Le prestazioni gratuite a parenti e amici non vanno fatturate
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9 Giu 2016
 
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Le prestazioni gratuite a parenti e amici non vanno fatturate

Professionisti: accertamento fiscale nullo sui redditi da lavoro autonomo se parte dell’attività è stata erogata a familiari, parenti e amici.

 

È lecito svolgere attività professionale gratuita in favore di parenti e amici senza emettere fattura per i servizi a questi svolti: il fisco, infatti, non può presumere dal nulla l’esistenza di redditi dal contribuente mai percepiti. Lo ha detto la Commissione Tributaria Provinciale di Biella con una recente sentenza [1].

 

La pronuncia è in linea con quanto affermato dalla Cassazione a fine dello scorso anno [2]: secondo i giudici tributari è nullo l’avviso di accertamento a carico del contribuente su presunti redditi da lavoro autonomo se la mancata fatturazione di talune prestazioni è dipesa da rapporti con “familiari, conoscenti o amici” del professionista stesso. È infatti verosimile che, in determinati casi, per lo più residuali, il contribuente non richieda il pagamento del proprio compenso (e, quindi, non riceva denaro) proprio in ragione dei rapporti che lo legano al cliente.

 

L’indirizzo giurisprudenziale, tuttavia, non piace all’Agenzia delle Entrate, la quale continua ad effettuare accertamenti sulla scorta della presunzione che il professionista riceva pagamenti anche nei confronti dei parenti o degli amici più stretti: lavorare gratis, specie quando è antieconomico, è irragionevole secondo il fisco e, pertanto, dietro tali prestazioni non può che nascondersi un intento di evasione fiscale. Di ciò avevamo parlato nell’articolo di qualche giorno fa “Obbligatoria la fattura se il professionista lavora gratis?”.

Il punto è che, nonostante la giurisprudenza sposi una tesi nettamente più favorevole al contribuente, per ognuno di questi accertamenti il professionista viene costretto a far ricorso al giudice, con conseguenti aggravi economici.

 

La sentenza di Biella conferma questa linea: è legittima l’omessa fatturazione quando è verosimile che il professionista non abbia fatto pagare amici e conoscenti che hanno richiesto le sue prestazioni.


[1] CTP Biella, sent. n. 50/2016.

[2] Cass. sent. n. 21972/2015 del 28.10.2015.

 


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Commenti
10 Giu 2016 piero gori

buona notizia