danno biologico: le nuove tabelle del tribunale di Milano dal 2016
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8 Giu 2016
 
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Danno biologico: le nuove tabelle del tribunale di Milano dal 2016

Risarcimento del danno: il tribunale di Milano rivede le storiche tabelle per la liquidazione dal danno biologico in caso di incidenti stradali e altri eventi dannosi.

 

Le ormai storiche e pluridecorate tabelle per il risarcimento del danno biologico del tribunale di Milano si avviano all’ultima edizione, quella datata 2016. Si tratta, come noto, del criterio di riferimento che è stato assunto come parametro per gli indennizzi in tutta Italia, anche dietro “consiglio” della Cassazione [1].

 

Che valore hanno tabelle del Tribunale di Milano

Risarcimenti da incidenti (stradali e non) hanno sempre trovato, nelle tabelle del tribunale di Milano, il criterio per la determinazione dell’importo dovuto alla vittima a titolo di danno biologico (ossia la menomazione psico-fisica della persona in sé considerata).

Come in passato specificato dallo stesso foro meneghino [2], nella liquidazione del danno biologico, qualora manchino criteri stabiliti dalla legge, l’adozione della “regola equitativa” deve garantire una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto e una uniformità di giudizio di fronte al caso concreto. È intollerabile e non risponde ad equità che danni identici vengano liquidati in misura diversa solamente perché esaminati da uffici giudiziari diversi. Pertanto, l’applicazione delle tabelle di liquidazione del danno biologico proposta dal Tribunale di Milano costituisce, sull’intero territorio nazionale, il parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico, a meno che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l’abbandono.

 

La stessa Cassazione ha spesso ripetuto che le tabelle adottate dal Tribunale di Milano per la liquidazione del danno biologico garantiscono un’uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale e sono, pertanto, da assumere quale parametro ai fini della valutazione equitativa di tale voce di danno [3]. Addirittura è stata la stessa Suprema Corte ha ritenere, nel 2011 [4], che la mancata applicazione delle tabelle milanesi ai fini della liquidazione del danno può essere fatta valere in sede di legittimità come vizio di violazione di legge.

 

Il danno alla persona rappresenta senz’altro uno dei capitoli più controversi e delicati del diritto civile moderno. In particolare, il danno biologico deve necessariamente essere liquidato in via equitativa non avendo esso consistenza economica o reddituale. Qualunque sia l’importo liquidato è tuttavia chiaro che esso non sarà mai pienamente satisfattivo: non a caso si dice che la salute «non ha prezzo». E il discorso vale a maggior ragione in caso di perdita della vita, il bene supremo in senso assoluto. Si potrà ricevere una somma di denaro per la perdita di un caro parente, ma non si potrà mai dire che la vita umana valga la cifra liquidata.

È però scontato che, per ragioni pratiche, il ristoro del danno non patrimoniale deve essere convertito in termini pecuniari e che detta conversione, in quanto frutto di una valutazione equitativa, potrebbe variare da caso a caso, con le conseguenti ingiustizie.

La Cassazione ha così ritenuto che la regola equitativa applicata deve garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente a equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa solo perché esaminati da differenti uffici giudiziari. Per questo si è implicitamente rivolto un invito a tutti i tribunali italiani ad adottare le tabelle elaborate dal tribunale di Milano [5].

 

 

Le nuove tabelle del tribunale di Milano dal 2016

L’Osservatorio della giustizia presso il Tribunale di Milano si appresta quindi ad emanare le nuove tabelle, in sostituzione di quelle ormai storiche che hanno definito, un po’ in tutta Italia, sino ad oggi, la misura dei risarcimenti alla vittime di incidenti non solo stradali.

 

Cambia il danno terminale: riviste le voci del risarcimento che, da 1 a 3 giorni, prevede un importo complessivo fino a 30mila euro e include la componente biologica temporanea. Eccole riportate qui di seguito.

 

 

TRIBUNALE DI MILANO – LIQUIDAZIONE DEL DANNO TERMINALE – TABELLE 2016

Danno non patrimoniale terminale, comprensivo della componente biologica temporanea: valori standard di liquidazione e percentuali massime di personalizzazione
Giorni Importo tot.
Fino a 3 Fino a 30.000
Giorni Oltre

Importi giornalieri

Aumento personalizzato(massimo sconvolgimento)
4
1.000,00 28
774,00 52
549,00 76
323,00
5
991,00 29
765,00 53
539,00 77
314,00
6
981,00 30
756,00 54
530,00 78
304,00
7
972,00 31
746,00 55
521,00 79
295,00
8
962,00 32
737,00 56
511,00 80
286,00
9
953,00 33
727,00 57
502,00 81
276,00
10
944,00 34
718,00 58
492,00 82
267,00
11
934,00 35
709,00 59
483,00 83
257,00
12
925,00 36
699,00 60
474,00 84
248,00
13
915,00 37
690,00 61
464,00 85
239,00
14
906,00 38
680,00 62
455,00 86
229,00
15
897,00 39
671,00 63
445,00 87
220,00
16
887,00 40
662,00 64
436,00 88
210,00
17
878,00 41
652,00 65
427,00 89
201,00
18
868,00 42
643,00 66
417,00 90
192,00
19
859,00 43
633,00 67
408,00 91
182,00
20
850,00 44
624,00 68
398,00 92
173,00
21
840,00 45
615,00 69
389,00 93
163,00
22
831,00 46
605,00 70
380,00 94
154,00
23
821,00 47
596,00 71
370,00 95
145,00
24
812,00 48
586,00 72
361,00 96
135,00
25
803,00 49
577,00 73
351,00 97
126,00
26
793,00 50
568,00 74
342,00 98
116,00
27
784,00 51
558,00 75
333,00 99
107,00
100
98,00 Max + 50%

