Mancato pagamento rata del mutuo: cosa si rischia
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9 Giu 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Mancato pagamento rata del mutuo: cosa si rischia

A causa della crisi, molte famiglie faticano a rispettare l’impegno preso con la banca. Con conseguenze pesanti: dagli interessi di mora al pignoramento della casa.

 

La crisi non perdona. E la banca nemmeno. Chi si è spinto ad accendere un mutuo per l’acquisto della prima casa lo ha fatto in un momento in cui, conti alla mano, sapeva di poter fare fronte alle rate del prestito ricevuto. Ma le difficoltà del mercato del lavoro o qualche semplice imprevisto possono minare questa sicurezza. Il risultato: a fine mese, i soldi per pagare la rata del mutuo non ci sono. Certo, qualche volta è possibile saldare la scadenza con qualche giorno di ritardo. Ma senza esagerare: le conseguenze possono essere pesanti.

 

 

Pagamento della rata del mutuo: quando scatta il ritardo

Due o tre giorni di ritardo non sono, di solito, un problema. Il cosiddetto “ritardato pagamento” scatta dopo il 30° giorno dalla scadenza della rata. In sostanza, quando si “salta” almeno un mese. Dopo 180 giorni di mora, il problema diventa ancora più serio: la banca può decidere la risoluzione del contratto.

 

 

Cosa si rischia in caso di mancato pagamento della rate del mutuo

Il cliente che ritarda o non paga fino a sei rate del mutuo può essere dichiarato moroso e, quindi, dovrà pagare i relativi interessi di mora sulle mensilità mancanti. Il tasso viene stabilito in misura più alta rispetto a quello pattuito per le rate del mutuo. Attenzione, però, alle percentuali che vengono applicate.

Per calcolare gli interessi di mora si utilizza una formula standard:

 

giorni di ritardo x rata x tasso di mora

 

La maggiorazione applicata varia normalmente tra l’1% ed il 4%, a seconda del piano di ammortamento e della tipologia delle rate: se sono costanti, crescenti o decrescenti, mensili, trimestrali o semestrali.

 

Il tasso di interesse sulle rate scadute è fissato nel 2016 all’8%, a cui vanno sommate le spese della messa in mora (commissione di insoluto, lettera di sollecito, spese di recupero del debito).

 

Il problema diventa più serio quando il mancato pagamento supera i 180 giorni dall’ultima rata rispettata. Se il ritardo si verifica per almeno sette volte, anche non consecutive, la banca può risolvere il contratto con il cliente moroso, pretendere il pagamento immediato di quanto dovuto ed esercitare di diritto l’ipoteca sulla casa posta a garanzia.

 

 

Cosa si può fare

Se il timore di trovarsi di fronte ad una situazione di difficoltà economica diventa piano piano una certezza, prima di diventare di fatto morosi è possibile rinegoziare il mutuo con la banca. Possibilmente con in mano un’offerta più vantaggiosa di un altro istituto di credito, per far capire quanto si potrebbe risparmiare altrove. La rinegoziazione modifica gli indici costitutivi del contratto: il tasso (variabile o fisso), lo spread, la durata. Se il risultato non fosse soddisfacente, è possibile chiudere il contratto ed aprirlo in un altro istituto (portabilità del mutuo). La vecchia banca è tenuta ad accettare la decisione del cliente. Queste operazioni non possono comportare dei costi aggiuntivi.

 

Oggi, comunque, molti istituti di credito propongono, al momento dell’accensione del mutuo, delle polizze assicurative che garantiscono il pagamento di un certo numero di rate in caso di difficoltà. Polizze che la banca può, appunto, proporre ma mai imporre, come stabilito dall’IVASS, l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni, in un documento firmato insieme alla Banca d’Italia.


Autore immagine: 123rf com

 


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