Posto di blocco: se fai marcia indietro non è sempre reato
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9 Giu 2016
 
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Posto di blocco: se fai marcia indietro non è sempre reato

Dopo aver visto, da lontano, sulla strada la pattuglia della polizia fermare le auto è lecito fermarsi prima e tornare indietro?

 

In generale è vietato eludere i controlli della polizia; lo stesso dicasi in caso di posti di blocco, quando la pattuglia, ai margini della strada, ferma le auto in transito per effettuare i dovuti accertamenti. Tanto è vero che la legge considera illeciti tutti i segnali “in codice” che gli automobilisti fanno per avvisarsi a vicenda della presenza di un autovelox o della volante della polizia o dei carabinieri.

Un caso paradigmatico è quello dell’automobilista che, vedendo da lontano la postazione degli agenti e avendo dimenticato la patente a casa, freni bruscamente per cambiare rotta, facendo inversione di marcia e dirigendosi per altre strade. Un comportamento del genere, per quanto volto ad evitare una sicura multa e, quindi, ad eludere un controllo, può dirsi davvero vietato o, invece, in linea con la libertà di movimento che deve essere garantita a tutti i cittadini? Della questione si è occupato, di recente, il Tribunale di Genova con una sentenza pubblicata lo scorso 11 marzo [1].

 

La risposta è piuttosto scontata: nulla vieta all’automobilista, che abbia scorto l’auto della polizia a pochi metri di distanza, di fermarsi immediatamente e dirigersi verso altre mete. Una scelta che questi è libero di effettuare anche all’ultimo minuto. Allo stesso modo, però, anche gli agenti sono liberi di intimare l’alt all’auto e fermarla nonostante questa abbia già intrapreso un’altra direzione. Ed è qui il punto: se il conducente, all’alzarsi della “paletta rossa”, non si ferma, commette reato di resistenza a pubblico ufficiale. Tuttavia – sottolinea la sentenza in commento – perché l’illecito penale possa dirsi integrato è necessario che il guidatore sia consapevole che la pattuglia gli ha dettato lo stop ed, eventualmente, si è messa al suo inseguimento. Viceversa, se manca questa consapevolezza e non ci sono elementi per comprendere che l’alt è dettato proprio all’automobilista in questione, non scatta alcun reato. Come dire: la polizia non può bloccare l’auto in extremis, quando questa ha già preso un’altra direzione, poiché il rischio che la paletta non venga vista è elevato e, in quel caso, alcuna colpa potrebbe essere imputata al conducente.

 

Nel caso di specie, un conducente è stato assolto perché gli agenti che si erano messi al suo inseguimento con l’autovettura di servizio avevano attivato i lampeggianti ed azionato la sirena, senza però intimare l’alt (con la paletta, modalità prevista dal Regolamento di esecuzione del Codice della strada): la situazione poteva essere intesa come necessità degli agenti di eseguire un diverso intervento urgente.

 

In verità, perché si configuri il reato di resistenza a pubblico ufficiale [2] non basta la semplice fuga “passiva”, ma è necessario un ulteriore elemento attivo: il soggetto che si dia alla fuga, alla guida di un’autovettura, non deve limitarsi a cercare di sottrarsi all’inseguimento, ma deve effettuare manovre tali da porre in pericolo, con una condotta di guida obiettivamente pericolosa, l’incolumità personale degli agenti inseguitori o degli altri utenti della strada. Quindi, in assenza di manovre pericolose non c’è neanche reato. Il concetto di “manovra pericolosa”, però, va inteso in senso piuttosto ampio (non c’è bisogno di richiamare i rocamboleschi inseguimenti dei film americani): basterebbe anche il semplice slalom nel traffico, un’accelerata improvvisa, il passaggio con il rosso, un controsenso, ecc.: tutto ciò che può costituire ostacolo all’inseguimento, sia esso preceduto o meno dall’intimazione del segnale di arresto, integra la resistenza a pubblico ufficiale.


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GENOVA

– SEZIONE PRIMA –

IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA Dr.ssa ALESSANDRA VIGNOLA

all’udienza del 25/02/2016 ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente SENTENZA

nei confronti di:

Ve.Ma., nato (…)

Elett.te dom.to presso lo studio dell’Avv. Si.Ro. del Foro di Genova (Via (…))

Difeso ed assistito dall’Avv. S.Ro. di fiducia

LIBERO PRESENTE IMPUTATO

del reato di cui all’art. 337 c.p. per avere usato violenza per opporsi a Le.El., Tr.An., Ma.Ma., No.Da., in servizio presso Nucleo Radiomobile Carabinieri Genova, mentre compivano un atto del proprio ufficio: in particolare, per sottrarsi al controllo di polizia non rispettava l'”alt” intimato dagli operanti ed impegnava gli stessi in un inseguimento che esponeva, i Carabinieri ad un apprezzabile pericolo per la propria incolumità.

MOTIVAZIONE

Con decreto di citazione a giudizio del 23.01/15, Ve.Ma. veniva chiamato a rispondere dei reato a lui ascritto e di cui in epigrafe.

Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, veniva sentito il teste del Pm Tr., il teste della Difesa Fa.; l’imputato si sottoponeva ad esame; si

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[1] Trib. Genova, sent. n. 1162/2016.

[2] Art. 337 cod. pen.

 


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