 

C’è anche la proposta di liquidazione del danno intermittente (clicca qui per scaricare il documento).

Il problema della quantificazione del danno da agonia pre-morte. Chi subisce un incidente e resta in vita per poco tempo, prima di spirare completamente, subisce certamente una sofferenza psichica oltre alle già patite lesioni fisiche: una sofferenza che non rientra nell’accezione del danno biologico. Tanto più peraltro sussiste lo stato di lucidità del malato e la sua consapevolezza che la morte è vicina, tanto più il danno e la sofferenza sono ampi. La conseguenza è che conta soltanto lo stato di lucidità e non il lasso di tempo per cui l’agonia si protrae e il danneggiato resta in vita. Questo diritto al risarcimento si trasmette, dopo la morte, agli eredi. E ora le tabelle del tribunale di Milano tentano di quantificarlo in termini economici.

 

 

Che succederà ai risarcimenti già in corso?

Come si dovranno comportare i tribunali per i casi di risarcimenti già chiesti sulla base delle precedenti tabelle? A spiegarlo è la stessa Cassazione [6] (nella sentenza riportata alla fine di questo articolo): in tema delle cosiddette tabelle milanesi di liquidazione del danno, qualora dopo la deliberazione della decisione e prima della sua pubblicazione, sia intervenuta una loro variazione, deve escludersi che l’organo deliberante abbia l’obbligo di riconvocarsi e di procedere ad una nuova operazione di liquidazione del danno in base alle nuove tabelle, in quanto la modifica delle tabelle non integra un jus superveniens né in via diretta né in quanto dette tabelle assumano rilievo come parametri doverosi per la valutazione equitativa del danno non patrimoniale alla persona.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 10 novembre 2015 – 10 maggio 2016, n. 9367
Presidente CHiarini – Relatore Frasca

Svolgimento del processo

p.1. Nel 2004 G.V. e G.L. , costei in proprio e quale legale rappresentante del figlio minore S.E. , M.G. e V.G. – tutti nella qualità di congiunti di V.N. , il primo essendone il coniuge, la seconda la figlia, il terzo il nipote e gli ultimi due i genitori – convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Rimini C.G. , C.M. e la Generali s.p.a., per ottenere il risarcimento dei danni subiti per la morte della loro congiunta, avvenuta in occasione di un sinistro stradale occorso il (omissis) fra l’autovettura su cui si trovava trasportata e l’autovettura condotta da C.G. , di proprietà di C.M. ed assicurata presso la Generali.
p.2. Il Tribunale, nella costituzione di C.M. e della società assicuratrice, con sentenza del 25 settembre 2007 rigettava la domanda con compensazione delle spese di lite, reputando che non fosse stata fornita dimostrazione della dinamica del sinistro e, peraltro, dando atto che erano state corrisposte dalla società assicuratrice a titolo risarcitorio a G.V. Euro 80.00,00, a ciascuno dei genitori della de cuius Euro 100.000,00 ed alla figlia G.L. Euro 70.000,00.
p.3. Contro la sentenza gli attori

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[1] Cass. sent. n. 9556/2016. Secondo la Cassazione, nella liquidazione del danno biologico, quando manchino criteri stabiliti dalla legge, l’adozione della regola equitativa di cui all’art. 1226 c.c., deve garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perché esaminati da differenti Uffici giudiziali» e che «garantisce tale uniformità di trattamento il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano, essendo esso già ampiamente diffuso sul territorio nazionale – e al quale la S.C., in applicazione dell’art. 3 Cost., riconosce la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa dei danno biologico alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 cod. civ. -, salvo che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l’abbandono». Di conseguenza il valore punto risultante dalle tabelle deve essere adeguatamente personalizzato ed i criteri a riguardo indicati dalla Corte territoriale per la determinazione della personalizzazione del danno nella misura massima appaiono del tutto adeguati, facendo espresso riferimento, contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, alle condizioni personali e soggettive della danneggiata.

Per tali motivi, la S.C. ha rigettato il ricorso e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

[2] Trib. Milano sent. n. 8188/2014.

[3] Cass. sent. n. 8045/2016.

[4] Cass. sent. n. 12408/2011.

[5] Così Guida al Diritto d.1.2015 n. 2 p.55-59

[6] Cass. sent. n. 9367/16 del 10.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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