Sacchetti spesa del market: il 50% è fuori legge
Miscellanea
8 Giu 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Sacchetti spesa del market: il 50% è fuori legge

La normativa sugli shopper è entrata in vigore 4 anni fa. Ma ancora oggi vengono distribuite delle buste non conformi. Con enorme danno per l’ambiente. E per chi le vende.

 

Biodegradabili e compostabili. Cioè, fatti di materiale che si “autodistrugge” in modo naturale senza inquinare l’ambiente. Così devono essere fatti i sacchetti del supermercato per mettere dentro la spesa. Almeno, così dovrebbero essere fatti. Perché, quattro anni dopo l’entrata in vigore della normativa in materia [1], il 50% degli shopper che troviamo alle casse dei market e, soprattutto, nel negozietto accanto a casa (il 60% al Sud) è ancora fuori legge. Le conseguenze per l’ambiente sono pessime. Quelle per gli impianti di compostaggio sono notevoli. Quelle per chi ancora fabbrica o distribuisce questo tipo di materiale sono pesanti: sanzioni amministrative pecuniarie dai 2.500 euro ai 25.000 euro, soldi che potrebbero moltiplicarsi per quattro (quindi fino a 100.000 euro) se la trasgressione riguarda quantità ingenti di sacchetti per l’asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato di chi li commercializza. [2]

 

 

Shopper: cosa prevede la legge

Punto primo: la legge vieta in Italia i sacchetti di plastica usa e getta. Vuol dire che la busta in cui mettiamo la spesa del supermercato, una volta arrivati a casa, deve poter essere riutilizzata, ad esempio, per la spazzatura o per la raccolta dell’umido, in quanto “biodegradabile e compostabile”. Cosa si intende?

Le buste conformi alla legge devono, intanto, avere la dicitura che abbiamo appena segnalato: “Biodegradabile e compostabile”. Devono anche riportare la citazione dello standard europeo “UNI EN 13432:2002” e il marchio di un ente che certifichi la tutela del consumatore come soggetto terzo. Il sacchetto su cui non si leggono queste indicazioni, è sicuramente fuori legge, in quanto non garantiscono una corretta informazione al consumatore. Ma non solo per questo.

 

 

Le conseguenze del falso shopper

Gli addetti ai lavori sottolineano come i falsi sacchetti biodegradabili siano un danno enorme per la raccolta differenziata e per il cittadino che vede, così, vanificata la sua buona volontà ed il suo impegno a ridurre le fonti di inquinamento. Smaltire la plastica tradizionale degli shopper, infatti, significa un maggiore dispendio di energie e di costi negli impianti.

Ci sono, poi, i costi di produzione. I circa 100 miliardi di sacchetti di plastica tradizionali utilizzati ogni anno in Europa vengono fabbricati con oltre 900mila tonnellate di petrolio. Il loro riciclo ha dei costi 4mila volte superiore a quello della produzione. Inoltre possono lasciare delle tracce tossiche nella catena alimentare.

Minacce di fronte alle quali il legislatore promette di reagire. A partire da un maggiore coinvolgimento le forze dell’ordine, mirato a stroncare il mercato nero che fabbrica, con metodi poco ortodossi, i sacchetti “tarocchi” e a non vanificare gli sforzi fatti dai cittadini per avere un maggiore rispetto dell’ambiente.


 


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