Le gravi offese all’avvocato di controparte sono reato
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8 Giu 2016
 
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Le gravi offese all’avvocato di controparte sono reato

L’esimente prevista dal codice penale per la quale non sono reato le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie e amministrative non si applica alle accuse calunniose contenute in tali atti.

 

Avvocati scriminati per le offese rivolte al collega di controparte o al suo assistito, se contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi al giudice o alle autorità amministrative [1]; tuttavia tale esimente si riferisce solo alle semplici “offese” e non può, pertanto, estendersi alle espressioni calunniose. Calunnie che, pertanto, restano reato. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [2].

 

 

La vicenda

Un avvocato nel depositare, in un processo penale, una memoria difensiva aveva travalicato i limiti del bon ton scrivendo dichiarazioni ritenute lesive della reputazione dell’avvocato della controparte. In particolare, l’imputato accusava il collega avversario di essere autore di imbrogli e falsità. Condannato in primo e secondo grado il legale proponeva ricorso in Cassazione per mancata applicazione dell’esimente della cosiddetta immunità giudiziaria. Anche la Corte però rigettava le richieste dell’avvocato ritenendole infondate.

 

 

Il principio

Secondo la cassazione l’esimente prevista dal codice penale [1] per la quale non sono punibili le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dinanzi alle autorità giudiziarie e amministrative, non si applica alle accuse calunniose contenute in tali atti, considerato che la predetta diposizione si riferisce esclusivamente alle offese e non può, pertanto, estendersi alle espressioni calunniose.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 1 febbraio 2016 – 7 giugno 2016, n. 23601
Presidente Palla – Relatore De Gregorio

Ritenuto in fatto

Con la sentenza impugnata il Tribunale di Ravenna, Giudice di appello, ha confermato la sentenza di primo grado nei confronti della ricorrente, che l’aveva condannata alla pena di giustizia per il delitto di diffamazione, consistito nel depositare in un precedente processo penale una memoria con dichiarazioni lesive della reputazione dell’avvocato della controparte, compiuto in Gennaio 2011.
Avverso la decisione ha proposto ricorso l’imputato, lamentando con un unico motivo violazione di legge in relazione all’art 595 cp e 598 cp per mancata applicazione dell’esimente della cosiddetta immunità giudiziaria.
All’odierna udienza il PG dr Birritteri ha concluso per l’inammissibilità il difensore Avv. De Conciliis ha insistito per l’accoglimento del ricorso ed ha chiesto l’applicazione della causa di non punibilità di cui all’art 131 bis cp.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile.
1. La decisione impugnata ha ritenuto il contenuto della memoria col quale l’imputata accusava il legale di controparte di essere autore di imbrogli e falsità, non

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[1] Art. 598 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 23601/2016 del 7.06.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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