Stalking: come difendersi
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8 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Stalking: come difendersi

 

Atti persecutori anche con sms ed email: la querela non è l’unica arma; si può ottenere l’ammonimento dal Questore con un procedimento rapido e, nei casi più lievi, forse maggiormente opportuno.

 

Stalking: un reato purtroppo in crescente aumento, complici le nuove tecnologiche che consentono di essere più invasivi nei confronti della vittima. Così, le condotte di stalkging possono concretizzarsi in molestie e minacce di vario tipo come telefonate, anche mute, sms, e-mails, molestie tramite lettere, oltre ai più tradizionali pedinamenti, appostamenti sotto casa, il reperimento di informazioni sulla persona e il contatto con coloro che vivono accanto alla vittima, atti vandalici su beni della vittima.

 

Secondo la giurisprudenza può integrare lo stalking anche un graffito sul muro, l’invio costante e ripetuto di mazzi di fiori o di regali. In alcuni casi ci si è confrontati con furti della corrispondenza. Ed ancora è stato considerato stalking il caso di estenuanti discussioni al solo scopo di intrattenere la vittima, così come i corteggiamenti insistenti fino alle minacce per indurre la vittima a riprendere una relazione amorosa (“Se non stai con me dirò a tutti che…” oppure “… te la farò pagare”).

 

Lo stalking non è necessariamente dettato da questioni amorose o da situazioni di innamoramento non ricambiato. La giurisprudenza ha ammesso la possibilità dello stalking condominiale (ripetute persecuzioni ai danni di un vicino di casa) e, in astratto, è stato anche considerato possibile configurare il reato nel comportamento del genitore che, preoccupato, assilla il figlio con continue telefonate.

 

 

Stalking: possibile con sms ed email

Ritornando alle nuove tecnologie che possono essere utilizzate in maniera persecutoria o assillante, con una recente sentenza il Consiglio di Stato [1] ha ritenuto che vi sia stalking anche in presenza dell’invio continuo di e-mail o l’intromissione in siti quali Facebook o anche divulgare tramite tali mezzi filmati riguardanti la vittima.

Nel caso di specie, dalla documentazione acquisita, era emerso, infatti, che la richiesta di emanazione dell’atto di ammonimento era stata formulata a seguito del ricevimento di una serie di sms e di email, nonché anche di messaggi scritti sul selciato della adiacente abitazione. Il Questore aveva complessivamente valutato la situazione, giungendo alla conclusione – di per sé ragionevole e motivata – per la quale la misura dell’ammonimento avrebbe potuto indurre l’interessato a non avere più comportamenti molesti nei confronti della richiedente. Ed è stata considerata irrilevante la circostanza evidenziata dall’appellato, sul numero di sms e di email trasmesse nel corso del tempo. Infatti, dalla documentazione acquisita era emerso che già nel corso del procedimento il Questore aveva constatato la notevole ripetitività di tali contatti, malgrado la ripetuta richiesta che essi non ci fossero.

 

 

Quando scatta lo stalking?

Per far scattare lo stalking è necessario che il comportamento incriminato sia tale da indurre nella vittima un perdurante stato di ansia o di paura tanto da constringerla a modificare le proprie abitudini di vita. Secondo la giurisprudenza sono sufficienti anche due soli episodi di minaccia o di molestia.

Il comportamento dello stalker deve essere tale da porre quest’ultimo in una posizione di ingiustificata predominanza da cui consegua uno specifico danno.

 

Non occorre inoltre che il colpevole abbia la consapevolezza e la volontà di raggiungere un determinato obiettivo o di voler danneggiare la vittima; è sufficiente invece la costante consapevolezza, nello sviluppo progressivo della situazione, dei precedenti attacchi e dell’apporto che ciascuno di essi arreca all’interesse protetto.

 

 

Come difendersi dallo stalking

Contro lo stalker si può procedere con una normale denuncia presso i Carabinieri o la Procura della Repubblica – il che dà il via a un procedimento penale – oppure con una segnalazione al Questore affinché quest’ultimo emetta un più tenue ammonimento nei confronti del soggetto indicato quale molestatore.

 

 

L’ammonimento del Questore. Il Questore, nell’ambito dei suoi poteri discrezionali, può valutare il se ed il quando emanare il provvedimento di ammonizione: oltre ad essere titolare del potere di emettere o meno la misura, egli può decidere se emanare senza indugio il provvedimento di ammonizione, oppure se le circostanze consentano di avvisare il possibile destinatario dell’atto, con l’avviso di avvio del procedimento. La giurisprudenza ritiene che non sia necessaria l’acquisizione della prova del fatto penalmente rilevante ma, debba sussistere un quadro indiziario che renda verosimile, secondo collaudate massime di esperienza e attribuendo discrezionalità all’organo giudicante, l’avvenuto compimento di atti persecutori. Ai fini dell’emissione dell’ammonimento, il Questore deve, pertanto valutare la fondatezza dell’istanza, formandosi il ragionevole convincimento sulla plausibilità ed attendibilità delle vicende esposte, senza che sia necessario il compiuto riscontro dell’avvenuta lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale incriminatrice.

 

C’è poi la possibilità di rivolgersi al giudice perché emetta gli ordini di protezione come l’allontanamento dalla casa familiare.

 

È stata inoltre introdotta la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Con tale il provvedimento il giudice dispone il divieto di avvicinamento alla vittima: in pratica obbliga l’imputato a non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla stessa persona offesa.

Il divieto di avvicinamento può riguardare anche i luoghi frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva.

Il giudice può, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone sopra indicate.

 

In alcuni casi, quando la condotta dello stalker viene considerata talmente grave, si applica la misura degli arresti domiciliari o addirittura la custodia cautelare in carcere (si pensi al caso in cui il reo abbia già trasgredito la misura del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima).

 

È infine possibile inviare segnalazioni ai centri antiviolenza presenti nella zona di residenza della vittima ed è stato istituito un numero verde presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, per offrire assistenza psicologica e giuridica e per comunicare, nei casi di urgenza, alle forze dell’ordine gli atti persecutori segnalati dalla vittima.


La sentenza

Corte di Cassazione, Sezione 5 penale Sentenza 6 febbraio 2015, n. 5664

Nel caso di stalking, l’articolo 282 ter c.p.p. – introdotto dal D. L. 23 febbraio 2009, n. 11, conv., con mod., dalla Legge 23 aprile 2009, n. 38 – ha tipizzato una nuova figura di misura cautelare al fine di contrastare, prevalentemente, il fenomeno degli atti persecutori, costituito dal divieto di avvicinamento dell’imputato o dell’indagato “a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa”, nonche’ dall’imposizione dell’obbligo di “mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa”. I caratteri che devono avere le misure suddette, affinche’ le esigenze di cautela sottese alla norma siano conciliabili con i diritti e le necessita’ della persona cui le misure sono imposte, devono rispettare una duplice esigenza : quella di determinare una compressione della liberta’ di movimento dell’onerato nella misura strettamente necessaria alla tutela della vittima; quella di assicurare una sufficiente determinatezza della misura, affinche’ sia ben chiaro all’obbligato quali comportamenti deve tenere e sia eseguibile il controllo sulla corretta osservanza delle prescrizioni a lui imposte. E’ compito del giudice, pertanto, riempire la

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[1] Cons. St. sent. n. 2419/16 del 6.06.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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