Abbandono della casa coniugale: si può prima della causa di separazione
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8 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Abbandono della casa coniugale: si può prima della causa di separazione

Non scatta l’addebito nei confronti del coniuge che, poco prima della causa di separazione, abbandona il tetto coniugale per andare a vivere altrove.

 

Se è vero che l’abbandono della casa coniugale costituisce una violazione dei doveri del matrimonio, e quindi chi si macchia di tale illecito subisce il cosiddetto addebito (ossia la dichiarazione di responsabilità della fine dell’unione), esso è comunque possibile tutte le volte in cui la crisi della coppia è ormai conclamata e l’unione è venuta definitivamente meno. Così, è lecito lasciare la casa poco prima dell’inizio della causa di separazione. Lo ha chiarito questa mattina la Cassazione [1].

 

 

Quando si può abbandonare la casa coniugale?

Come abbiamo spiegato già nell’articolo “Quando è legittimo l’abbandono della casa coniugale”, non c’è bisogno che si realizzi una situazione di pericolo per l’incolumità fisica e morale del coniuge (come nel caso di violenze poste dal marito ai danni della moglie) per consentire a quest’ultimo di abbandonare il tetto e andare a vivere altrove senza, per questo, essere dichiarato responsabile della separazione. Secondo la giurisprudenza, il comportamento “astrattamente” colpevole di uno dei coniugi può dar luogo all’addebito solo se è esso stesso causa della rottura e non piuttosto la conseguenza di una crisi già in atto.

Così, ad esempio, anche il tradimento è stato considerato perdonabile laddove la coppia abbia ormai smesso di avere rapporti e sia ormai divisa oltre che fisicamente anche moralmente.

 

Pertanto, il giudice non può dichiarare l’addebito alla moglie o al marito che abbandona la casa poco prima della separazione quando la frattura tra i due coniugi è ormai irreversibile.

 

 

Quanto tempo prima dell’udienza si può lasciare la casa?

Nel caso in cui sia già intervenuto il deposito in tribunale degli atti processuali con la richiesta di separazione presentata dagli avvocati della coppia (o, nel caso di separazione consensuale, il ricorso unico al Presidente del Tribunale), i coniugi hanno concretamente manifestato la propria volontà a dividersi ed è quindi incontrovertibile il fatto che l’unione sia venuta meno. Con la conseguenza che ognuno dei due dovrebbe sentirsi libero di lasciare l’immobile, qualora lo voglia. La sentenza in commento si riferisce, tuttavia, a una situazione in cui l’abbandono della casa coniugale era avvenuto due mesi prima dalla prima udienza.

 

La Cassazione evidenzia che l’allontanamento da casa, solo due mesi prima della separazione, non può essere considerato la causa dell’intollerabilità della convivenza che evidentemente, se già è stata avviata la fase introduttiva del giudizio di separazione, è già conclamata.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 19 febbraio – 8 giugno 2016, n. 11785
Presidente Ragonesi – Relatore Bisogni

Rilevato che:
I. il Tribunale di Roma, con sentenza n. 18114/11, ha dichiarato la separazione dei coniugi A.v.V. e S.E., con addebito della responsabilità della separazione alla E..
2. La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 5823/13, ha revocato la dichiarazione di addebito e posto a carico del V. un assegno mensile di mantenimento di 800 euro.
3. Ricorre per cassazione A.v.V. affidandosi a sei motivi di impugnazione: a) omessa pronuncia della Corte distrettuale sulla eccezione di tardività dell’appello; b) insufficiente motivazione sulla revoca dell’addebito pronunciate dal giudice di primo grado per violazione del dovere di coabitazione; c) insufficiente e contraddittoria motivazione sulla revoca dell’addebito pronunciata dal giudice di primo grado per violazione del dovere di fedeltà; d) insufficiente motivazione sulla revoca dell’addebito pronunciata dal primo giudice per violazione del dovere di assistenza morale e materiale; e) errata applicazione dell’art. 115 comma 2 c.p.c. sulla domanda di addebito della separazione; f) violazione degli arti. 115 e 156 comma 2 c.p.c. quanto alla determinazione dell’ammontare dell’assegno di

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[1] Cass. sent. n. 11785/2016 dell’8.06.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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