Contratto di convivenza: l’avvocato deve trasmetterlo al Comune
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8 Giu 2016
 
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Contratto di convivenza: l’avvocato deve trasmetterlo al Comune

Il contratto di convivenza dovrà essere comunicato dal professionista all’ufficio anagrafe e lì registrato non solo nelle schede individuali dei conviventi, ma anche nella scheda della famiglia anagrafica.

 

Arriva la circolare del Ministero degli Interni che dettaglia gli obblighi in materia di Contratti di convivenza (qui disponibile come documento allegato) vale a dire l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata da parte di un notaio o di un avvocato con cui la coppia di fatto può regolare i suoi rapporti patrimoniali, anche in comunione dei beni.

 

Il professionista (l’avvocato o il notaio) dovrà trasmetterne una copia entro dieci giorni al Comune di residenza dei conviventi (ufficio anagrafe), in modo che sia registrata ai fini dell’opponibilità ai terzi.

 

L’ufficiale di anagrafe del comune di residenza dei conviventi, ricevuta copia del contratto, trasmessa dal professionista, procederà:

1) a registrare, nella scheda di famiglia dei conviventi oltre che in quelle individuali, data e luogo della stipula e data ed estremi della comunicazione da parte del professionista;

2) ad assicurare la conservazione della copia del contratto agli atti dell’ ufficio.

 

In questo modo l’eventuale contratto verrà registrato non solo nelle schede individuali dei conviventi, ma anche nella scheda della famiglia anagrafica.

 

Anche la risoluzione del contratto dovrà essere registrata nella scheda di famiglia dei conviventi, oltre che nelle schede individuali, mediante indicazione della data e del luogo della risoluzione, della causa e degli estremi della notifica, da parte del professionista, o della comunicazione da parte dell’ufficiale di stato civile.

 

Spetta sempre all’ufficiale dell’anagrafe assicurare la conservazione della copia dell’atto.

 

I certificati anagrafici devono rispettare la privacy delle parti in relazione ai dati sensibili, garantendo il rispetto della loro dignità.

 

La circolare del Ministero dell’Interno è resa necessaria dai nuovi adempimenti rimessi agli Uffici anagrafici ossia: l’iscrizione delle convivenze di fatto, la registrazione dell’eventuale contratto di convivenza, il rilascio di relative certificazioni.

 

L’opzione del Ministero sembra essere quella di attribuire, all’iscrizione anagrafica, un valore costitutivo della convivenza di fatto. Infatti, si richiama la “famiglia anagrafica” composta di componenti (non legati da vincoli di parentela o coniugio) i quali hanno dichiarato di coabitare e voler far parte della stessa famiglia per i cosiddetti “vincoli affettivi”; quanto a dire, una “convivenza di fatto dichiarata” o registrata anagraficamente. Si elabora, così, una nozione “formale” di convivenza di fatto: si intendono per “conviventi di fatto” due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimoni o da un’unione civile che hanno dichiarato anagraficamente la loro convivenza.


[1] Min. Interni, circolare n. 7/2016.

 


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